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contributo inviato da Patadolla il 24 marzo 2009

Contrariamente ad ogni aspettativa la trasferta lombarda nel cuore della Padania indipendentista ha avuto luogo sotto un caldo sole primaverile ed un cielo azzurro terso.

Partenza domenica mattina da Roma con una monovolume gentilmente messa a disposizione del comitato da Laura. Roma è bloccata dalla maratona per non parlare del mio cancello elettrico che fa le bizze e mi fa temere di perdere la trasferta (questa però è un’altra storia e della rivolta della tecnologia parlerò altrove).

L’allegra brigata tra una pausa rifornimento, una sigaretta, qualche lancio di agenzia e quattro chiacchiere raggiunge Bergamo alle 19.15 di domenica sera e si insedia in hotel.

Alle otto tutti fuori e mentre una parte del comitato nazionale è ancora bloccato sull’autostrada a 90 km dalla meta, la pattuglia di Mario Segni si accinge all’assalto della rocca. La città vecchia ci attende e lo stomaco che brontola reclama attenzione.

Guidati da Bruno ci inerpichiamo per le stradine che conducono a Bergamo alta. Una passeggiata per la piazza del Duomo e relativo sfregamento del “portafortuna” della città sulla cancellata e via al Ristorante “Mimmo”. Piatti tipici della tradizione bergamasca con un brasato e polenta “da urlo” innaffiati da un ottimo rosso a 14.5° che mettono di buon umore.

Per smaltire il “lauto pasto” quattro passi d’obbligo fino alla funicolare con una terrazza su un panorama “mozzafiato” ed un digestivo prima di rientrare in albergo.

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Lunedì mattina ci si ritrova per colazione e alle dieci si parte alla volta di Pontida con i manifesti della scrofa domestica nel portabagagli assieme ai cartelloni da uomo sandwich predisposti il venerdì sera e un megafono professionale per inneggiare alla “Lega sprecona”.

Pontida (Padania) recita l’insegna stradale che ci accoglie al limitare del paese. Eh già abbiamo già notato che tutti i comuni che passiamo nell’andare riportano tale dicitura quasi che non fossimo in territorio italiano. Qualcuno in macchina commenta che una cosa del genere in altri Paesi europei non sarebbe ammissibile ma noi sappiamo di essere nella “tana del lupo” e alla fine sta cosa almeno a me fa sorridere.

Piazza del Giuramento è piccolina, circondata da un porticato e con una scalinata che conduce all’abbazia. Le troupe documentano l’arrivo e in attesa che giungano Giovanni Guzzetta, Parisi e Barbi ci intratteniamo con i referenti del comitato lombardo ed un po’ di amici che non si vedeva da tempo. Arriva anche il giovane consigliere regionale del PD Civati che si intrattiene sulle prossime mosse del Comitato lombardo e nazionale.

C’è una bella atmosfera. Il vulcanico coordinatore del Comitato romano scandisce slogan al megafono “Roma Ladrona, Lega sprecona”e distribuisce volantini. Stefano, responsabile del comitato lombardo regala felpe con lo slogan “Europee + Referendum – No agli sprechi”. I cartelli vengono rapidamente srotolati assieme ad uno striscione che chiede l’abbinamento del referendum all’election day. Ha inizio la conferenza stampa ''Siamo qui a Pontida perché quasi mille anni fa i lombardi hanno giurato qui contro il Barbarossa. Oggi c'e' un nuovo imperatore che e' la partitocrazia e la casta romana''. ''Noi chiediamo agli italiani di giurare contro la partitocrazia e di liberarci della cosa peggiore che ci hanno regalato in questi anni che e' la 'legge porcata'. Scandisce il leader referendario Mario Segni, che poi aggiunge “Tanto per intenderci non ci ricolleghiamo a Umberto Bossi, ma ad Alberto da Giussano''. Giovanni Guzzetta aggiunge: "Siamo d'accordo con Calderoli, questa legge e' una porcata. Bisogna porvi rimedio. E bisogna porre rimedio al disegno criminoso del ministro Maroni di bloccare il nostro referendum". Sulla stessa linea Arturo Parisi: "Le porcate non si correggono, si abrogano. Una sola porcata non basta?".

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Terminato il momento delle dichiarazioni e dopo che il manifesto varato apposta per l’occasione viene mostrato alla stampa ecco arrivare il Sindaco, nonché deputato, leghista, Pierguido Vanalli (se uno di dovesse basare sull’apparenza lo avrei detto di Rifondazione!), che inscena con i referendari un grazioso siparietto stuzzicato anche dalle battute di Gloria “grande”. La Lega cerca di fermare il
referendum? Certo, ognuno fa i propri interessi.” Poi sulla cifra che si risparmierebbe ognuno dice la sua. “Questa legge doveva cambiarla Prodi, se non l'ha fatto e' stata colpa sua, e un po' nostra che l'abbiamo fatto cadere. Ma la verità e' che a tutti va bene così”. A sorpresa, Segni si dichiara d'accordo con lui: “Certo, compreso a sinistra, dove tutti spargono lacrime di coccodrillo. Ma a loro va benissimo, soprattutto ai dalemiani, che sono i più partitocratici”.

L’incontro Comitato-Lega si conclude con un brindisi al baretto affacciato sulla statale, tra la curiosità degli abitanti (pochini per il vero) del piccolo centro.

All’una la pattuglia guidata da Mario Segni riprende il cammino. Pranzo a Brescia e via verso la Capitale. In macchina si continua a lavorare per il lancio delle notizie alle agenzia stampa ed una verifica dell’uscita dell’evento sulle televisioni nazionali. Alle dieci siamo a Roma dove come preannunciato dalla telefonata di alcuni amici le plance elettorali sono tappezzate dai manifesti. Non c’è che dire: ci possiamo ritenere soddisfatti anche se c’è la consapevolezza che questo sia solo l’inizio della battaglia”!
R8J

TAG:  REFERENDUM  SEGNI  GUZZETTA  PARISI  CIVATI 

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