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contributo inviato da professional consumer il 12 gennaio 2009

Io cliente. Io che vivo in un mondo di merci dove tutto si deve acquistare; dove il rapporto con le persone, il mondo e le cose trovano dazio da pagare; dove colgo il senso all’agire, il significato al fare: non so fare altro.

Ecco, si, proprio in questo mondo il reddito non da' più supporto all’esser clienti; proprio qui “si sta ora, come d’autunno, sugli alberi le foglie”: non è un bel vedere!

Bè, toccherà allora mettere a punto un nuovo fare.

Costruire nuovi abiti di senso dove far abitare nuove abitudini per dare riparo a gente scioperata, ad umanità gracili ed attonite, a folle di prodighi sbandati; dare supporto ai timorati del prossimo, sprone a coscienze inquinate: un modo nuovo di stare al mondo.

A chi giova tal garbuglio?

Alle imprese agli impresari, ai commerci ai commercianti, al lavoro, ai lavoranti?

Parliamoci chiaro: forse è tempo di veder riconosciuto un reddito per quel prono esercizio- altro che sussidi, altro che sgravi- e così poter rinverdire antichi splendori, alleviare bisogni, sollazzare passioni, emozioni finanche esperienze.

Signori del potere, uomini di stato, potenti di turno, anime candide: quel tempo stringe!


Mauro Artibani

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10 febbraio 2008
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