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contributo inviato da rudyfc il 14 gennaio 2009


RUDY FRANCESCO CALVO (da Europa del 14 gennaio 2009)

I politici siciliani di ogni schieramento si vantano di anticipare spesso dinamiche, alleanze, perfino assetti istituzionali che vengono poi esportati anche nel resto del paese. Si parla per questo di “laboratorio Sicilia”. Un laboratorio che in questo momento è in pieno fermento, a destra come a sinistra.

Sia il Partito democratico che il Pdl, soprattutto sul versante di Forza Italia, attraversano una fase di aspro confronto interno, mentre l’Udc, che dell’isola ha fatto negli ultimi anni la propria roccaforte, rischia di perdere la centralità acquisita in passato e, con essa, anche una buona quantità di consensi. In mezzo, il Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo osserva con attenzione queste dinamiche, ricercando il dialogo con maggioranza e opposizione, a Palermo come a Roma, e vantando il ruolo di unica forza schierata a esclusiva difesa dei siciliani. I risultati sono evidenti, come dimostra il sondaggio pubblicato pochi giorni fa dal Sole 24 ore, che pone Lombardo in testa nella classifica di gradimento dei governatori.

Una posizione di forza che gli autonomisti vogliono veder riconosciuta dagli alleati, Berlusconi in testa, anche con l’assegnazione di un ministero. Non sono mancati i segnali di disagio espressi dallo stesso Lombardo già in questi mesi, ma il più forte potrebbe arrivare oggi. Il Mpa ha già annunciato il voto contrario dei propri deputati al decreto anticrisi varato dall’esecutivo, ritenendolo troppo schiacciato sugli interessi delle regioni del Nord, e deciderà solo stamattina se votare no anche alla fiducia posta dal governo sul testo esitato dalla commissione. Un’ipotesi che ieri sera era indicata dagli stessi esponenti autonomisti come probabile.

Anche a Palermo, i rapporti tra Lombardo e la sua maggioranza non sono dei migliori. Anzi. La riorganizzazione del sistema sanitario e degli assessorati che il governo regionale sta portando avanti incontra forti resistenze nel centrodestra, soprattutto nell’Udc e nelle maggioranze interne a Fi e An.

A fare stabilmente sponda al governatore, sia nelle critiche “meridionaliste” al governo Berlusconi di cui pure fa parte, sia nell’azione amministrativa alla regione, è il viceministro Gianfranco Miccichè. L’obiettivo di questo asse è duplice: da una parte, sostituirsi al sistema di potere e di consensi costruito nell’isola da Totò Cuffaro; dall’altra, favorire Miccichè nella riconquista della guida di Fi in Sicilia, contro il patto attualmente maggioritario tra il ministro Angelino Alfano e il presidente del senato Renato Schifani.

Non se la passa meglio il Pd. La direzione del partito che si è riunita lunedì ha sancito ufficialmente la spaccatura tra il segretario regionale Francantonio Genovese e il capogruppo all’ars Antonello Cracolici. Oggetto del contendere è proprio l’atteggiamento da tenere nei confronti del governo Lombardo, con Genovese attento a evitare accuse di «inciucio» e Cracolici più disposto al dialogo e intenzionato a non escludere, in prospettiva, convergenze con il Mpa. Schermaglie che aprono la corsa al congresso regionale, che si terrà a fine marzo. Voci di corridoio vorrebbero già chiuso un accordo di ferro per portare alla segreteria Sergio D’Antoni. Accordo che escluderebbe l’area che fa capo allo stesso Genovese e a Nino Papania, che potrebbe essere il candidato (o almeno uno dei candidati) alternativo all’ex leader di Democrazia europea. Sia il regolamento congressuale che lo statuto regionale devono però ancora essere approvati dall’assemblea del partito, che si riunirà sabato. Due i nodi da sciogliere: aprire le primarie per l’elezione del segretario a tutti, o riservarle ai soli iscritti al Pd;  limitare o meno a due nomi la rosa dei candidati a segretario. Se non si dovesse giungere a un accordo, non è escluso l’invio di un commissario da Roma per gestire questa delicata fase pre-congressuale.
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