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contributo inviato da NellaTempesta il 10 aprile 2009

E’ di oggi la notizia di reporter inglesi che hanno fotografato un dirigente dei Servizi Segeti Britannici mentre entrava nel suo ufficio di Londra al mattino con un plico di carte in mano. I documenti trattavano di un imminente blitz ad una cellula di Al Qaeda, includendo i nomi degli agenti che se ne sarebbero occupati, oltre ad altri preziosi dettagli. Il problema è che uno di questi documenti veniva tenuto in mano dal dirigente in modo tale che il contenuto fosse visibile, e facilmente leggibile da chiunque usasse una macchina fotografica con teleobiettivo. Così è stato: foglio fotografato e ingrandito, dettagli dell’operazione diffusi sulla stampa, blitz modificato dopo aver inutilmente tentato di impedire la pubblicazione delle informazioni e una testa saltata. Quella del giornalista e fotografo? No, quella del dirigente dei Servizi.


In un paese come il Regno Unito, la forza della stampa sta nella sua reale indipendenza, per nulla condizionata dalla banale classificazione “top secret” che compare su alcuni documenti dello Stato. La sua missione è quella di informare, e tutti le chiedono di farlo bene. E’ compito dello Stato non farsi rubare i suoi segreti, e nessuno può richiamare i giornalisti per aver pubblicato informazioni, purchè non siano state illegalmente sottratte.

Pensiamo ora alla stampa italiana. Qui da noi i giornalisti onesti, coraggiosi e ligi fino in fondo al proprio dovere vengono quotidianamente accusati di diffondere informazioni false, faziose e tendenziose, e politici di alto livello inneggiano costantemente al “bavaglio”. La libertà del giornalista è sempre minacciata; unica salvezza consiste nell’affidarsi alla soluzione italiana di schierarsi politicamente, cosa che quasi tutti i giornalisti di un certo peso fanno con evidenza, nel qual caso sono legittimati a “sputtanare la gente” (leggasi: raccontare fatti oggettivi degni di essere conosciuti dal pubblico) della fazione opposta. Non della propria, per carità, non è conveniente.

Ne consegue che un giornalista italiano che sceglie, per fedeltà all’informazione, di ficcare il naso un po’ dappertutto e di bacchettare a destra, a sinistra e in casa democristiana allo stesso modo, finisce per essere stroncato sul nascere. Le eccezioni sono eremiti ancora più venerabili di Pier Da Morrone quali Massimo Fini, oppure antieroi della controinformazione malvagia (e un po’ sinistroide) come Marco Travaglio. Dimenticato dalla TV e da quasi tutti i quotidiani nazionali il primo, accusato di protagonismo il secondo. Nessuno spiega alla vecchietta della porta accanto, però, se quello che scrivono è vero oppure no. E nessuno li denuncia per diffamazione. Meglio tacere e far finta di nulla.

La stampa “locale” è ancora più condizionata da questo metro di lavoro e di libertà. Il giornalista di una città di provincia può occuparsi di sagre e rotonde, oppure scrivere di politica ma dosando le informazioni col contagocce, sempre attento al mini-establishment di potere costituito dal Sindaco al potere in quel momento. L’alternativa causerebbe un sacco di dispiaceri, quali possibili tagli di fondi pubblici che in un modo o nell’altro, anche tramite pubblicità, entrano in redazione. Senza escludere motivi personali: il tal Assessore ruba in Cassa ma siccome il cognato del giornalista è lavoratore precario in Comune, pubbliche accuse si trasformerebbero in mini-ritorsioni personali che porterebbero al mancato rinnovo del contratto del cognato.

Tra la stampa e la vita di Londra e quella della provincia italiana c’è molta differenza, per carità. Ma non abbastanza per delegittimare il lavoro di chi vuole (e Deve) semplicemente raccontare i fatti per quello che sono, piacciano o meno ai politici in carica.

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commenti a questo articolo 0
commento di jass77 inviato il 10 aprile 2009
ormai il sistema economico mette sotto ricatto tutti i settori,purtroppo anche i giornalisti.
è il sistema che è marcio,bisogna togliere l'ordine dei giornalisti(creato da mussolini,per un controllo totale),strano che tutti i governi che sono succeduti ,non hanno cancellato questo scempio,domandatevi perchè.

w la libertà di informazione e stampa totale, ma credo che il detto(la giustizia non è di questo mondo)è orribilmente attuale.
commento di giancarloba inviato il 10 aprile 2009
sono pagato 5 euro a pezzo a 46 anni giornalista dal 1992! come facciamo ad essere indipendenti? tutti sotto ricatto!
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