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contributo inviato da occhiodelciclone il 31 gennaio 2009
Questa però è stata anche la settimana della ribellione di Lampedusa e dei suoi coraggiosi cittadini, della giornata della memoria, del pasticciaccio brutto di Di Pietro sul presidente Napolitano e del gelo Italia-Brasile; ma andiamo con ordine...

Comincio dalla diatriba del buon Tonino con il presidente Napolitano; stavolta dissento, profondamente. C'è modo e modo di contestare, democraticamente e civilmente, il capo dello Stato non tanto nella persona (cosa si può dire su Giorgio Napolitano?!?!) tanto nella figura spesso imbalsamata da una funzione di "mera rappresentanza" che la costituzione stessa prevede; dunque penso che i silenzi di Napolitano siano la necessità di esprimere l'equidistanza del super partes, così come il proprio ruolo prevede. Attaccare il presidente accostando il concetto di silenzio omertoso al "non interventismo" è pericoloso e controproducente per lo stesso Di Pietro e il movimento di tante persone per bene che c'è alle spalle. Tonino, la prossima volta pensaci...

Passo rapidamente all'incidente diplomatico tra Brasile e Italia, riguardo la latitanza d'oro del terrorista Battisti; io francamente non condivido la presa di posizione del Brasile ma le minaccie di embargo calcistico mosse dai pittoreschi ministri della repubblica sono delle prove di forza francamente ridicole; dov'era gli stessi ministri quando era la Francia a negare l'estradizione? Abbiamo pensato di boicottare la baguette o lo champagne? Piuttosto bisognerebbe lasciare spazio alle diplomazie che in silenzio potrebbero ricomporre la frattura e portare risultati migliori degli schiamazzi "pubblici".

A Lampedusa, invece, si sta consumando l'ennesimo errore di una politica dell'immigrazione lasciata in mano alla Lega come premio ricompensa per la vittoria delle elezioni: è del tutto evidente che fare diventare Lampedusa una nuova Guantanamo non giova all'immagine del paese nè risolve il problema; piuttosto svilisce il ruolo della stessa isola nel mediterraneo creando un problema che non potrà essere risolto stivando più clandestini possibili nell'ex centro di accoglienza in attesa di identificarli e rispedirli (come??? ) nel paese d'origine...

E infine, voglio dedicare un pensiero alla giornata dedicata al ricordo della Shoah; l'idea che un popolo possa arrogarsi il diritto di sterminare un altro popolo mi fa rabbrividire come guardare, come ogni anno i documentari su Auschwitz o sulla vita di Anna Frank. Ma, mi chiedo, come può un popolo che ha subito questo dolore infinito, questa ferita inguaribile, pensare di potere infliggere su un'altra popolazione un dolore simile? Perchè gli israeliani, che reputo un popolo pieno di storia e dignità, non comprendono come l'unica soluzione per la pacifica convivenza sia cercare di dialogare e basta? Tra le testimonianze del martirio subito dai palestinesi ho raccolto quelle di Gianluca Solera, scrittore, giornalista e studente (come si è definito) che ha passato due anni tra Israele e Palestina per "capire", poichè, come osserva giustamente, è l'unica cosa che dovremmo cercare di fare tutti; la cosa che mi ha sconvolto, tra le cose raccontate da Solera, è la consapevolezza della "disumanizzazione" dei soldati israeliani che, nella maggior parte dei casi, non considerano più esseri umani ma solo nemici i normali cittadini palestinesi (come, ad esempio, una donna incinta). Mi chiedo davvero se Israele non possa fare quello sforzo che è proprio di un grande paese, di iniziare il dialogo dando un primo grande segnale ossia liberando i territori occupati (aggiungo sul serio), oppure se sia ancora concepibile seguire una linea colonialista che preveda di fagocitare zolla su zolla anche i territori che fuorono assegnati circa 40 anni fa all'attuale governo palestinese.

La mia preoccupazione, dopo quest'invervento, è che qualcuno, dissennato come certi personaggi pubblici, mi possa dare dell'antisemita. Dopo l'intervento del ministro Frattini che ha accusato Santoro di fomentare l'antisemitismo (al dire il vero è stato abbastanza più esplicito), penso che si sia perso il senso della misura; un conto è criticare l'operato di un governo che, con motivazioni di fondo ben preciso, lancia un attacco deciso ad un paese limitrofo (con cui, cmq c'è un conflitto in corso da 40 anni) e un conto (come fa purtroppo anche la frangia più estrema di Hamas) è sostenere che Israele debba essere annientato. L'estremismo politico in Italia (o sei contro o sei amico) contagia situazione che, invece, richiederebbero grande diplomazia e senso della misura: il fatto che questo sia mancato alla Farnesina (vedi anche il caso Battisti) mi fa preoccupare parecchio.
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