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contributo inviato da viaggio il 18 marzo 2009

Vorrei fare alcune domande agli iscritti al PD di fede cattolica per ricevere delle risposte.

Non ho alcuna intenzione d’imbarcarmi in un dibattito ideologico, con pretese scientifiche, su cosa si debba intendere per vita e per morte o se l’idratazione e l’alimentazione artificiali debbano essere ritenute una cura medica o no.

Penso che sia sbagliato affrontare questi temi secondo quelle ottiche e che insistere su questa strada costituisca un diversivo, ideologico e scientifico, che non consente di sciogliere alcun nodo politico per arrivare a una sintesi civile.

Questo perché, all’origine, ci sono due convinzioni ideologiche differenti che danno due risposte diverse, anche sul piano scientifico, allo stesso interrogativo: a chi appartiene la vita umana?

Per un credente essa appartiene a Dio ed è, per questo, un bene indisponibile a chi la detiene “pro tempore”.

Per un non credente essa appartiene a ciascun essere umano che la vive, il quale ne ha piena disponibilità, nel rispetto, ovviamente, delle vite altrui.

E’ evidente l’impossibilità di stabilire un compromesso tra queste due convinzioni sul diritto di proprietà della vita. A meno di non combinare pasticci, come in un gruppo di eredi rissosi.

Né la scienza, dunque, né tanto meno l’ideologia possono aiutare a trovare una sintesi politica che, tuttavia, è indispensabile raggiungere nel momento in cui si pone l’esigenza di stabilire regole che, per essere democraticamente accettabili, devono rispettare entrambe le convinzioni.

Ho ascoltato più volte, nel PD, alcuni iscritti cattolici chiedere, ai non cattolici, rispetto per le proprie convinzioni.

Se questo vuol dire considerare seriamente quelle convinzioni, non sottovalutarne la portata etica e culturale, non irriderle, come se ci si trovasse di fronte a vecchie superstizioni, ma considerare che il grande patrimonio di idee prodotto dalla fede può essere un elemento fondamentale di arricchimento anche per lo sviluppo democratico della società (penso alla “Gaudium et spes”, alla “Pacem in terris”, alla “Populorum progressio”), sono d’accordo. Infatti non mi è mai capitato una sola volta di aver ascoltato nel PD valutazioni meno che rispettose in questo senso.

Tuttavia, in tema di rispetto, credo che il PD debba innanzitutto garantire, agli iscritti, così come ai cittadini, che la libertà di comportamento individuale di uno non leda la medesima libertà di un altro.

Intendo dire che i comportamenti politici di ciascuno, comunque motivati, anche da ragioni di coscienza individuale, non possono spingersi fino ad impedire le libere scelte di vita da parte di altre persone.

Penso che la libertà di coscienza può essere validamente invocata quando la sua espressione non provochi la costrizione della libertà di coscienza di altri, altrimenti essa si risolverebbe nell’esercizio di uno a danno dell’esercizio di altri.

Da questa considerazione vengono due domande:

1) Si può chiedere rispetto per questa convinzione?

2) oppure questa convinzione è meno rispettabile di un’altra?

Facile rispondere, per un democratico, sì alla prima domanda e no alla seconda.

Risposte differenti presupporrebbero una gerarchia di convinzioni, che sarebbe legittimo - per tutti - tenere nell’animo, ma che non si addicono al comportamento pubblico di chi pensi alla politica come servizio nell’interesse generale.

Se queste sono le risposte occorrerà, allora, essere conseguenti, misurando, come in una prova del nove, la propria coerenza rispondendo ad una terza manda:

3) è politicamente lecito, come democratici, assumere decisioni che, pur nel rispetto della proprie convinzioni, si risolvano nell’approvare leggi che impongano ad altri comportamenti di vita contrari alle loro, altrettanto, rispettabili convinzioni?

Non credo che per un democratico la risposta possa essere diversa dal no, che questo non è democraticamente lecito.

Perché se la risposta fosse sì ci troveremmo di fronte alla più irrispettosa, cinica e beffarda forma di relativismo ed opportunismo.

Chi dovesse rispondere si dovrebbe spiegare, allora:

4) con quale coerenza e credibilità potrebbe combattere contro le forme di coercizione politica, culturale, antireligiosa o integralista che ancora sopravvivono nel mondo?

