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contributo inviato da cesare pisano il 29 dicembre 2008
Non pare scorgere spiragli di esili speranze in una guerra che, coinvolgendo tutti, riduce le energie al solo obiettivo di salvare la vita propria e programmare l'uccisione dell'altro.

Palestinesi ed israeliani, non solo per propria colpa, ma certamente per i progetti di altri, da molto tempo hanno normalizzato tutto il negativo che l'esistenza umana possa immaginare: morte e distruzione sono gli lementi che la mattina e la notte destano l'attenzione di tutti; un allerta continuo, che ha scosso definitivamente la psiche, che si è adattata, estraniando da sè tutti gli obiettivi di crescita.

L'assurdo, ma, nello stesso tempo la positività è data dallo sforzo, diventato naturale, di alzarsi la mattina e ricominciare la vita; e, lungo il corso della giornata e la nottata, attraversare tutti i momenti, convivendo con la reale possibilità di vivere gli ultimi istanti di vita.

Non hanno un futuro, non possono progettare, non possono costruirsi, vivono l'istante assaporandolo fino in fondo, perchè potrebbe essere l'ultimo.

Perchè starsene dentro se si muore lo stesso?

Meglio uscire e vivere, ignorando ciò che è sospeso come una lama sulle teste di tutti.

E non ci sono gioie nel sapere morto un palestinese, perchè, poi, la paura attanaglia l'israeliano nel saper con certezza la subitanea e feroce reazione dei palestinesi; il gioco si fa forte e si allunga e i decenni passano: e i grandi del mondo globalizzato girano per il mondo alla ricerca di spazi e luoghi per tenere conferenze di pace e progetti di collaborazione tra i due stati.

E cosa fanno i rappresentanti palestinesi e israeliani?

Si presentano con tutte le loro rappresentanze, anche, se sanno che è solo una mera formalità, un gioco mondiale tra grandi, quello di vedersi periodicamente per discutere.

A questo punto, solo Obama può costituire una speranza alla pace definitiva.

Ma Obama si schiererà?

Obama assumerà una posizione neutra dalla quale trovare il sistema che faccia scattare la molla dell'accordo?

Personalmente sono propenso per questa ultima soluzione; non posso pensare che il personaggio, che si è posto allo sguardo globalizzato, come qualcosa di nuovo, rifaccia lo stesso cammino, che ha visto il presidente Bush, e tutti quelli che lo hanno preceduto, fallire miseramente, perchè, probabilmente, non avevano nessuna intenzione di rimuovere gli ostacoli.

Secondo me, i giovani, delle due parti in lotta, esistono ed agiscono, molto probabilmente,
in forma automatica, come dei robot programmati a fare le cose che fanno.

L'impossibilità di un'esistenza normale sta per sfociare definitivamente nel paradosso di essere vissuta come cosa naturale; il fatto di nascere e morire dentro strutture di guerra, ove la morte è l'arbitro naturale, alimentata dalle due culture, è il sintomo che la vita ha perso il suo valore di essere e la morte ha stravinto la sua battaglia.

Nel terzo secolo ci sono, ancora, cannoni, eserciti, aerei, programmi d'invasione e di genocidi....

Nel terzo secolo non c'è solo la fame, la povertà totale, l'ignoranza, ma c'è la morte, ma non quella naturale per malattia od incidente, ma quella stupida e sensa senso, provocata dall'uomo per i suoi progetti politici ed economici.
TAG:  GUERRA  PACE  OBAMA  ISRAELIANI  PALESINESI 

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