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contributo inviato da Zadig il 27 gennaio 2009

 
   

Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano nonchè "maestro" di Gianfranco Fini e di tanti esponenti del sedicente Popolo delle Libertà, è stato uno degli ideologi dell'antisemitismo nostrano. Il 5 maggio 1942, sulla rivista "La Difesa della razza", scriveva queste riupugnanti parole:
«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome  e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose - fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue».

Rileggendole oggi scopriamo inquietanti analogie con i discorsi dell'On. Borghezio e del sindaco Gentilini. Ma un filo sottile lega queste parole ai pensieri di tanti sedicenti moderati: quelli che si inquietano perchè a scuola ci sono troppi stranieri, che si lamentano perchè "quelli là rubano il lavoro", che non perdono occasione per dire che "i rom sono tutti ladri". Spesso sono timorati di Dio e vanno alla messa domenicale per stare in pace con se stessi. E a noi, che pur essendo atei ci sentiamo vicini alle parole di Cristo, ci guardano di soppiatto e ci additano come traditori. Se davvero non vogliamo dimenticare, se davvero non abbiamo dimenticato, dobbiamo batterci con tutte le nostre forze contro le nuove forme di razzismo. Che sia la violenza palese dei seguaci di Borghezio, la subdola rivendicazione identitaria degli emuli di Marcello Pera, il negazionismo dei lefevriani riabilitati dal Papa, non fa differenza. Il razzismo, comunque si presenti, è destinato a generare mostri.

TAG:  RAZZISMO  BORGHEZIO  EBREI  STRANIERI  ALMIRANTE  PERA  GIORNATA DELLA MEMORIA  DIFESA DELLA RAZZA 
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commenti a questo articolo 5
commento di luigi cacialli inviato il 28 gennaio 2009
Dimentichi che nel PD ci sono tanti cattolici che non accetterebbero mai l'abolizione dell'otto per mille. Il PD si è rivelato spesso incapace di smarcarsi dai teodem, come dimostra l'uscita dalle aule parlamentari per non dividersi sul caso Englaro o il sostegno al governo Berlusconi per ripristinare i contributi alla scuole private (mentre si toglievano soldi a quelle pubbliche). Credo che la strada per fare del PD un partito laico sia ancora lunga e tortuosa, ma non dobbiamo arrenderci. Quanto a Borghezio ti consiglio di leggere la sua biografia, puoi trovarne alcune anche su Internet. Ha un passato di picchiatore fascista, è andato in giro a dar fuoco ai clochard, le sue parole sono sempre intrise di violenza. Non rappresenta un disagio reale ma un pensiero razzista e reazionario.
Zadig
commento di franzbo inviato il 27 gennaio 2009
Sinceramente più che Borghezio che rappresenta un disagio reale dell'italia odierna trovo sconcertante la linea politica del Papa.
Ratzingher con l'ultima mossa si è schierato platealmente a favore dei negazionisti.
Una prima cosa che il PD potrebbe proporre è l'abolizione dei privilegi verso la chiesa cattolica e la cessazione dell'8 per mille.
Veltroni cosa aspetti a proporre idee concrete per far fronte a questa chiesa becera e medioevale?
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Zadig
Follonica
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