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contributo inviato da Patadolla il 11 aprile 2009
Non e’ facile descrivere le sensazioni provate ieri nello scendere a consegnare tende e brandine del Segretariato dei Nobel per la Pace alle popolazioni colpite dal terremoto, ma provero’ a farlo sperando di riuscire a trasmettere le mie emozioni.

Volevo fortemente scendere a “dare una mano”, era tutta la settimana che ci pensavo e che mi dicevo pero’ di non aver alcun tipo di preparazione per essere davvero di aiuto e non intralciare le operazioni di soccorso dei volontari “professionisti”, quando Enzo mi ha chiamato ieri mattina per chiedermi se volevo accompagnarlo nella consegna degli aiuti del segretariato non ho esitato ad accettare.

Ci mettiamo in moto all’una, un furgone iveco non e’ un’autovettura, va guidata con prudenza bisogna “prendergli le misure” ma Enzo se la cava benissimo. 100 brandine da campo e 2 tende di quelle grandi da consegnare alla croce rossa al campo di San Gregorio, uno dei centri maggiormente colpiti a pochi metri da Onna e immediatamente prima del capoluogo abruzzese.

Dobbiamo essere alle cinque a Bussi, piccolo comune sulla provinciale per l’Aquila dove ci attende Marinella, che soltanto poi scopriro’ essere una consigliera regionale del PD, che ci accompagnera’ con la Croce Rossa al campo di San Gregorio.

L’autostrada dei Parchi sotto un tiepido sole primaverile fa scorrere il verde dei campi, le ginestre ed i mandorli in fiore, sembra incredibile che a pochi chilometri la natura abbia potuto mostrare un volto cosi’ duro. Ci fermiamo tra le colline a mangiare un panino, siamo immediatamente prima di Rieti, ad uscire ci abbiamo messo un po’ causa il traffico del raccordo e quindi e’ bene proseguire senza indugi per non rischiare di far tardi.

Bussi e’ un piccolo centro di montagna tra le gole dell’Appennino, sulla provinciale che conduce all’Aquila. Ci fermiamo in un parcheggio in attesa dei nostri contatti e ne approfittiamo per cercare un caricabatterie per il blackberry. In un bar ci indicano il centro di accoglienza della protezione civile dove forse possiamo trovare il modo di esaudire la richiesta. Il primo impatto con il sisma. In una scuola bassina, composta di due ali, e’ stato allestito un ricovero per sfollati. Sul cancello un’ordinanza del Sindaco impone la chiusura delle attivita’ scolastiche e l’uso dei locali come rifugio, sull’altra anta un decalogo dei comportamenti da tenere in caso di terremoto, prima e dopo la scossa. Entriamo e nelle aule sono ordinatamente disposte a seconda del numero di componenti il nucleo familiare diverse brandine. Anziani, bambini, giovani cercano di recuperare la parvenza di una vita normale chiacchierando, fumandosi una sigaretta, leggendo un giornale. Mi sembra un’intrusione nella vita delle persone. Sono un po’ a disagio, in realta’ lo siamo tutti e tre per cui decidiamo di desistere nella ricerca e chissene importa del cellulare (lo faremo fortuitamente dopo per altri motivi).

Torniamo al parcheggio ed arriva Marinella. Marinella e’ una donna in gamba, molto pratica, sia lei che l’amica che l’accompagna hanno delle occhiaie profonde ma continuano a darsi da fare.


Marinella ci comunica che a seguito della scossa di ieri le amministrazioni sono state costrette ad evacuare sia Bussi che Torre de’ Passeri e Popoli. Hanno bisogno di brandine dove sistemare le persone per la notte e quindi una parte del carico rimane qui.

