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contributo inviato da michelefina il 11 aprile 2009

di Michele Fina

Assessore alla Protezione Civile della Provincia dell'Aquila


Vi scrivo dalla Sala Operativa della Protezione Civile. Qui, da 130 ore, tutte le forze lavorano per coordinarsi e gestire le emergenze che si accavallano. Io sono pendolare da giorni tra macerie, Di.Coma.C. (Direzione di Comando e Controllo) e campi di accoglienza. La prospettiva mediatica mi giunge di riflesso. Sento comunque il bisogno di rivolgervi un appello. L'attenzione dell'intero Paese verso il nostro dramma non ci ha fatto sentire soli. E impotenti. I vigili del fuoco, le forze armate, le colonne mobili di protezione civile di ogni regione e tanti altri si sono riversati sull'Aquila. Un contro-esodo degli aiuti. Qui c'è l'Italia della solidarietà fattiva e dell'altruismo. Punta dell'iceberg dell'Italia che raccoglie beni e contributi in quantità commovente. Marco, il ragazzo con gli occhiali di fronte a me del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, al quale rivolgersi per ogni problema; Raffaele, il ragazzo con i capelli lunghi del Friuli, che ci aiuta con la mappa dei campi; Michele, l'uomo grosso con la barba della Croce Rossa, al quale chiedere quando mancano tende o brandine; gli sfollati che nei campi raccolgono le esigenze di tutti; i volontari che intorno alla città gestiscono i centri di raccolta; quelli che chiamano per rendersi disponibili; quelli che offrono quello che possono. Questo è il Paese che amo. Il mio Paese. Di fronte ad una difficoltà riscopre il suo essere una sola comunità nazionale.

Ma i riflettori, oggi puntati su di noi, pian piano si spegneranno. Quello sarà il momento dello spartiacque: tra i rappresentanti istituzionali, da una parte quelli che hanno fatto passerella e inseguito le telecamere, dall'altra quelli che hanno preso impegni con la ferma volontà di rispettarli; tra i giornalisti, da una parte i cinici, dall'altra i cronisti onesti e rispettosi del dolore umano.

Noi abbiamo una città e tanti borghi da ricostruire, la vita di tanti da restituire alla normalità, il motore dell'economia locale da far ripartire. Vedremo dal prossimo Decreto del Governo se l'impegno economico sarà concreto o si risolverà in un annuncio. Vedremo se ci sarà il coraggio di scegliere. La ricostruzione non può essere “un affare” per i professionisti dei disastri. Non è neanche un divertente videogioco, un SimCity Reality. Le nostre Istituzioni locali hanno il compito di ridisegnare i luoghi in sintonia con il carattere, la storia, le speranze di un popolo. In tanti andranno via ma dovranno trovare presto le motivazioni per tornare e ricominciare. Con noi.

Le vittime e il dolore di una terra saranno un sacrificio inutile se non produrranno una “scossa” duratura nella coscienza civile e politica dell'intero Paese. Certo, domani avremo tutti voglia di tornare a ridere. Toglieremo il lutto e ricominceremo a vivere. Ma altra cosa è dimenticare. Saranno politici e giornalisti onesti quelli che continueranno a raccontare la nostra storia. I miei figli leggeranno la cronaca di una catastrofe con stupore perché, intanto, le norme antisismiche saranno rigidamente rispettate, la prevenzione e la pianificazione saranno la regola, sarà stata firmata la tregua tra l'uomo ed il territorio, la protezione civile non sarà più affidata alla Divina Provvidenza ma sarà diventata una voce importante dei bilanci delle amministrazioni ad ogni livello. Dipende da ognuno di noi.

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commenti a questo articolo 1
commento di mario petrh inviato il 14 aprile 2009
Segue da precedente invio

