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contributo inviato da loriscosta il 11 aprile 2009

 

di Alessandra Colamartino

Non c’è limite ai miracoli della tecnologia. Il mercato del sesso ha recepito il messaggio e si è accodato al progresso che avanza. Il progresso, in questo caso, coincide con l’altro volto di facebook. Quello a luci rosse. Convive e a volte s’interfaccia, clandestinamente, con i visitatori “normali” del web. Tant’è che sul piano dell’erotismo spinto, il social network americano sta rimpiazzando i vecchi canali d’informazione dedicati alla pornografia. Nulla di più facile reperirla e praticarla nel più colossale “libro delle facce”. Senza filtri, chiavi in mano e a costo zero. Videocassette, giornaletti e siti hard hanno i giorni contati. In un’inchiesta condotta da un’agenzia statunitense di monitoraggio del web
è emerso che negli ultimi venti anni, la ricerca di pornografia è scesa dal 20 al 10%. Non significa che l'interesse per il porno sia diminuito ma che le modalità di accesso si sono semplificate consegnando a facebook il predominio del settore.
Il social network ha abbattuto ogni barriera tra inibizioni e spregiudicatezza, tra sud, centro e nord. Dalla Sicilia alla “Padania” c’è un solo e cliccatissimo filo conduttore. Unisce donne e uomini, giovani e meno giovani, vip e cittadini comuni: il sesso virtuale. «Rigorosamente scarnificato» ma a quanto pare più «immaginifico ed eccitante» del sesso effettivo. «E senza quella fastidiosa sensazione di sudaticcio e di sporco» sostiene qualcuno. (blog filosofico “La botte di Diogene”). Nel terzo millennio questi sono gli appetiti ed i piaceri dell’uomo digitale.


E la privacy? Considerata la vasta gamma di materiale pornografico e di deviazioni sessuali servite su un piatto d’argento, viene spontaneo chiedersi quale categoria di persone abbia libero accesso al lato oscuro del network americano. Ovvero. Esiste un limite di età oltre il quale la visione è vietata ai minori? Allo stato dell’arte sembra che ancora non sia stata stabilita alcuna contromisura che selezioni gli ingressi. Gli account, del resto, sono facilmente camuffabili. È stato già dimostrato.

Per chi è in cerca di comode scappatelle e forti emozioni.

Dal salotto del focolare domestico alle chat amorose, il passo è breve e ben disteso. Di conseguenza, però, il rischio di mandare in frantumi i matrimoni aumenta in modo vertiginoso. Scoprire le amicizie che si occultano dietro una banale figurina (profilo)…non fa bene alla salute dei rapporti istituzionalizzati. A meno che la coppia non utilizzi facebook proprio per rinverdire le passioni sopite dalla monotonia quotidiana. Scambisti in primo piano.

La potenza di facebook, invero, va ben oltre le opportunità dei sistemi comunicativi tradizionali. Attraverso questo spazio multimediale, libero e globale le persone sono in grado di interagire tra loro con un semplice indirizzo elettronico ed una webcam fissata al computer. «L’uomo digitale non guarda mai le cose direttamente. Il suo occhio e il suo cervello le filtrano, le selezionano e le riproducono attraverso la sua foto videocamera». (blog filosofico “La botte di Diogene”)


Ecco come si finisce nelle reti di Venere.

È una reazione a catena che implica una prassi da seguire prima di arrivare al nocciolo della questione. C’è sempre qualcuno pronto a “traghettare” le nuove anime dei lussuriosi verso l’altra sponda della perversione. Si parte da facebook, vetrina indiscussa dei primi approcci erotici e senza la quale sarebbe impossibile riconoscere ed adescare i propri simili. Poi si approda su messenger, luogo più intimo e circoscritto. Qui finisce la finzione ed inizia il rapporto vero con il partner prescelto. “Rapporto vero” è un modo di dire in quanto la relazione consiste, essenzialmente, nelle attività di autoerotismo e nell’osservazione reciproca della gestualità sessuale. Se il meccanismo funziona e piace agli utenti si transita dalle prove tecniche all’atto pratico. Con un appuntamento in piena regola. Ma è necessario conquistarsi la piazza e superare la cortina di diffidenza che preserva il popolo dei “vogliosi” da intrusioni sospette. La fitta rete di protezione, pertanto, è palesemente finalizzata a garantire l’anonimato dei perbenisti che hanno deciso di trasgredire. Dietro una foto potrebbe celarsi, infatti, un congiunto geloso, un corteggiatore morboso, un investigatore privato o un vicino ficcanaso. Questa eventualità, quindi, impone ai “tirocinanti” l’acquisizione e l’espletamento degli stessi rituali di socializzazione ravvisati nei veterani di facebook. Foto hard e lessico disinibito. Di sicuro il network è democratico. Nelle sue pagine c’è posto per tutti. Virtuosi e birichini. Con la differenza che questi ultimi si nascondono in un grande contenitore di scatole cinesi. Apri una e prendi mille. Un clic dopo l’altro amplifica la tentazione di spiare gli altri oltre il consentito, e di arraffare, nel contempo, materiale pornografico. Tutto fa brodo nella novell cousine dell’eccitazione. Più condimenti si raccolgono più appetibile diviene la pietanza.


