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contributo inviato da team_realacci il 27 gennaio 2009
Roma, 30 giugno 2008

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 
AL MINISTRO PER LE POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI,
AL MINISTRO DELLA SALUTE,
AL MINISTRO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE 
 

Per sapere, premesso che : 

- sono stati segnalati numerosi casi, in molte regioni italiane, alcuni anche negli ultimi tempi, di morie di api; l’ultimo dei quali ha destato un particolare allarme ed è accaduto in Toscana in località Manciano. Gli apicoltori hanno denunciato che intere colonie di api sono morte a causa di una vera e propria intossicazione;  

- il quotidiano il Tirreno il 27 giugno 2008 riporta notizia e un’intervista all'Arpat, l’Associazione regionale produttori apistici toscani che ha studiato il fenomeno su un apiario sperimentale. I risultati delle analisi effettuate evidenziano che i sintomi sono quelli correlati all'utilizzo dei neonicotinoidi. Gli insetti hanno tremori, paralisi e perdita dell'orientamento. Ed è noto che se le api non riescono a tornare all'alveare sono destinate a morire. Tale patologia, definita dagli scienziati statunitensi “Colony collapse disorder”, si manifesta attraverso un collasso del sistema nervoso delle api impedendo loro di ritrovare la strada per l’alveare; così è stato per tutti gli alveari della Toscana, che hanno registrato una moria di insetti pari almeno al 30 per cento all’anno negli ultimi tre anni; 

- tale intossicazione pare essere correlata alla presenza di coltivazioni di girasole per le quali vengono spesso usati anche pesticidi di categoria neurotossica, ossia sostanze derivate da composti neonicotinoidi che risultano avere effetti particolarmente nocivi sulle popolazioni di api ma che potrebbero avere anche conseguenze sulla salute umana; 

- tale episodio è stato già denunciato alle autorità sanitarie della provincia di Grosseto; 

- la Coldiretti segnala che in Italia sono a rischio circa 50 miliardi di api in oltre un milione di alveari. Sono 27 i Paesi maggiormente colpiti dal fenomeno tra cui il Brasile, il Canada, l’Australia e molti Paesi europei come la Svizzera, la Germania e l’Inghilterra, con un picco del 75% di esemplari in meno registrato nello Stato del Montana negli Stati Uniti; 

- le api contribuiscono per l’80% all’impollinazione delle coltivazioni che costituiscono un terzo della nostra alimentazione, per un valore stimato pari a 2,5 miliardi di euro all’anno in Italia e ben 10 miliardi di euro all’anno nel mondo. Oltre che la maggior parte delle piante da frutto, dipendono dall’azione impollinatrice delle api anche la produzione delle colture foraggere fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento; 

- in Italia ci sono circa 50 mila apicoltori, 1 milione e 100 mila alveari, una produzione di oltre 10 mila tonnellate e un consumo di circa 20 mila tonnellate di miele all’anno; 

- altri paesi europei come Francia, Germania e Slovenia hanno già adottato misure di protezione preventiva in tal senso vietando o sospendendo l’uso di tali sostanze. In particolare, già nel febbraio 2004, la Francia ha vietato l’uso di sei insetticidi contenenti fipronil perché sospetti di essere la causa della moria di api. La decisione è arrivata dopo che la corte francese ha messo sotto indagine formale la BASF Agro – produttrice del Regent TS, uno degli insetticidi sotto accusa – e il suo amministratore delegato per la “vendita di prodotti tossici pericolosi per la salute degli uomini e degli animali”. Anche la Bayer CropScience France e il suo Direttore Generale sono stati messi sotto indagine dal momento che hanno commercializzato il Regent TS per nove mesi prima di venderlo alla BASF Agro;  

- in Italia non risulta che sia stato ancora preso alcun provvedimento in tal senso nonostante, già nel 2003, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – istituto referente del Ministero della Salute – abbia inviato alla Divisione fitosanitaria, fertilizzanti e delle sementi del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali la richiesta di sospensione cautelativa di alcune sostanze presenti nei fitosanitari, nei pesticidi e nei concianti per le sementi, che ha provveduto ad inoltrarla alla Divisione della sanità pubblica veterinaria degli alimenti e della nutrizione del Ministero della Salute;  

- pare che la stessa divisione del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali abbia inviato nel luglio del 2004 una seconda nota alla medesima Divisione del Ministero della Salute nella quale nuovamente riportava la crescente preoccupazione da parte delle associazioni apistiche nonché la necessità evidenziata da importanti istituti di ricerca di condurre studi approfonditi sugli effetti provocati da sostanze come l’Imidacloprid presente nel “Gaucho” prodotto da Bayer CropScience, un conciante per sementi, il thiamethoxan, presente nel neonicotinoide Actara, prodotto dalla Syngenta e il fipronil, un principio attivo presente nell'insetticida Regent TS prodotto da BASF Agro; 

