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contributo inviato da BlogMog il 3 febbraio 2009
In aula, per votare la riforma della legge elettorale per le europee. Prima, riunione del gruppo in cui quasi all'unanimita' (5 contrari e 2 astenuti) abbiamo deciso il voto favorevole al mantenimento delle preferenze ed alla soglia di ingresso al 4%.
Un po' di cronistoria, tanto per mettere in fila le cose: il PdL voleva cambiare la legge a maggioranza, introducendo liste bloccate ed una soglia al 5%; il PD, in tre passaggi formali (gruppo, direzione e coordinamento) aveva indicato come propria priorita' il mantenimento delle preferenze ed una soglia piu' bassa, al 3% (in quest'ordine). C'erano altri elementi che il PD riteneva utile inserire nella riforma: l'alternanza di genere, una ridefinizione delle circoscrizioni. Si e' arrivati ad un accordo complessivo, di tutti i gruppi, per la soglia al 4% e le preferenze. Mi pare un buon risultato, dato il punto di partenza e gli obiettivi che ci eravamo posti. Buono, anzi ottimo. 
Personalmente, trovo giusto l'inserimento di una soglia (3 o 4 cambia poco) non solo "per principio" (esistono 40 differenti posizioni su un medesimo tema, o piuttosto viviamo in un contesto politico ed istituzionale che ha fin qui incoraggiato le scissioni degli atomi, e la creazione di partiti ad personam?), e per coerenza - non e' nel dna del PD il progetto di semplificare la scena politica italiana, malata di frammentazione e dispersione? Ma credo anche che sia utile nello specifico caso del Parlamento Europeo, dove gli italiani (e l'Italia) soffrono della storica ed eccessiva frammentazione delle proprie delegazioni. Chiediamoci perche' non ci sono italiani ai vertici del Parlamento Europeo. Chiediamoci perche' il lavoro del Parlamento Europeo e dei nostri rappresentanti li' sia ai piu' oscuro. Chiediamoci perche' 40 parlamentari europei italiani nella corrente legislatura si siano dimessi nel corso del mandato. Bene, io credo che buona parte dei motivi siano riconducibili alla nostra legge elettorale. E credo che l'introduzione di una soglia possa aiutare (almeno su alcuni aspetti).
Personalmente, ero e resto convinta che, per le elezioni europee, il sistema delle preferenze non sia il migliore. So bene che in un panorama come quello italiano, in cui l'elettore non ha modo di determinare alcuna scelta sugli eletti al Parlamento nazionale - che vengono di fatto nominati dalle segreterie di partito o dal solo segretario -, le preferenze alle europee costituiscono quella finestra di democrazia minima senza la quale la partecipazione all'esercizio del voto diventa quasi un vuoto rituale. Lo so, ed e' il motivo per cui ho sostenuto la scelta del mio partito e del gruppo. Pero' credo sia sensato riflettere sul fatto che questo e' perche' in Italia viviamo un deficit di relazione tra eletto ed elettore che rende tutto grigio, senza darci la liberta' di capire le differenze tra un tipo di elezione e l'altra. Non e' un caso, se nessun altro paese elegge i propri parlamentari europei senza preferenze. Il punto e' che il lavoro a Bruxelles e' spesso oscuro, un po' tecnico, fisicamente "lontano". Richiede costanza, dedizione, una profonda vocazione europeista, e la rinuncia alla "visibilita'" che a volte sembra essere la droga della politica. Richiede energia - anche solo per spostarsi tra l'Italia, Bruxelles, Strasburgo -, ed uno spirito aperto al confronto anche interculturale. D'altra parte, prendere le preferenze necessarie per essere eletti, in circoscrizioni ampie come quelle attualmente previste in Italia, richiede una notorieta' che prescinde dal "rapporto col territorio", e che in un paese come l'Italia si raggiunge ad un certo punto - piuttosto avanzato - della "carriera" politica. Si candida chi puo' prenderle, tutte quelle preferenze. E chi puo' prenderle, in genere - con le encomiabili eccezioni -, non ha alcuna voglia di fare davvero, sul serio, il lavoro per cui e' stato eletto. E dunque rientra in Italia nel giro di pochi mesi, o anni, a fare altro. Quanti di quelli che avete votato l'ultima volta sono ancora la'? Oppure, se ha una certa disciplina, serieta' e vocazione europeista, lo svolge come una sorta di "pensionamento" - utile, ma privo di prospettive di medio termine. Gli altri paesi hanno un "personale politico" europeo, dedicato a quel lavoro - anche se non in via esclusiva, ma prevalente -, spesso giovane e quindi con la possibilita' di crescere in quel contesto, conoscerne le dinamiche e lavorare a progetti di lungo periodo. Noi siamo spesso turisti, nelle istituzioni europei. Le visitiamo, ci passiamo - ma quanti hanno il tempo, gli strumenti, la motivazione e la continuita' necessaria per lavorarci davvero, con serieta' e coerenza, diventandone attori credibili e riconosciuti? Non credo siano valutazioni irrilevanti - se solo si prende come punto di vista il lavoro da fare nel Parlamento Europeo, e non le dinamiche politico-partitiche nazionali, i tatticismi, le alleanze addirittura locali, i 2 o 3 punti percentuali in piu' o in meno per questa o l'altra forza politica.

Invece, purtroppo discutiamo di questo - preferenze, soglia di ingresso - e pensiamo ad altro: sopravvivenza economica di alcuni partiti, per i quali quella europea e' l'ultima istanza utile per ottenere finanziamenti che sono ossigeno vitale (ma allora parliamo di finanziamento pubblico ai partiti, e non di rimborsi elettorali - saremmo piu' trasparenti, piu' coerenti); alleanze locali o nazionali da privilegiare (a sinistra piuttosto che al centro); il sistema politico nel suo complesso, la legge elettorale nazionale, il referendum; o addirittura il PD (ci avvantaggia, ci danneggia) - come se le riforme non si facessero per il paese ma per se stessi, esattamente come accusiamo qualcuno di fare...
TAG:  LEGGE ELETTORALE PER LE EUROPEE  PARLAMENTO EUROPEO  PREFERENZE  SOGLIA DI INGRESSO  RIFORME 
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