Codici di accesso: nome d’arte e sfrontatezza.

Nella ritrattistica anonima e surreale delle pagine a tinte forti ci pensano i fantasiosi nom de plume (nickname) a distinguere un esemplare anatomico dall’altro. L’utente li taglia e li ricuce addosso al proprio personaggio come i costumi di una rappresentazione teatrale. Una scenografia destinata a colpire e stimolare gli impulsi vitali dell’osservatore curioso. I nomi, si diceva, traducono schiette metafore sessuali per catalogare l’alter ego dei protagonisti. Probabilmente è l’aspetto più esilarante della dialettica erotica. Accanto a Calda Moana si colloca Sara Dominatrice, seguono a ruota Teresa la scema, Rossana collant, Elena che gode amica di Massimo di dentro, Monello e porcello, Maggiordomo hard, Voglioso di te, Stallone calabrese, Ladovolentieri, Anonimo amante, Orsetto buono, Diavolo caldo, Maschio alfa, Luisa la matrona, Maialina birichina, Superdotato 24 cm, Maliziosa chanel, Lorena reggicalze, Uomo tigre, Amante sardo, Modello eccitato, Usalo bene, Servo per donne, Cavallo pazzo, Accidente che ti spacca, Frusta e collare, il Negrone che stupisce, T’amo sessantanove, Sporca dentro, Cavallo insaziabile.


I gruppi. Il girone dei voluttuosi è saldamente compatto e ben strutturato al suo interno. Lo si evince dal fatto che, aprendo diverse finestre, si ritorna sempre al punto di partenza, alle stesse foto, alle stesse persone e alle stesse proposte indecenti. Una bella cricca di giocherelloni. I gruppi, a cui questo target aderisce, sono promotori di piaceri e pratiche sessuali senza freni. I portavoce della “Libido” diffondono le loro dottrine esattamente come un “missionario” tutela i diritti dei più deboli. Si tratta di cause no profit per liberare l’erotismo dagli atavici tabù del mondo occidentale. Eccoli, quindi, “Quelli che amano il sesso occasionale”, “Gruppo Sesso sfrenato”, “Per chi è tanto esibizionista da girare un film porno”, “Adotta anche tu uno gnocco di 30 anni” (circa 18 mila iscritti). Gli altri “post” non possono essere citati per ovvie ragioni.


Gli scambisti. Non mancano le lobby degli scambisti dove chi cerca trova...di tutto. Ogni circolo raccoglie migliaia e migliaia di iscritti. Impossibile censirli. E siccome su facebook le vie dell’amore sono infinite, gli scambisti riescono a coinvolgere uomini e donne di ogni nazionalità. Cinesi, giapponesi, slavi, romeni, arabi.


I feticisti. Un’abbondante fetta della mela è riservata anche ai feticisti. Primeggiano i fanatici estimatori del piede femminile. Sono tantissimi. Il ché tradisce un diffuso e tenace desiderio di sottomissione. Non erano gli schiavi che lavavano i piedi ai patrizi romani? Un posticino è assegnato anche agli appassionati di biancheria intima (spesso usata) ed un altro ai sadomaso mascherati, incatenati e pestati da appuntiti tacchi a spillo. Rigorosamente noire.


Zoofilia. Proprio così. Tra le membrane tenebrose di facebook si annidano anche fotografie di donne che si accoppiano con gli animali. Non la romantica mitologia greca legata al culto ctonio di Atene o la leggenda di Pasifae sposa del Minotauro. Si tratta, piuttosto, di una pornografia selvaggia che ha poco a che fare con la cultura.


Le ragazze dell’est. A dire il vero, occupano la stragrande maggioranza del network. Con un rapido colpo d’occhio sembra che detengano il titolo di campionesse della pornografia. Senza veli e senza nulla lasciare all’immaginazione. Sesso estremo, amplessi di gruppo e pratiche lesbiche.


Le italiane. Meno osé le donne italiane. Seducono e si dilettano con il solito cliché del “vedo non vedo”. Ma, in fondo, a nessuna spunta l’aureola nelle sequenze incessanti di facebook. Le italiane sono specializzate nella creazione dei nickname.


