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contributo inviato da valeriopieroni il 12 febbraio 2009
Sono sempre più convinto che è necessario fare in tempi rapidissimi una legge sul testamento biologico perché i fatti di cronaca accaduti in questi giorni ci hanno dimostrato che l’assenza della legislazione non protegge più le persone deboli.

I Supremi Giudici hanno poi introdotto nel nostro ordinamento il concetto di morte assistita, che vuol dire però aver creato pure una cultura dell'abbandono e dell’irresponsabilità, in cui la sofferenza è considerata come un "affare privato", da affidare esclusivamente a terzi e non a se stessi.

La libertà di cura, grazie a questa nuova interpretazione dei magistrati, è infatti scivolata verso un significato esattamente opposto: il diritto a morire. Mentre il consenso informato, quel foglietto che noi spesso leggiamo e firmiamo senza nemmeno capire bene, rappresenta ormai un optional, visto che il nostro consenso potrà essere tranquillamente sostituito dalle affermazioni di un terzo. Il tutto, però, senza essere in grado di appurare se sia vero o meno.

C’è chi parla di “morte opportuna”. Ma chi deciderà, al di là del paziente, quando la morte è opportuna?

Quindi, da oggi l’idea di libertà di cura sarà fragilissima. Ambigua. Oscillante e soggetta a mille interpretazioni.

Con quella sentenza la Cassazione ha distorto il giusto significato dell’articolo 32 della Costituzione, che fino a ieri già garantiva a tutti noi una libertà di cura. Non a caso i cittadini vi ricorrevano tranquillamente. Senza creare nessuno scalpore. E soprattutto senza finire sulle prime pagine dei quotidiani.

Ogni anno, infatti, sono molti i pazienti che decidono di abbandonare le proprie cure, anche sapendo che questa potrà essere una scelta che porterà inevitabilmente alla propria morte.

Guardate il caso di Piergiorgio Welby: il medico che ha staccato il ventilatore e somministrato l’anestetico non è stato condannato da nessun tribunale e neppure richiamato dal suo Ordine Nazionale dei Medici.

Tutto ciò non vi dice niente? A me dice che la martellante campagna mediatica, fatta nel nome di una libertà di cura che nei fatti già c’era, ha avuto solo uno scopo: quello di introdurre in maniera indiretta nel nostro ordinamento l’eutanasia. Ma l’eutanasia è morte. Volontaria, ma sempre e solo morte.

E questo, in un ordinamento che si proclama "civile", non si può accettare.
TAG:  EUTANASIA  WELBY  SENTENZA  VITA  TESTAMENTO BIOLOGICO  ACCANIMENTO TERAPEUTICO  ELUANA ENGLARO 

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