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contributo inviato da stefano menichini il 30 marzo 2009


Gianni Riotta al Sole 24 Ore, Ferruccio De Bortoli al Corriere della Sera. Che dire che non sia banale e già detto?
  1. Che evidentemente per fortuna i direttori li nominano ancora i padroni dei giornali (certo, non che siano editori puri...) e non i politici. Né De Bortoli al Corriere né Riotta al Sole sono omogenei a chissà quale calcolo politico, tanto meno al disegno tante volte attribuito a Berlusconi di dominio sull'informazione scritta.
  2. Forse è vero, anzi, che piuttosto che una soluzione del genere Berlusconi avrebbe preferito che al Corriere restasse Paolo Mieli: sì proprio colui del quale pareva volersi disfare a tutti i costi. Giovedì sera una fonte governativa di primissimo livello mi aveva detto proprio questo: resta Mieli.
  3. Non dimentichiamo mai che il primo problema di questi grandi giornali, e dei loro azionisti, non è piacere o dispiacere a Berlusconi, ma affrontare la più catastrofica crisi che il settore dell'editoria si sia mai trovato di fronte. Questa sarà la missione numero uno di Riotta, e soprattutto di De Bortoli: auguri, per questo ne hanno davvero bisogno.
  4. La politica non c'entra con le scelte, ma garantisco che al Pd sono molto contenti della scelta della Rcs.
  5. Riotta libera il posto al Tg1, e questa non è una bella notizia. Tanti i nomi che corrono, ma se c'è una direzione sulla quale Berlusconi vuole davvero dire l'ultima parola, è questa.
  6. Tutti sicuri che il valzer delle direzioni sia solo all'inizio. Non so se sia vero - a parte le testate Rai, si intende - io so soltanto che Giulio Anselmi fa rotta su Roma, e non per venire a Repubblica ma per un ruolo più istituzionale, dentro la nostra professione.
  7. De Bortoli lo conosco come una persona molto gentile, educata e disponibile, e come un direttore che nel 2003 s'è fatto mandar via da via Solferino per non darla vinta alla politica (a Berlusconi). Adesso s'è preso una bella grana, non c'è che dire.
  8. Riotta, che dire? Mi ha praticamente preso lui al manifesto ventinove anni fa o giù di lì. Lui era caporedattore con Giorgio Casadio, io il ragazzo che tagliava le agenzie dalle telescriventi e timidamente contrastava le loro rodomontate interiste, rafforzate da Enrico Mentana che - praticante all'Avanti!, stesso palazzo in via Tomacelli - saliva tre piani e passava il tempo a cazzeggiare. Fosse solo per questo, sono contento della carriera che ha fatto, e della nomea di giornalista di qualità che s'è meritato. Dicono che di economia non capisca abbastanza per dirigere il giornale della Confindustria. Io penso che negli anni a venire sarà meglio conoscere il mondo, per dirigere qualsiasi giornale e soprattutto se ti occupi di economia.
  9. Conosco almeno un paio di miei colleghi direttori molto delusi in queste ore. Ma anche decine di non-direttori che fanno giganteschi castelli in aria su se stessi, e infine molti (soprattutto al Tg1) che allacciano le cinture di sicurezza. Volendo, è una giostra divertente: a guardarla, non a starci sopra.
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