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contributo inviato da Francesco Zanfardino il 10 aprile 2009

                                                    (Afp)

Oggi è solo il giorno del dolore. Come ha detto qualcuno, 290 i morti, ma infinita la sofferenza. Dei familiari delle vittime, che hanno perso quanto di più caro al mondo. Delle migliaia di sfollati, che hanno perso i sacrifici di una vita. E un po' anche di tutti noi, colpiti anche se non direttamente da una tragedia che ci fa però rendere conto, dinanzi a quella distesa infintia di bare, della troppa importanza che diamo a cose poco importanti.

Ora però l'imperativo dev'essere uno solo: per i sopravvissuti, di riprendere il cammino della propria vita, con ferite che rimarranno cicatrici ma andranno chiuse, perchè la vita, come diceva la scritta sulla caserma dinanzi la quale si sono svolti i funerali, nec recisa recedit (anche se recisa, non cederà). Per tutti noi, invece, l'imperativo dev'essere quello di non dimenticare. Perchè tragedie di questo tipo, come si dice con una frase che viene troppo spesso delusa dai fatti, non devono accadere mai più.

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