Non essendoci una scala che indichi una forma di libertà di coscienza come superiore ad un’altra credo che l’unico punto d’incontro tra credenti e non credenti sia quello rappresentato proprio dal lasciare libertà di coscienza a tutti, secondo il principio del libero arbitrio.

L’esercizio del libero arbitrio, tuttavia, non può prescindere dalla condivisione di una regola semplice, che stabilisca di non assumere, mai, in nessun caso, una decisione che limiti questo esercizio, soprattutto quando si tratti di scelte e comportamenti che riguardino la vita di ciascuna persona.

Questo significa che la legge, sulle questioni che implicano scelte di coscienza, non deve imporre comportamenti, né in un senso né in un altro, ma lasciare alla scelta delle persone tutte le opportunità perché ciascuno sia libero di interpretare la sua natura e il suo ruolo di essere umano.

In caso contrario sarebbe limitato per legge lo stesso libero arbitrio,

Così come nessuno deve essere obbligato a divorziare, abortire, a cessare di essere curato, potremmo aggiungere costretto a fare professione di ateismo o a non praticare la propria religione, nessuno deve essere costretto, se non dalla propria coscienza, a non farlo.

Per questi motivi vorrei che tutti gli iscritti al PD, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose o etiche, sostenessero il seguente emendamento aggiuntivo all’articolo primo dello Statuto del partito:

“Il Partito Democratico garantisce, a ciascuno dei suoi iscritti e a tutti i cittadini, la piena libertà di espressione del proprio pensiero e quella di esercitare le conseguenti scelte personali di vita, fino al limite in cui questo non sia d’impedimento all’esercizio delle medesime libertà da parte di altri iscritti o di altri cittadini.

Nella loro azione politica gli iscritti al Partito Democratico s’impegnano a non assumere decisioni o a votare provvedimenti che non consentano, anche a un solo iscritto o ad un singolo cittadino, di esprimere la propria libertà di pensiero e di operare le conseguenti scelte personali di vita.

Tutto ciò nel rispetto di ciascuna convinzione e fatto salvo il diritto di ogni iscritto di non avvalersi - per motivi di coscienza - delle opportunità eventualmente offerte dagli esiti delle decisioni assunte e dei voti espressi.”

Non è questione di essere obbligati ad affermare, contro la propria coscienza, “l’opinione prevalente nel partito”, uniformandosi nel voto, ma di condividere, a prescindere dall’opinione prevalente di merito, una decisione pubblica che lasci libera sia la propria coscienza, sia quella degli altri.

La propria libertà di coscienza non può affermarsi nel prevalere in un voto, ma nell’avvalersi o meno di ogni opportunità lasciata aperta da un voto unitario che non sottragga, prima che libertà, responsabilità alle persone.

In caso contrario l’esercizio della libertà di coscienza non si espliciterebbe, come giusto, nella libertà di scegliere per se, ma nell’impedire agli altri di poterlo fare.

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commenti a questo articolo 0
commento di elibetta inviato il 19 marzo 2009
Condivido totalmente, il punto è proprio questo!
Ma l'abbiamo già detto e scritto mille volte ... a questo punto non resta che sperare che il dibattito congressuale convinca alla fuga che non la pensa così, che si cerchino altri approdi fuori dal PD.
E per la legge non mi faccio illusioni, ci vorrà il ricorso alla Corte Costituzionale, alla corte europea (in base alla convenzione di Oviedo) e al referendum per venirne a capo! Meglio nessuna legge, che una PESSIMA legge!
commento di Cassandra testarda inviato il 18 marzo 2009
Parole sante. Anche queste sarebbero da far leggere a quei cattolici che , iscritti al PD (ma anche in altri partiti e schieramenti) ed eletti in Parlamento, dovrebbero rappresentare, oltre alle proprie convinzioni religiose, anche i cittadini con principi e convinzioni di laici e democratici.
Quelli che ora si sono inalberati e trincerati su questa questa questione del testamento biologico a difendere la sola libertà di coscienza personale, sembra non si vogliano rendere conto che così calpestano la libertà di coscienza altrui, con conseguenze gravi sul piano umano per tanti.
Non gli rimorde la coscienza il fatto che, se approveranno la legge così come proposta dal governo, tante persone dovranno subire sofferenze prolungate e non volute , proprio a causa loro?
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