- pare che il principale accusato della moria di api di due anni fa in Piemonte sia stato il Thiamethoxan, usato contro la flavescenza dorata – malattia che colpisce le coltivazioni di vite. Tra giugno e luglio del 2006 sono state ritrovate tracce di tale sostanza nei campioni di api trovate morte; 

- nonostante molte ricerche di laboratorio abbiano dimostrato l’effetto letale sul sistema nervoso delle api da parte dell’imidacloprid, contenuto nel Gaucho della Bayer CropScience, l’unica ricerca di campo esistente, per via dell’impegno economico che richiede, è stata condotta dalla Bayer che continua a detenerne l’esclusiva di pubblicazione e dalla quale risulterebbe che non è possibile trovare una diretta correlazione tra la morte delle api e l’uso del pesticida; 

- i mutamenti climatici hanno sicuramente un influsso sulla moria di api registrata a livello globale. Negli ultimi anni infatti le condizioni del clima hanno fatto coincidere la fioritura stagionale con gli interventi fitosanitari praticati per le semine del mais. L’accavallamento dei trattamenti pesticidi praticati anche su altri prodotti come la barbabietola da zucchero, il girasole e il pomodoro porrebbero essere tra le principali cause della riduzione massiccia delle popolazioni di api; 

- i principi attivi contenuti in sostanze come quelle sopraelencate hanno una degradazione molto veloce che non permette ai ricercatori di rilevarne la presenza sulle api. Inoltre i principi attivi di tali sostanze vengono dispersi in aria attraverso le macchine seminatrici pneumatiche ricadendo sulle piante e sui fiori e disperdendosi nella rugiada mattutina ricercata dagli insetti a causa della siccità; 

- tra le concause del fenomeno pare esserci anche la diffusione di coltivazioni geneticamente modificate. Una recente ricerca del Department of biological science della Simon Fraser University della British Columbia, in Canada, pubblicata dall’Ecological Society of America ha evidenziato che nei campi coltivati con colza geneticamente modificata si è verificata una forte riduzione delle api presenti e un grave deficit nell’attività di impollinazione rispetto ai campi a colture convenzionali; 

- da anni le associazioni di settore come l’UNAAPI e la Federazione Apicoltori Italiani (FAI) sottolineano che sarebbe un errore pensare alla moria delle api come un problema che riguarda solo gli insetti e gli apicoltori. Esse rappresentano, infatti, un indicatore molto sensibile di rilevanti conseguenze all’insieme dell’equilibrio ambientale; vale la pena ricordare che l’ape domestica visita in media 700 fiori al giorno. Se si moltiplica questo dato per le 20 mila api di un solo alveare, in produzione primaverile o estiva, otteniamo che in un giorno vengono visitati 400 mila fiori, il che da un’idea chiara del ruolo importantissimo svolto dall’attività di impollinazione di tali preziosi insetti. Un apporto all’equilibrio ambientale e alla preservazione della biodiversità che, se venisse a mancare, avrebbe ripercussioni devastanti per la natura e la sopravvivenza dell’uomo. Ciò richiama alla mente il monito dell’illustre scienziato Albert Einstein: <<Se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita>>. 

Si chiede  

- al Ministro della Salute se non intenda sospendere in via cautelativa l’ultilizzo del fipronil, così come avvenuto in Francia, e del thiamethoxan e dell’imidacloprid applicando il <<principio di precauzione>> sulla base degli studi finora condotti; 

- al Ministro della Salute, al Ministro delle Politiche, Alimentari e Forestali e al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare se non intendano dare avvio ad una ricerca pubblica sperimentale che analizzi il fenomeno della moria delle api nella sua globalità, tenendo conto della complessità delle cause individuate dagli esperti del settore fino ad oggi, come esposto in premessa, e che formuli una strategia integrata che si proponga di fornire soluzioni a breve termine per affrontare l’emergenza nonché azioni di lungo periodo, tra cui, in particolare, una revisione dei metodi applicati per concedere le autorizzazioni di commercializzazione e utilizzo dei prodotti sanitari che non si basi esclusivamente sull’effetto immediato di dosi letali ma tenga conto degli effetti che nel tempo essi hanno sull’ambiente e sugli ecosistemi.   
 

On. Ermete Realacci

TAG:  API  REALACCI  INTERROGAZIONE PARLAMENTARE  NEONICOTINOIDI 

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