Primo dato, supremazia delle donne. Nude, seminude, vestite e graffianti agiscono a viso scoperto. Il numero delle loro presenze è schiacciante rispetto al mondo maschile che, invece, mostra esclusivamente il suo lato migliore. L’organo genitale. In tutte le salse. Gigantografie dettagliate e parecchi fotomontaggi (viste le sproporzioni). Stesso andazzo nei video amatoriali che i birboni di facebook mettono in circolazione. Il volto maschile è regolarmente nascosto. Gli uomini, quindi, sono meno sfacciati delle donne? Probabilmente hanno più magagne da coprire. Poca prestanza fisica o magari una fede al dito che gli impedisce atteggiamenti più manifesti. Ligi al dovere di giorno, scatenati di notte. Un classico nella storia del tradimento maschile. Direttamente mutuato dalla realtà, il prototipo diventa un copia-incolla sul web.


Nel labirinto del sesso virtuale si perdere il contatto con la realtà.

Un colpo di mouse ed è fatta. La pupilla dell’osservatore si spalanca su interminabili elenchi di simboli fallici, membri inverosimili, pratiche sessuali di ogni genere, fasi di accoppiamento e volti ammiccanti. Un’asta aperta al pubblico incanto ed al gusto soggettivo di ciascun consumatore.

Ma dai privè di messenger non è detto che si arrivi alla camera da letto. Il virtuale, dunque, resta virtuale, nella gran parte dei casi. Molti alla richiesta di un incontro “terreno” rispondono picche, così come rifiutano ogni conversazione svincolata dalla sfera erotica. Il linguaggio, pertanto, è osceno e ripetitivo. Chi rivolge troppe domande viene automaticamente espulso dal circuito. La realtà non è ben accetta nel circolo dei “guardoni”.

Lungi da facili moralismi, a questo punto è chiaro che quasi nessuno resiste più al fascino di facebook. O almeno, nessuno che vi abbia messo piede anche solo per una volta. Si finisce dentro per caso o per ammazzare la noia della routine. Risucchiati dal vortice della curiosità si cerca un vecchio amico e se ne trova un altro per sbaglio. Spesso si smarrisce la retta via. È sufficiente cliccare una foto, iscriversi ad un gruppo o accettare una richiesta di amicizia sbucata dal nulla per accedere ad una nuova dimensione. Una dimensione in cui si aggirano milioni di persone assetate di compagnia e di intimità altrui. Sarà il frutto dei tempi e colpa dell’eccessiva solitudine che l’era moderna ha sparpagliato come semi al vento. Ad ogni foto (reale o fittizia che sia) corrisponde una finestra sul mondo. Il mondo umano costellato di variabili ed incognite travolgenti. Oscillanti tra il tempo apollineo (giorno-normalità) ed il tempo dionisiaco (notte-perdizione).


La pornografia del network tra narcisismo e voyeurismo.

(Il parere degli esperti)


Un tempo i guardoni si appostavano nei luoghi appartati per spiare le effusioni degli amanti. Oggi lo stesso piacere sessuale può essere ricreato, ricavato e moltiplicato all’infinito negli spazi immensi dei social network. Nella società diurna rientrano giornalisti, politici, supporter, fan, personaggi dello spettacolo, operai, studenti che si scambiano musica, idee, articoli, creatività, lavoro e confidenze. Gente comune, apparentemente. Nella società notturna, invece, entrano in azione i trasgressivi che barattano sesso con sesso e spengono ogni tiepida luce dell’antico morbus amoris. Ad ogni modo mattinieri e nottambuli restano appollaiati sul medesimo filo elettronico, invischiati nella medesima rete. Le regole del gioco si apprendono in poche ore. Si fondano su due concetti strettamente connessi: narcisismo e voyeurismo. La vanità (sovraesposizione di sé) è il primo comandamento, la contemplazione dell’oggetto sessuale (immagine) è il secondo. C’è chi ama farsi guardare e chi ama osservare chi ostenta. Una demarcazione netta tra il “dire” e “il fare”. Il voyeurismo (scoptofilia) consiste, dunque, in un’attività sessuale alternativa al sesso tradizionale. È la più popolare nel panorama erotico moderno. Praticata da “coloro che provano eccitazione a osservare coppie o singole donne (e anche uomini) che mostrano le proprie nudità o le proprie attività sessuali in fotografie, filmati erotici amatoriali, o in siti internet dedicati a questo specifico scopo”. Tale variante sessuale trova terreno fertile nei processi sociologici di facebook. Gli studiosi contemporanei parlano più specificatamente di “pubblicizzazione dell’intimo” e di “spudoratezza” che congiuntamente avrebbero generato la “neopornografia del piacere visivo”. (“L’ospite inquietante”, Umberto Galimberti, filosofo e psicoanalista).

