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contributo inviato da Pierpaolo Farina il 14 aprile 2009

Oggi mi è capitato tra le mani uno dei tanti articoli che mi servono per creare il più grande archivio esistente su Enrico Berlinguer in rete (http://www.enricoberlinguer.it), un ricordo di Gaetano Arfè, che rievoca un convegno sulla gioventù tenutosi a Napoli nel 1952, che aveva per titolo "Quando un popolo si desta".

Il senso era che un popolo informato, preparato e ben sveglio e attento a vigilare sulla sua classe dirigente, cosciente della sua forza, è inarrestabile. Questo vale soprattutto per i giovani, che sono il motore di ogni società. A questo proposito ricordo una frase di Enrico: "Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia".

Non mi soffermo sull'attualità e l'incontrovertibilità di questa frase, piuttosto vorrei applicarla all'Italia berlusconizzata d'oggi: è un fatto che ai giovani sia impedito oggi di prendere parte liberamente alla vita e alla storia di questo Paese. E per libero non intendo quella libertà di decidere di farlo, bensì quella libertà dall'incasellamento da parte dei ceti dominanti in questa o quella posizione, seguendo logiche perverse di cooptazione che inaridiscono ogni passione.

Si impedisce la formazione, e quindi l'indipendenza dai ceti dominanti, dei giovani, di modo che lo status quo sia sempre garantito e perpetuato all'infinito: una piramide sociale, ai cui vertici domina l'egoismo esoso di gruppi ultraprivilegiati che non vogliono mollare un'oncia delle proprie ricchezze, mentre alla base si moltiplicano le moltitudini di sfruttati, di diseredati, di cittadini che non hanno nemmeno un lavoro.

I giovani vedono i propri genitori, condannati ad una vita di stenti, e non vogliono rimanere intrappolati in quel gradino della piramide fondata sul privilegio e sull'ingiustizia, vogliono scalare la vetta, e per farlo ci sono due strade: una difficile, tutta in salita, che comporta sacrifici e sudore, l'altra completamente spianata e in discesa.

La prima ovviamente è quella di perseguire, tra mille difficoltà, un modello di vita fondato sul sapere e la giustizia, la seconda invece è l'opposto, e consiste nell'asservimento a quei ceti dominanti.

Quanta gente preferirebbe fare soldi facili andando al Grande Fratello, piuttosto che sudarsi per cinque anni la laurea? Una laurea che ti condanna comunque a rimanere molte volte intrappolato nella stessa condizione economica e sociale di partenza, grazie a governi impegnati a difendere i potenti dai non potenti che viceversa.

Quindi cosa importa se i diritti, conquistati con il sangue di milioni di persone, vengono lentamente sottratti al popolo che da sovrano diventa schiavo, quando posso anche solo per un attimo far parte di quel fantasmagorico mondo del successo, della notorietà, del potere?

Sono molti i giovani che, di fronte alla mia indignazione per un Berlusconi che sta dov'è solo perchè iscritto ad una loggia massonica anti-democratica e culo e camicia con Bottino Craxi, mi dicono che loro lo stimano, perchè loro al suo posto avrebbero fatto lo stesso.

A Ballarò stasera hanno intervistato una signora, che diceva: "Io ho fiducia in Berlusconi, perchè è straricco e non ha bisogno di levare alla povera gente. Certo, si fa le leggi per i fatti suoi, ma è normale, chi non lo farebbe?"

Penso che nell'Italia pre-berlusconiana un'affermazione del genere sarebbe stata eversiva, se non indecente, che avrebbe subito una forte condanna morale da parte della società. Oggi non è più così, grazie anche ad una Sinistra sempre più salottiera e recintata nei Palazzi del Potere.

Una Sinistra più colpevole di altri, perchè ha contribuito all'addormentamento di un popolo che un tempo, di fronte a svolte autoritarie del genere, avrebbe reagito come un sol uomo per difendere i propri diritti e la propria libertà, rischiando la galera e la vita.

Se il popolo si addormenta, la democrazia si sgretola.

Italiani, svegliamoci!

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