E il giornalismo più colpevole è quello delle commemorazioni, del dopo, dello sciacallaggio numerico dei dati di ascolto sullo spettacolo che ha per protagonista la tragedia, che con l’obiettivo della telecamera, punta sulla faccia della disperazione umana e la strizza fino a raccogliere lacrime e lamenti da gettare cinicamente al centro dell’arena televisiva perché la gente ne sia nutrita .
Chi denuncia, pur con passioni poco attente alle astuzie della comunicazione, è scomodo, potrebbe intaccare il sistema, e allora, giù a seguire, botte ai Santoro e silenzi al dopo Gabanelli. Elogi e picchi d'ascolto invece all’aquilano Vespa che, forse, se avesse bussato prima alla porta della sua amata città, proprio dalle sue fondamenta avrebbe raccolto il suo più profondo grido di “AIUTO” che nessuno ha voluto ascoltare, persino quando dalle sue viscere il gigante furioso, in preda ai suoi attacchi, con un ultimo residuo di ragione rimasta, tentava di avvisare la gente che non avrebbe più potuto trattenere la sua distruttiva e feroce follia.
Alla mia gente, che è brava gente, fiera e dignitosa, e che merita governanti migliori, dico ora soltanto di vigilare, affinché impari a convivere con la nostra terra guardandola in faccia, senza paura di attrezzarsi preventivamente per affrontare la non evitabilità dei terremoti e a denunciare chi senza scrupoli vuole arricchirsi con la vita dei nostri cari facendo quello che io chiamo, “PRE-SCIACALLAGGIO” rubando ferro e cemento dalle nostre case.
commento di mario petrh inviato il 14 aprile 2009
Carissimo Michele, quello che avete fatto è encomiabile, ci fa sentire orgogliosi di essere "italiani" e, al tempo stesso rammaricati di non poter essere stati tutti fisicamente presenti sul luogo del dolorosissimo disastro( che poi è anche la mia amatissima terra per cui ora soffro). Anche se presenti poi lo siamo stati tutti in un crescendo di manifestazioni di solidarietà che hanno visto coinvolta tutta l’Italia e non solo.
Purtroppo però, conosco anche bene la mia terra e so quanto poco contano le voci che si sollevano al richiamo del rispetto delle norme e delle regole. Lì gli "amici" contano più delle regole e chi si avventura anche soltanto a segnalare che il palco di una festa patronale non è a norma, perché manca la presa di terra, o perché le assi sono traballanti, o perché non ci sono i pannelli perimetrali anti-intrusione ecc., è subito fuori dalla cerchia. Se lo fa notare, viene subito isolato come elemento estraneo alla comunità. Lì ognuno pensa al proprio orticello e si fa gli affari suoi. “Ora et labora” e “fatte i cazzi ti” è la regola.
Purtroppo in Italia di prevenzione non se ne parla, conviene più intervenire dopo, rende di più sotto tutti i punti di vista. La vita umana invece, la sua tutela intendo, rende meno. Ci sono paesi nella Marsica che potrebbero venire cancellati da un malaugurato ennesimo sisma. E' zona a rischio “1” la nostra. Eppure sento dire da esperti che lì, nella zona di Avezzano, dopo il terribile terremoto del 1915, si è ricostruito con i dovuti accorgimenti: ma dove vivono costoro, non hanno mai girato da quelle parti per poter affermare una cosa simile. Come chi viene denunciato per procurato allarme, anche costoro dovrebbero essere denunciati per procurata noncuranza. Molte case di quei paesi, dopo il sisma, sono state ricostruite con pietre, sabbia di fiume e solai di legno poi sostituiti da solette di cemento, e pesantemente sopraelevate, quelle case, con coperture a cordoli di cemento armato.
E il gior
commento di Memmo inviato il 12 aprile 2009
Quello che non mi convince e il modo di mentire spudoratamente facendo credere che le tende da campeggio saranno tolte al piu presto.Non e possibile ameno di avere una bacchetta magica costruire le case in pochi mesi,ci vorranno almeno 5 anni conoscendo il sistema Italiano e mobilitando tutti i muratori d'Italia.Le solite balle programmate col fine propagandistico come al solito.La sola soluzione e equipaggiare delle migliaia di roulotte anche se piccole con tutti i confort possibili e aspettare le case terminate .Ne riparleremo dopo le elezioni europee dato che per ora sono capaci solo di raccontar balle come sempre.
commento di soso' inviato il 11 aprile 2009
Caro Michele, fa bene a richiamare l'attenzione delle persone sul fatto che tra poco, come credo anch'io con lei, la tragedia abruzzese passerà in seconda linea rispetto a fatti di scarsissima consistenza ma di chiara utilità politica.. Personalmente penso che la stragrande maggioranza dei politici arrivati da voi in pompa magna, con gran dispendio di denaro pubblico ed esasperata visibilità, l'abbiano fatto alla ricerca di voti per le prossime elezioni. Sono anche convinta, però, che da chi tra di loro è fatto di tutt'altra stoffa e da noi gente " normale ", continuerete a ricevere memoria e sostegno.

Coraggio, speri nelle tante persone per bene che vi vogliono bene, non rimarrà deluso.

Sonia Scipioni
commento di savepan inviato il 11 aprile 2009
Cosa dire.
Solo buon lavoro e Buona Pasqua.
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michelefina
Avezzano
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3 aprile 2008
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