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contributo inviato da valeriopieroni il 7 febbraio 2009
Di solito a me piace e diverte scrivere un post. E’ un modo diverso di informarmi e di scambiare opinioni con la gente. Di esprimere il mio punto di vista.

Ma oggi riguardo il destino della povera Eluana Englaro, non riesco a scrivere nulla. Sarò egoista o quel che vi pare, ma da ieri mi ronza nel cervello una domanda: e se una cosa del genere capitasse a me, o peggio, a qualcuno dei miei cari, che farei?

Invidio le certezze dei laicisti e dei cattolici che ho avuto modo di leggere in vari blog o in messaggi scritti su facebook, ma continuo dannatamente ad avere paura. Paura della "vita non vita", dei dubbi e delle certezze, della rabbia e del dolore, sia per la prosecuzione di una vita simile, sia per il suo "spegnimento per legge", qualunque sia il mezzo. Paura di quel tremendo "e se...?" sospeso per sempre su qualunque decisione si prenda in un caso simile.

Sono tendenzialmente un laico, quindi non ateo, e vorrei solo rivolgerGli, se potessi, una domanda: perché far soffrire così una ragazza, qualsiasi fine decidano di fargli fare?.

Io rimango convinto che lo Stato deve solo controllare che tutto si svolga nel rispetto delle regole. Deve quindi assicurare che una persona abbia scelto di continuare a vivere o di esser lasciata morire e che la volontà di quella persona venga rispettata. Nello stesso modo in cui lo Stato è chiamato a controllare una miriade di altri accordi fra privati per evitare possibili storpiature della volontà. Se una persona è in coma e ha chiesto di restarci, lo Stato deve controllare che sia così e che essa sia lasciata in coma come richiesto.

Per questo serve al più presto un testamento biologico e terapeutico. Lo Stato quindi dovrebbe essere chiamato esclusivamente a controllare che le volontà di chi l'ha stilato siano rispettate.

Però, mentre nel caso di Welby il paziente ha potuto decidere sul destino della propria vita e, quindi, sulla propria morte, in quello di Eluana ciò non è possibile. Oltretutto Eluana respira da sola, senza macchinari. Ci stanno anche dei casi concreti di gente nel suo stato che si è svegliata improvvisamente e inspiegabilmente. Quindi chi ci dice che Eluana morirà senza soffrire? o che soffrirà di sete e di fame? Come dire: quale è la decisione giusta? in tutta onestà non lo sò.

D’altronde, leggendo le polemiche scaturite in questi giorni da parte di alcuni “laici”, ho potuto capire meglio in che razza di società viviamo. Una società in cui è permesso solo godere e dove soffrire è vietato. Lo si evince pure dalla "filosofia" che anima la pubblicità sui giornali e in TV, dai Grandi Fratelli o dalle isole dei famosi.
La sofferenza è sempre più proibita, cassata. Puzza. Non deve più esistere.
TAG:  EUTANASIA  SENTENZA  VITA  TESTAMENTO BIOLOGICO  ACCANIMENTO TERAPEUTICO  ELUANA ENGLARO 

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