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contributo inviato da loriscosta il 5 marzo 2009




Alle Ferrovie della Calabria resta tutto in famiglia dagli incarichi ai Consigli di amministrazione. Parlano le schede contabili

COSENZA - E’ vero, le Ferrovie della Calabria costano. E non si tratta del solito luogo comune. Opinabile, certo, ma nel caso del trasporto locale parlano le schede contabili. Da una panoramica d’insieme sul settore emerge una verità schiacciante. Una forbice tra il gettito economico e gli incassi, tra consulenze e capitoli di spesa, tra investimenti e qualità dei servizi. E a proposito di consulenze spunta quella fornita dallo studio legale di un tale Rodolfo Locco, neanche a dirlo, alla stessa azienda Ferloc Srl di Catanzaro. Nel cui Consiglio di Amministrazione opera come consigliere un altro Locco. Pare siano parenti stretti.
Per le competenze del mese di gennaiomarzo del 2006 lo studio legale presenta una fattura totale di 11.530,33 euro. Invece, al presidente delle Fdc Mario Scali, il 24 marzo del 2006, viene conferito un «incarico di collaborazione in qualità di consulente per i rapporti con le autorità istituzionali nell’ambito del programma di intervento straordinario per il risanamento della rete ferroviaria. L’incarico avrà la durata di un anno rinnovabile, con decorrenza dall’1 febbraio 2006, e prevede un compenso mensile lordo comprensivo di 1600 euro». Anche il direttore generale Giuseppe Lo Feudo nell’agosto del 2005 presenta una fattura di 21.541 euro «da professionista per l’ammodernamento ed il potenziamento». Le consulenze tecniche nel 2005 sono in tutto 16, 9 delle quali destinate ad un’Agenzia del territorio di cui non si menziona il nome.
Ciascuna per una media di saldo complessivo pari a 30 mila euro. Si prenda poi il “mastrino” relativo ai capitoli di spesa dell’anno 2005-2006. Per l’impegno sui compensi di contratto a progetto più i compensi per il Consiglio di Amministrazione delle Ferrovie vengono erogati oltre 7000 euro al mese per un totale annuo di oltre 62 mila euro. Mentre i compensi dei componenti salgono ad oltre 69 mila euro. Passiamo ai rimborsi spese. Nella tabella del dare e avere, il dare è sempre pieno mentre l’avere è pari a zero. Il pagamento del giroconto addebito carta per il mese di novembre del 2005 si attesta sugli oltre mille euro per un totale di fine anno di oltre 22 mila euro. Il pagamento dei fornitori e l’addebito carta di dicembre è di quasi 3 mila euro per un totale annuo di oltre 26 mila euro. Invece a gennaio, periodo festivo, il pagamento dell’addebito carta si attesta sui 2600 euro per un totale di oltre 29 mila euro.
Ma non è tutto. Il fenomeno dispersivo di risorse coinvolge anche, e soprattutto, le due Ati. La Fersav e la Ferloc costano 240 mila euro nel 2006. E’ chiaro, occorre mantenere due Cda oltre alla nervatura principale delle Ferrovie che si aggira sui 135 mila euro. A capo della piramide il presidente Mario Scali, il vicepresidente Romano ed i consiglieri Accroglianò, Bifaretti, Di Giambattista. Guarda caso presidente del Cda della Fersav è sempre Scali, per un importo annuo di 35 mila euro, il consigliere delegato Pugliese costa 65 mila ed il consigliere Di Giambattista, lo stesso delle Fdc, 30 mila.
A seguire abbiamo il Cda della Ferloc capitanato sempre da Scali (35 mila euro), il consigliere Locco (stesso cognome del consulente legale per un importo annuo di 65 mila euro) e lo stesso Bifaretti della Fdc (30 mila). I tre consigli di amministrazione pesano sul bilancio
pubblico con 500 mila euro che, sommati ai quasi 600 mila di minore incasso per la mancata usione delle due Ati, arrivano ad un milione e 182 mila euro. E’ necessario precisare, inoltre, che la mancata fusione di Fersav e Ferloc recupera un minore “ristoro” (sovvenzione) da parte della Regione Calabria.
Per le due Srl anche la Regione Calabria il 24 marzo del 2006 aveva adottato «provvedimenti sequenziali alla sentenza della Corte Costituzionale» che dichiara «l’illegittimità » delle due Ati e chiede la «revoca del decreto dirigenziale» che ne aveva determinato la costituzione. Infine le esternalizzazioni. Le Ferrovie calabresi non si sono fermate allo stop del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi di cui è segretario tecnico Scali. Ed hanno oltrepassato anche le contestazioni delle organizzazioni sindacali che il 27 febbraio del 2007 scrivono a Scali, al presidente della Regione Agazio Loiero e a Bianchi. «Venute a conoscenza dell’indizione del bando di gara per il servizio di manutenzione Full Service dei cicli manutentivi dei centri automobilistici delle Ferrovie della Calabria», riporta la nota, «queste segreterie lo ritengono in netto contrasto con il protocollo sottoscritto nel 2006 proprio con il ministro Bianchi e determina nei fatti un non comprensibile processo di esternalizzazione, con riflessi negativi sugli attuali livelli occupazionali del settore».
Proclamano lo stato di agitazione ma il 28 luglio dello stesso anno il direttore generale Lo Feudo incontra i sindacati rispetto «all’ipotizzata attivazione del full service» e dà «tutte le assicurazioni che nessuna modifica, su quanto concordato rispetto ai centri di eccellenza, è venuta meno». Il teatro dei mimi. A molti, infatti, è sfuggito che le gare d’appalto sono state indette e già aggiudicate, nel mese di luglio del corrente anno, alla ditta Omnia Bus Spa di Roccella Ionica per un importo di 9 milioni di euro.
Ma è la Calabria di Bengodi, fatta di contrasti e di chiaroscuri. Un “de profundis” in cui la collettività, in balia degli eventi, oscilla tra il riso amaro ed il pianto ironico. Viene da chiedersi, infine, se i sindacati di categoria abbiano colto la noncuranza con cui solo la controparte avrebbe inficiato gli accordi sottoscritti. Tutto è possibile, quando cala il sipario.

13 dicembre, 2007 

Da Calabrianotizie

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