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contributo inviato da pdgiovaneeuropa il 18 marzo 2009

Nel dibattito politico italiano, con il tempo hanno preso piede tre questioni distinte ma molto interattive, che hanno dato luogo ad un triangolo pericoloso: questione meridionale, criminalità organizzata e federalismo.

Per quasi un secolo sono stati ignorati i richiami di intellettuali, studiosi e politici che ponevano la questione meridionale come questione nazionale, che interessava l'Italia tutta nel suo sviluppo, il quale voleva essere attuato scevro da infiltrazioni criminali volte ad influenzare l'utilizzo della pubblica autorità. Ebbene, come l'atteggiamento dei tre poteri dello Stato nei confronti del fenomeno mafioso, considerato colpevolmente come inesistente per troppo tempo, ha costretto ad un processo definito maxi per la forma, gli elementi probatori, le pagine d'istruttoria e gli imputati, così l'indifferenza nei confronti della questione meridionale e delle problematiche ad essa collegate ha portato alla configurazione della cosiddetta questione settentrionale, di cui si discute da lungo tempo; nel dibattito in questione, l'errore che si compie è alla radice, nell'inquadramento dei suoi caratteri essenziali, e per questo è più grave e complesso da risolvere. Si è detto che il problema del Nord è il parassitismo del Sud, le risorse sottratte al laborioso Nord – Est(il cui zelo, per carità, nessuno vuole revocare in dubbio), ma si è dimenticato che, da una parte, “la spesa pro-capite delle Regioni meridionali è inferiore di 23 punti rispetto a quella delle Regioni del Nord, mentre la pressione tributaria(riferita a imposte erariali, Irap e addizionali regionali) risulta essere in non poche Regioni del Sud allo stesso livello e talvolta superiore a quella delle Regioni del Nord”, come ci ricorda un ex-Ministro dell'Economia e che, dall'altra, le agevolazioni possono anche essere ingenti, ma se non si ostacola la formazione di quelle sacche criminali che hanno portato il Sud nelle condizioni in cui è oggi il Nord ha poco da guadagnarci.

E invece abbiamo voluto costruire una casa partendo dal tetto. Si è voluta considerare la criminalità organizzata come un fenomeno localistico, chiuso in qualche feudo meridionale, ignorando che da oltre un secolo questa fa affari con tutto il mondo e in USA c'è addirittura una filiale con lo stesso nome di una espressione italiana di questo fenomeno.

Come scriveva giustamente qualche giorno fa sul Sole24Ore un ottimo editorialista, il federalismo della criminalità organizzata è molto più avanzato di quello istituzionale. Gli arresti, le indagini e la relazione della Procura nazionale rendono evidente come i rapporti di forza si siano spostati a favore dell'organizzazione calabrese e la sede stabile sia proprio a Milano e in Lombardia, dove sono presenti esponenti di una terza generazione, perfettamente integrati nel tessuto della zona, e non emigranti muniti di coppola e lupara, come qualcuno ancora si raffigura il fenomeno in questione.

Le questioni sono tante e non possono essere affrontate in questa sede; però possono essere lanciati spunti di riflessione. La questione settentrionale ha palesato il suo vero volto, la sua vera natura. Forse ci si renderà conto delle conseguenze derivanti dagli errori suddetti. Forse possiamo sperare che sia la volta buona, ed evitare che una piaga così devastante rappresenti il più forte fattore di coesione nazionale, nonché la nostra maggiore forza economica sui mercati internazionali.


Leandro Mancano, Circolo PD Giovane Europa

TAG:  FEDERALISMO  QUESTIONE MERIDIONALE  CRIMINALITÀ ORGANIZZATA 

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