Ma gli argomenti pudore, narcisismo e pornografia sono stati ampiamente trattati dai letterati di ogni epoca (Bacone e Rousseau). Anche Luigi Pirandello, precursore dei tempi, ha visto lontano con la teorizzazione della mimesis, della maschera e della rete sociale. All’insegna, appunto, del narcisismo e del voyeurismo:


«Certo un oggetto può piacere anche per se stesso, per la diversità delle sensazioni gradevoli che ci suscita in una percezione armoniosa; ma ben più spesso il piacere che un oggetto ci procura non si trova nell'oggetto per se medesimo. La fantasia lo abbellisce cingendolo e quasi irraggiandolo d'immagini care. Né noi lo percepiamo più qual esso è, ma così, quasi animato dalle immagini che suscita in noi o che le nostre abitudini vi associano». (Il Fu Mattia Pascal)


Chissà se il poeta agrigentino avrebbe approvato il paragone tra le sue maschere teatrali ed i “flessibili” account di facebook. È fuor di dubbio, tuttavia, che in entrambi i casi il contatto con la realtà comincia a scricchiolare. Le persone non sono mai quelle che sembrano. La realtà e la finzione, il giorno e la notte si mescolano in un unico e indissolubile intreccio.


Alessandra Colamartino



Due passi nella normativa: divieti e trappole del web.


Ora tocca inquadrare l’offerta pornografica nella legislatura competente che ne disciplina l’accesso e l’utilizzo. Il tema è caldo. Ed al centro di ogni dibattito odierno. Innanzi tutto bisogna partire dalla distinzione tra erotismo e pornografia. Un confine sempre più labile che si basa sul dettaglio anatomico. Laddove le scene di sesso sono appena accennate ci muoviamo nell’ambito dell'erotismo. Quando le scene di sesso, invece, appaiano in modo integrale, con il dettaglio della penetrazione, si scivola nel porno. Ma anche questo confine è pressoché incerto. Il divieto ai minori di 18 anni, spesso comune a produzioni di entrambi i generi, fa sfumare il distinguo. Negli anni 70, il "nudo frontale maschile" era considerato porno. Oggi, un nudo frontale maschile, con tanto di erezione, è una categoria dubbia (si pensi ai film di Brass).
I siti sexy, spesso, mettono un avviso o una piccola finestra di dialogo in cui, in lingua inglese, appare un messaggio del tipo: "vuoi entrare?" con l'opzione "si" o "no" e con l'avvertenza: "Cliccando si certifichi di essere maggiorenne". È uno dei criteri che i siti hard adottano per mettersi al riparo dalle le limitazioni legali. I criteri, poi, variano da sistema a sistema. Ad esempio in Italia il veto si divide in due sottocategorie: divieto ai minori di 14 anni e divieto ai minori di 18. Negli Usa si compendiano in una sola “famiglia”: il divieto ai minori di 16. Sono limiti, tuttavia, impostati sulla base dei "vecchi" media (cinema, carta stampata e tv). Traslati nel web, naturalmente, diventano "aggirabili", specie quello ai minori di 14 che non è studiato per la pornografia, ma unicamente per il nudo "esplicito" e per la violenza.
Per il web, quindi, esistono varie forme di sorveglianza. Alcune incorporate nei browser, che consentono forme di limitazione a vari siti mediante una password (com'è il caso di Internet explorer). Altri via web. È il caso di programmi come Cyber Surfer o Net Nunny (alla lettera: la "tata del web") che richiedono controlli più rigorosi. Inoltre, c'è il controllo tramite carta di credito dei siti a pagamento. Ma questi siti, per attirare gli utenti, usano delle immagini "in chiaro". Quindi il minore non è mai pienamente al sicuro.
In fondo alla lista ci sono i siti "rassegna" che in realtà fungono da motori di ricerca per “collegarsi” alle pornostar più accreditate. Sono archivi generalmente in chiaro. La cui natura di "motori" li sottrae agli obblighi e ai vincoli delle normative. I più famosi, per chi ancora non lo sapesse, sono “freeones.com” e “pinkpornstars.com”. Infine si ritorna alla domanda iniziale. Di quali misure precauzionali si è dotato facebook per tutelare i minori dal bombardamento del mercato pornografico? Saverio Paletta

TAG:  SOCIAL NETWORK  FACEBOOK  INCHIESTA  SESSO VIRTUALE  NORMATIVA 

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