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contributo inviato da rudyfc il 10 marzo 2009


Negli ultimi giorni si è acceso il dibattito sui fondi stanziati dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) per le infrastrutture nel nostro paese. Di questi, una parte riguardano direttamente la Sicilia, come i 1.300 milioni di euro destinati al ponte sullo Stretto di Messina o i presunti 217 milioni per la Ragusa-Catania. Dico “presunti” perché, in realtà, il collegamento tra SS514 e la SS194 fa parte di un pacchetto complessivo di undici opere per le quali sono necessari 5.168 milioni di euro, ma ne sono disponibili appena 2.215, ossia meno della metà.

Inoltre, il nostro brillante premier ha annunciato l’avvio di un “piano casa”, che prevede la possibilità di ampliare le abitazioni fino al 20%, o di abbattere e ricostruire quelle costruite prima del 1989, “maggiorate” del 30%. Il tutto senza chiedere licenze. Poi, ovviamente, Berlusconi si è dovuto correggere, in quanto l’edilizia è materia delle regioni, quindi solo queste possono decidere se recepire o meno i “suggerimenti” del governo.

Serve tutto questo a combattere la drammatica crisi economica (e sociale) in atto? Semplicemente, no. I lavori per il ponte non inizieranno certo nei prossimi mesi (quelli più difficili), quindi non daranno lavoro a nessuno quando ce n’è più bisogno. Inoltre, la deregulation che si intende applicare al settore edilizio avvantaggia chi ha i fondi per costruire, ossia gli speculatori che hanno messo da parte negli anni passati un bel gruzzoletto, a scapito dello splendido territorio del nostro paese. Uno scempio che rischia di aggravarsi con questa sorta di maxi-condono, mettendo a rischio una risorsa fondamentale per una delle attività più proficue di molte regioni italiane, compresa la Sicilia: il turismo.

Nel frattempo, aspettando il ponte e nell’incertezza sulla Ragusa-Catania, l’autostrada Siracusa-Gela è ancora drammaticamente ferma a Rosolini e adesso non sappiamo nemmeno se arriverà fino a Scicli o si fermerà a Modica. Solo il 12,2% dei 1.738 Km di linee ferroviarie in Sicilia è a doppio binario e su 578 Km (il 41,9%) si muovono ancora le vetture a diesel, perché manca l’elettrificazione. E lo Stato non concede nemmeno i fondi per il “servizio universale” (quello, come dice la stessa parola, garantito a tutti, al di fuori delle regole del mercato), come possiamo verificare direttamente con i tagli che hanno interessato la tratta Siracusa-Caltanissetta e perfino i treni a lunga percorrenza verso il Centro-Nord.

Inoltre, mentre Berlusconi pensa ai proprietari di villette che possono costruirsi liberamente due-tre stanze in più in sfregio al territorio, l’Ance (l’associazione dei costruttori edili) siciliana, confermando la tendenza in atto nel resto del paese, denuncia la riduzione drammatica di bandi di gara indetti dalle pubbliche amministrazioni (-22,8% tra gennaio 2009 e lo stesso mese dell’anno precedente) e l’aumento del 40% nell’ultimo bimestre della cassa integrazione richiesta dalle imprese edili. Non a caso, i costruttori chiedono di pubblicare gare per opere medio-piccole (per un totale di 750 milioni di euro) che sono immediatamente cantierabili, invece di puntare su grandi opere a lunghissima scadenza. Sempre dall’Ance (ma la situazione è analoga per aziende anche di altri settori) viene la richiesta di sbloccare i pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche, che sono fermi a volte da anni, per dare ossigeno alle imprese.

Il governo si trastulla con provvedimenti inutili o perfino controproducenti, mentre gli italiani soffrono ogni giorno sulla propria pelle gli effetti della crisi. E il premier ci invita a sorridere....

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