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contributo inviato da valeriopieroni il 13 gennaio 2009


Finalmente la lunga telenovela per Alitalia è finita. Ma è terminata con un finale molto amaro: questa operazione, complessivamente, ci è venuta a costare lo 0,3% del nostro Pil (3 miliardi di euro di debiti, tutti a carico di noi cittadini) e 7000 posti di lavoro in meno, rispetto al precedente accordo firmato dal governo Prodi con AirFrance….si, avete letto bene: con AirFrance, la stessa compagnia che adesso è stata di nuovo scelta come partner di Cai.

Però, nell'attesa che AirFrance si inglobi tutta l'intera compagnia, credo che sia arrivato il momento di cominciare a ritenere prevalente l'obiettivo di dotare il Paese almeno di un piano strategico di sviluppo del trasporto aereo, abbandonando definitivamente tutte le forme di protezione che lo hanno sino ad ora fortemente penalizzato, rispetto all'esigenza di "salvare" ciò che resta di una (presunta) "compagnia di bandiera", costi quello che costi.

Il Governo, infatti, dovrebbe procedere con decisione a incrementare l'accessibilità diretta di lungo raggio dell'Italia attraverso una progressiva ma decisa opera di liberalizzazione dei diritti di traffico. Parlo, in altri termini, di un processo reale di liberalizzazione che abbandoni le politiche protezionistiche di tutela della ex compagnia di bandiera che non hanno più ragion d'essere perchè limitano fortemente la mobilità dei cittadini italiani e quindi lo sviluppo del nostro Paese.

D'altronde sarebbe sempre dovuto essere solo e unicamente questo il prevalente interesse dell'Italia, non la vendita o il destino di Alitalia...

TAG:  ALITALIA  AIRFRANCE  SVENDITA  LIBERALIZZAZIONE  PIANO STRATEGICO DI SVILUPPO DEL TRASPORTO AEREO 

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