Apriamo il furgone e scarichiamo immediatamente i pacchi. Il responsabile della croce rossa provinciale Fabio che ha il compito di scortarci fino a San Gregorio e’ bloccato in Prefettura a Pescara e tarda ad arrivare. Ci sediamo su un gradone e mentre attendiamo chiediamo notizie. I soccorsi ci sono, tende e campi sono stati allestiti anche se come ci verra’ confermato in seguito e’ la carenza dei servizi igienici e delle doccie a provocare i maggiori disagi. Cibo e vestiario ne sono arrivati in abbondanza ma le persone, specialmente i bambini hanno bisogno di recuperare una dimensione di normalita’. Gli alberghi sulla costa ospitano gli sfollati ma sono gli anziani ad aver maggiore bisogno di un tetto vero sulla testa mentre il disordine iniziale aggravato da alcune “battute poco felici” ha intralciato l’organizzazione anziche’ aiutarla. Dalia mi dice che sono 5 notti che non chiude occhio, che sobbalza ad ogni minimo rumore, che sua sorella ed i nipotini sono partiti per la Sardegna (ospiti di alcuni parenti) perche’ “i bambini non possono vivere cosi’ ed almeno ho da preoccuparmi solo per mia mamma”. C’e’ grande dignita’ e compostezza nelle sue parole ma la cosa che colpisce piu’ di tutto e’ il grande coraggio di questa popolazione. Non si fermano, continuano a darsi da fare incessantemente da giorni, continuano a farsi coraggio ed a darne a chi ne ha maggiormente bisogno.

Alle sei e mezza arriva una jeep della Croce Rossa ne scende Fabio il responsabile provinciale di Pescara nonche’ il responsabile del Campo di San Gregorio che e’ interamente gestito dalla Cri. Prendiamo la provinciale e cominciamo a salire verso l’epicentro. C’e’ traffico specialmente a scendere, in prevalenza mezzi pesanti, ambulanze, protezione civile, ruspe e furgoni militari e cominciano ad essere evidenti i danni provocati dal terremoto. Mura perimetrali di abitazioni e chiese venute giu’, facciate apparentemente intatte che nascondono l’implosione degli ambienti interni, ma soprattutto tante tante tendopoli disseminate nei campi attorno agli agglomerati urbani, ai piccoli centri. Tende blu della protezione civile, quelle verdi dei militari, come scopriremo piu’ tardi ciascun campo e’ di fatto in carico ad un’organizzazione che ne segua l’andamento facendo fronte alle necessita’ che si presentano al meglio possibile. A San Gregorio e’ tutto in mano alla Croce Rossa. Fermiamo il furgone all’inizio del campo e sbrigate le formalita’ di rito scarichiamo nei container il materiale portato. In questo modo sara’ possibile smistarlo dove maggiormente necessario ed effettivamente utile. Il sole cala e i ragazzi del soccorso ci offrono di condividere una cena alla mensa del campo. Non vorremmo essere di intralcio ma siamo felici di accettare dopo le insistenze ed avendo compreso che gli farebbe davvero piacere. Assieme a Plotino amico di Enzo decidiamo di fare un giro per dare un’occhiata ad Onna. Il sole e’ calato del tutto quando dopo nemmeno dieci minuti arriviamo al minuscolo centro che il sisma ha completamente spazzato via. La protezione presidia il varco d’ingresso alla cittadina barrato con dello scoth adesivo grande. Temono venga giu qualcuno degli edifici lesionati e quindi non si puo’ accedere oltre, troppo pericoloso.

Enzo e Domenico si infilano, Joanito ed io rimaniamo prudentemente al di la’ del nastro. Onna e’ un paese fantasma. Come pure gli altri che abbiamo passato salendo le uniche luci che si vedono sono quelle dei mezzi di soccorso, per il resto le strade sono deserte, non un’anima che si aggiri fra le macerie, da lontano ogni tanto arriva solo l’abbaiare di un cane rimasto nel centro chissa’ se bloccato o troppo spaventato per fuggire.

Il buio fa si’ che le foto che si riesce a scattare mostrino poco o nulla decidiamo di tornare alla base.

