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contributo inviato da valeriopieroni il 27 marzo 2009
La differenza tra un Paese democratico ed uno no, tra un Paese civile ed uno no, è che  nei primi chiunque, dal primo all'ultimo dei Cittadini, è tenuto al rispetto delle regole. Le quali possono anche essere cambiate, ma finchè ci sono dura lex sed lex: devono essere onorate e rispettate in quanto stabilite da un Parlamento, magari precedente, ma altrettanto sovrano.

Dispiace quindi constatare che il nostro attuale governo le disprezzi. Ovvero, quando può se le fa compilare a suo uso e consumo e quando non ci riesce le irride. E' troppo facile così.

Sono comunque d'accordissimo sul dimezzamento dei parlamentari italiani, ma non sul far votare le leggi addirittura a quelle sole 5/6 persone che attualmente ricoprono il ruolo di capogruppo in parlamento. Così non ci sarebbe più spazio per un dibattito o un dissenso e tutti sarebbero appiattiti sulle stesse posizioni di un leader.

Qualcuno (a ragione) potrebbe sempre obiettare che i parlamentari di oggi non sono più eletti direttamente dai cittadini con le preferenze, ma direttamente dalle segreterie di partito. Però ritengo che un deputato debba, almeno in linea di principio, sempre e  comunque rispondere ai cittadini e non ai dictat di una struttura politica: è questo il miglior sistema che a parer mio garantisce la democrazia.

Quindi un plauso a Fini, che si dimostra all'altezza del ruolo istituzionale che ricopre, e ricordo a tutti che chi nel passato aveva convinto il suo popolo che bastava lui solo a decidere per tutti, ha spesso portato il suo Paese alla rovina…
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