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contributo inviato da gregorioconsoli il 5 febbraio 2009

Mancava solo il Governo. «Stiamo lavorando per intervenire», ha detto il Presidente del Consiglio ieri notte.

Viene voglia di urlare: lasciatela in pace! A prescindere da come la si pensi, devono essere insopportabili le interminabili discussioni e le mistificazioni che la famiglia Englaro deve subire giornalmente.

Mi chiedo: come può ciascuno di noi parlare del caso specifico di quella donna; non conosciamo lo stato fisico, le cure cui è sottoposta, le convinzioni che quella ragazza aveva. Non abbiamo idea se Eluana assomiglia davvero alle foto che vediamo ogni giorno o sia una donna invecchiata in un letto, con tutto ciò che questo comporta. Non conosciamo, e di certo non possiamo giudicare, lo stato d’animo di un padre che ha vegliato per cinque lustri la figlia in coma vegetativo.

Nonostante tutto, un’idea me la sono fatta. Non poggia su considerazioni legate ad Eluana e alla sua condizione. Poggia su principi generali, da me condivisi, che regolano la vita degli appartenenti a una comunità.

Sono fermamente convinto che ciascuna persona abbia il diritto di rifiutare di essere sottoposto a cure mediche che egli ritiene eccessive (inclusa la nutrizione artificiale e la somministrazione di farmaci per i malati di lunga degenza). Sono altresì convinto che tale diritto possa essere espresso da ciascuna persona nel momento in cui sta per essere sottoposto alle cure (con il consenso informato) ovvero tramite una indicazione preventiva volta a dare ai medici istruzioni qualora egli non fosse in grado di decidere al momento della somministrazione delle cure. In breve, ritengo che la vita di una persona appartenga alla persona stessa. So che tale diritto non è condiviso da tutti.

Lo stato di diritto prevede una pluralità di regole per consentire di accertare l’esistenza di una circostanza o la veridicità di una manifestazione di volontà. Ad esempio, una manifestazione di volontà può essere riflessa in un atto pubblico sottoscritto dalla persona interessata davanti ad un notaio. Ciò comporta che l’esistenza della manifestazione di volontà e la riconducibilità della stessa alla persona che ha sottoscritto l’atto siano vere (fino a querela di falso, dice il nostro codice). Ad ogni evidenza, ciò non è avvenuto nel caso di Eluana.

In mancanza di così forte evidenza, l’esistenza di una circostanza o di una manifestazione di volontà può essere accertata con un processo, davanti ad un giudice. Una volta esauriti i gradi di giudizio, e divenuta inappellabile la sentenza finale, si dice che il contenuto della sentenza definitiva attesta la verità giudiziaria. Questo, nel caso di Eluana, è avvenuto. Diversi giudici, ad esito di un lungo processo, hanno accertato che la volontà espressa di Eluana era quella di non sottoporsi a cure mediche da lei ritenute eccessive (incluse la nutrizione artificiale).

L’ho detto. Non entro nel merito della sentenza. Può essere condivisibile o meno. Può essere criticata e commentata. In uno stato di diritto, però, a prescindere dall’opinione che si abbia di una sentenza, la stessa deve essere rispettata e applicata.

E adesso, per favore, un po’ di silenzio. Non si usi questa storia straziante per distrarre l’opinione pubblica dalla crisi economica, non si usi per riaffermare il diritto all’eutanasia (che non ha niente a che vedere con Eluana) e non si usi per negare il diritto di scelta sui trattamenti sanitari.

A volte, il silenzio è d’oro.

TAG:  VITA  DIRITTO  ELUANA  TESTAMENTO BILOGICO 

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commenti a questo articolo 0
commento di Alezeia inviato il 5 febbraio 2009
Questa vicenda non va ulteriormente strumentalizzata. Pietà, silenzio e rispetto.
commento di versoest inviato il 5 febbraio 2009
Che pena insopportabile e che strazio emotivo genera questa vicenda. Il caso specifico reclama l'orrore per la crudele messa in scena mediatica e l'ipocrita strumentalizzazione politica. Chi ha certezze assolute su argomenti simili spesso dimostra tutta la superficialità del pensiero unilaterale. Se facciamo un minimo sforzo per comprendere quante sono le angolazioni e le prospettive dalle quali guardare alla morte e alla condizione umana forse potremo essere meno sicuri della certezza delle nostre idee. Pensare di risolvere l'enigma civile con l'affrettata emanazione di un Decreto Legge non è solo disonesto è crudele.
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