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contributo inviato da Patadolla il 17 aprile 2009


 Ampiamente disgustata dalla vicenda relativa al mancato abbinamento mi leggo e rileggo la rassegna stampa e non riesco a capacitarmi della faccia tosta (per non dire altro) del Governo e di alcuni esponenti del mio stesso partito. Non mi stupisco più di nulla anche se la cosa che trovo davvero inammissibile è che il buonsenso sembra essere diventata una dote assolutamente sconosciuta ai più. Ci si nasconde dietro polemiche pretestuose perché non si ha il coraggio di dire la verità: il referendum è scomodo, da fastidio, impone delle scelte e la classe dirigente, tutta, non ha alcuna intenzione di mollare le rendite di posizione.

Ieri sera, rientrata a casa dopo una lunga giornata di lavoro ed un pomeriggio passato al Presidio davanti Palazzo Chigi, zappingando sono capitata su Porta a Porta. Come si sa le trasmissioni dalla “3° Camera” non mi appassionano affatto ma il caso ha voluto che si parlasse del referendum e della scelta di Berlusconi e della maggioranza di non concedere l’election day ai Referendum pur nella peculiarità della situazione nella quale ci troviamo oggi e non ho potuto fare a meno di fermarmi ad ascoltare.

Nemmeno due battute di Vespa, l’intervento di Tabacci che imputa ai referendari la colpa di difendere la volontà dei cittadini che hanno sottoscritto i quesiti, l’intervento a sproposito di Matteo Colaninno, deputato del Pd ma soprattutto esponente del comitato Promotore Nazionale, che mi è cominciata a salire una gran rabbia.

Il dato è: Berlusconi dichiara che “ha dovuto cedere alla pressione della lega per scongiurare il pericolo di una crisi di Governo che in questo particolare momento, il terremoto, l’economia che non riparte, ecc. ecc.” il nostro Paese non può assolutamente permettersi. Eh già. Per il bene dell’Italia Maroni e il Governo buttano dalla finestra i 460 milioni di euro (che ricordo sono immediatamente disponibili differentemente dagli stanziamenti che il governo prevede di poter destinare ad esempio alla ricostruzione in Abruzzo!) della tornata referendaria e responsabilmente decidono di scegliere una data diversa dall’election day.

Non solo. Non contenti - e questo è un argomento già avanzato da alcuni - irresponsabili sono i membri del Comitato promotore (un potere dello Stato ai sensi della Costituzione Italiana) che in barba a tutte queste difficoltà “difendono il diritto degli 821.000 e più italiani di esprimersi sulla legge porcata”. Il mondo alla rovescia. Mi sento una sorta di “marziano” appena arrivato sul pianeta Terra. Eppure: personalmente la politica la seguo, ci “sto dentro”, la vivo h24, ne conosco e ne vivo i “meccanismi”.

Il problema temo sia di ben altra natura. Il punto vero, focale, dirimente è che abbiamo tutti, nessuno escluso, ma in primis i nostri rappresentanti perduto il senso, il senso civico, il senso delle istituzioni, quei principi, valori, che chiunque si proponga di “dirigere” il Paese deve tenere ben presenti.

Provo a spiegarmi. Come si fa a raccontare ad un Paese, ad una Regione che il bene del governo è prioritario rispetto a quello dei suoi cittadini? Come si fa a contrapporre l’interesse di tanti a quello di un ristretto numero di persone? Come si fa a farlo quando si è perso abitazioni, lavoro, il senso stesso del futuro?

Sono disgustata, schifata dalla poca sensibilità, dal culto dell’immagine prevalente sulle azioni concrete.

Capitolo a parte poi è la posizione di chi ieri raccoglieva firme e oggi propone un rinvio sine die nei fatti o peggio a scadenza con “l’impegno di varare una nuova legge elettorale prima della data di svolgimento dei referendum come forse avremo dovuto fare da subito”. Ma dove sta la coerenza? Si fanno le cose per farle, anche le più impegnative quali quelle di dare voce al “popolo sovrano” e poi si dice “abbiamo scherzato”? Si utilizza la battaglia referendaria per acuire i contrasti, in nome di lotte interne ai partiti, delle quali ai nostri cittadini non importa assolutamente nulla!

Ma i nostri rappresentanti hanno mai provato a scendere per strada, ad ascoltare i passanti, i problemi veri delle famiglie italiane? O forse si limitano al sentito dire che arriva nelle sale convegni che riempiono di militanti (quindi persone già comunque convinte ed attive) e dimenticano la maggioranza silenziosa di un intero Paese?

Dove stiamo andando? Quale futuro vogliamo? Non mi stancherò mai di gridarlo, continuerò il mio “impegno” a testa bassa, continuerò a provare a dimostrare con i fatti - anche se sarà difficilissimo per non dire impossibile - che c’è ancora chi si occupa davvero di politica per il bene di tutti ed al servizio della Comunità. Sono sicura di non essere la sola a pensarla a questo modo, sono sicura ci siano tanti altri che condividono questo idem sentire. E per questo andiamo avanti!

TAG:  REFERENDUM  GOVERNO  LEGA 

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