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contributo inviato da rudyfc il 1 aprile 2009


Per le prossime elezioni europee, il Pd ha scelto la strada più difficile: niente big in lista, a partire dal segretario Franceschini, né sindaci o presidenti di regione, che rappresentano una buona parte delle nostre risorse migliori. Una decisione discutibile in una fase in cui bisogna massimizzare i consensi per uscire dalla crisi politica in cui è precipitato il partito. Ma una decisione da forza politica seria.

Certo, negli ultimi 15 anni l’opposizione a Berlusconi incentrata sulla mancanza di rispetto da parte del centrodestra per le istituzioni europee non ha mai pagato. Loro candidano premier, leader di partito, ministri, prendono un sacco di voti e poi mandano a Strasburgo le seconde file. Comportamento deprecabile e certo da non imitare, ma che li fa vincere.

La strada del Pd adesso è decisamente più in salita, ma non impossibile da percorrere. Di energie ne abbiamo a sufficienza ed è arrivato il momento buono per valorizzarle. Mettere in lista persone con entusiasmo (non basta dire “nuove”, perché essere nuovi non è un valore in sé) è il primo passo non solo per recuperare consensi, ma anche per ricostruire una classe dirigente che potrà guidare il Pd nei prossimi anni.

Solo chi conosce bene i territori può provare a rimontare, città per città, provincia per provincia, il distacco che ci separa dal Pdl. Da lì devono venire i nomi da mettere in lista. Anche per quanto riguarda la quota di candidature “nazionali”. Per intenderci, non c’è bisogno di mandare un assessore, un radicale o un portavoce da Roma per candidarsi in Sicilia: anche nella stessa Sicilia si possono trovare nomi nuovi di prestigio che diano valore alle liste. Così come le singole regioni non dovranno candidare figli “illustri” per fingere un rinnovamento gattopardiano. Franceschini non abbia timore a commissariare gli organismi locali che dovessero indicare i propri candidati basandosi esclusivamente su logiche spartitorie.

Per guardare più da vicino alla mia realtà, per la provincia di Ragusa girano i nomi di Giovanni Mauro per il Pdl e Peppe Drago per l’Udc. Due che non hanno certo intenzione di traslocare da Roma a Strasburgo. Ma due macchine di consenso ormai collaudate. Il Pd risponderà con il silenzio assoluto che ha lasciato senza rappresentanti nel parlamento nazionale tutto il Sud-Est siciliano? Si attendono risposte da Palermo, prima, e da Roma, poi.

TAG:  PD  EUROPEE  FRANCESCHINI  BERLUSCONI  PDL  MAURO  DRAGO   

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