Alle nove tutti a cena ci mettiamo ordinatamente in fila e mentre si aspetta il proprio turno ascolto i racconti di quanto i soccorritori si sono trovati davanti nella notte tra domenica e lunedi’. Gli uomini della Croce Rossa di Pescara a nemmeno 20 minuti dall’evento erano gia’ pronti a partire ed infatti sono entrati all’Aquila presto intorno alle cinque e mezza. Gli edifici erano venuti giu’ ed il primo pensiero dei soccorritori e’ stato quello di provare a tirare fuori dalle macerie quanti erano ancora vivi. Il tutto nonostante le scosse e senza alcun tipo di timore nel mettere a rischio la propria vita pur di aiutare.

Il racconto mi colpisce molto. Sono davvero ammirata per queste persone che con cosi’ tanto coraggio hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per “tuffarsi” in questo oceano di dolore e far in modo di rendersi davvero utili. Sono loro i veri eroi, loro e la popolazione aquilana di cui osserviamo uno spaccato qui, in questo campo.

Pasta o minestrone, hamburger e mozzarella, insalata, come ci era stato detto i generi di prima necessita’ sono arrivati in grande quantita’, cibo ce ne e’ a sufficienza come pure indumenti caldi, i problemi sono altri. Come scopriamo infatti di li’ a poco e cosa alla quale difficilmente avrei pensato, il sisma ha colpito la popolazione indistintamente. C’e’ qualsiasi tipo di persone nei campi, inclusi i tossicodipendenti ormai in crisi di astinenza, ci sono tutti tranne gli extra comunitari, i senza permesso di soggiorno, che come avremo modo di vedere noi stessi vivono ancora nei pressi delle loro abitazioni e ai campi non vanno per paura di essere schedati e poi espulsi.


Terminata la cena ci allontaniamo su sollecitazione di un altro commensale per andare a verificare la situazione ed i danni alle case popolari di San Gregorio. E’ ancora una volta uno spettacolo impressionante quello che ci si presenta, mura scivolate, finestre esplose, scale condominiali ridotte ad un cumulo di macerie, una sorte di “scivolo” da cui mi chiedo come le persone siano riuscite a scappare, e poi un’altra ala in cui i danni sono meno evidenti, forse perche’ poggia direttamente sulla roccia anziche’ sui piloni e quindi la scarica di energia si e’ distribuita meglio o diversamente. Una delle ex inquiline racconta di come hanno tirato fuori dalle macerie il corpo di una bambina, del terribile senso di impotenza che hanno provato. E c’e’ una piccola comunita’ che vive e ha scelto di rimanere ai margini del campo. In contrasto stridente con i racconti di dolore e sofferenza che ascoltiamo una televisione accesa sotto un piccolo porticato con due uomini che ascoltano il Papa alla Via Crucis.

Rimaniamo ancora un poco li’ nei pressi, scambiando ancora due parole con gli occhi incollati alle case immaginando cosa deve essere stata l’altra notte.

Gia’, deve essere stato davvero terribile, probabilmente nemmeno cosi’, nemmeno vedendo cosa accaduto agli edifici credo noi fortunati si possa comprendere cosa sia stato.

Sono le undici e mezza e dobbiamo tornare a Roma, la terra continua a tremare ma onestamente nel tempo in cui siamo stati noi non me ne sono accorta. Salutiamo Marinella, Fabio, Luca, i ragazzi del soccorso, ci ringraziano ma siamo noi a ringraziare loro: abbiamo fatto davvero ben poco, una goccia in un oceano di sofferenza ma forse, col senno di poi, anche un gesto, una parola, la condivisione di una tragedia cosi’ grande da’ il senso della “comunita’” e noi la popolazione abruzzese non la dimenticheremo cosi’ come non dimenticheremo i tanti “eroi normali” incontrati in questa esperienza.

TAG:  ENZO  MARINELLA  LUCA  TERREMOTO 

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