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contributo inviato da xpress il 28 dicembre 2008

In Sicilia le Province restano. Per l'abolizione solo un voto

Le promesse di Berlusconi restano promesse e il presidente della commissione antimafia in Regione Sicilia, il democratico Calogero Speziale vede la sua proposta di abrogazione rimbalzare sul muro di gomma di Pdl e UdC. L'abolizione delle province in Sicilia infatti, potrebbe essere fatta in un giorno, a differenza di quanto servirebbe legislativamente  per il Parlamento italiano. Per questi Enti, in Sicilia, «Basterebbe un tratto di penna» come diceva pochi giorni fa la proposta portata in commissione Affari Istituzionali da Lillo Speziale. Ma la votazione ha visto presenti otto membri della Commissione su tredici e i quattro appartenenti al Partito Democratico nulla hanno potuto contro i voti di Pdl e UdC, malgrado Casini, a parole, si sia dichiarato più volte favorevole per la soppressione. Le promesse di Berlusconi, malgrado la campagna del quotidiano Libero, cui hanno aderito cittadini e gruppi di parlamentari, sono rimaste promesse, unitamente alle parole di Fini e alle indecisioni della Lega. Alla prova dei fatti nulla è cambiato e i costi esorbitanti di questi Enti sono rimasti tali: 890 milioni. Calcolo emergente da un rapporto ISTAT sui bilanci 2006. Per gli amministratori invece, il calcolo lo ha fatto Il Sole 24 Ore. Le indennità - 'paga base' che esclude rimborsi, diarie e altre voci, per i 315 consiglieri provinciali ammontano a otto milioni e 300 mila euro. Una esagerazione, scrive nel suo articolo sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella - noto, con Rizzo,  per il vendutissimo libro "La Casta".
 
Poteva essere un bel regalo per l'anno nuovo, scrive Stella, e le province siciliane più ancora delle altre non dovrebbero neppure esistere. Nello Statuto che il 15 maggio 1946 riconosceva l'autonomia della Regione vi è infatti l'art. 15 che recita «Articolo 15: Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana». Inutile dirlo, questo articolo non fu mai applicato, eppure lo scritto non lasciava spazio a interpretazioni e ribadiva che «l'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali». Proprio su questa parte dello Statuto Autonomo della Regione, Speziale ha tentato di incardinare la sua proposta. Abolite le province e i relativi astronomici costi, tutte le funzioni sarebbero passate ai Comuni. Semplice ed efficace. Qualche spostamento di personale sarebbe stato inevitabile, ma non certo siderale,  e i Comuni, con la loro maggiore  capillarità sul territorio, avrebbero potuto offrire ai cittadini qualsiasi  servizio più agevole e rapido. Evidentemente, troppo semplice ed efficace.
 
Mancano le tipiche, italiche complicazioni e soprattutto la possibilità di avere a disposizione enti 'utili' e legalizzati in cui poter suddividere in mille rivoli soldi pubblici. Stella ci dice anche come avvenne la regolarizzazione delle province. Partendo dall'inapplicato art.15 del 1946, queste restarono provvisoriamente in vita a suon di deroghe come amministrazioni straordinarie per un anno, due anni, tre anni, quattro anni... E poi ancora cinque e sei e sette... E poi ancora otto e nove e dieci... Finché nel 1986, dopo quarant'anni, l'assemblea regionale decise infine di smetterla con quella ipocrisia. E le province provvisorie furono ribattezzate: d'ora in avanti si sarebbero chiamate Province Regionali. Cosa fanno? Distribuiscono. Incarichi,  appalti, prebende, «nomine o proroghe di dirigenti, collaboratori esterni, consulenze varie». Il Natale dello scorso anno, Raffaele Lombardo - MpA - allora presidente della provincia di Catania, lo passò a firmare 57 documenti atti a questi scopi.
Rivelazioni che il periodico on line catanase "Il Dito" continua a fornire.  Insomma,  esagerazioni e  sperperi dove non mancano le ormai collaudate speculazioni immobiliari. Nino Amadore, giornalista del Sole 24 Ore (l'autore di La zona grigia, professionisti al servizio della Mafia), ha denunciato nei suoi scritti l'uso sconsiderato di queste amministrazioni. Stella riporta: 98.089 di spesa di indennità ogni centomila abitanti a Palermo, 389.705 a Enna. Alle 9 province già esistenti (una ogni mezzo milione di abitanti, con un massimo di un milione e 235 mila nel caso di Palermo e un minimo di 177mila di Enna) non sono state (ancora) aggiunte le altre tre di cui si parla da anni: Caltagirone, Gela e Monti Nebrodi. Le spese  raggiungerebbero cifre da progetti spaziali... Per fare il suo mestiere e il proprio dovere civile, Amadore è stato oggetto di pesanti intimidazioni. La sua auto è stata seriamente danneggiata e poche settimane dopo  il direttore del 'Sole', Ferruccio de Bortoli si è visto recapitare una busta con due proiettili

La proposta del democratico Lillo Speziale: 

Articolo 1: Le province regionali sono soppresse.

Articolo 2: Le loro funzioni sono trasferite ai liberi consorzi di comuni istituiti a norma dell'art. 15, comma 2, dello Statuto della Regione. Nelle more di tale istituzione, esse sono trasferite ai comuni, ricompresi nella soppressa provincia, che le eserciteranno in forma singola o associata.
 
Articolo 3: I dipendenti passano nei ruoli dell'amministrazione dei comuni, in una qualifica corrispondente a quella di provenienza.

Articolo 4: I beni, mobili ed immobili, di proprietà delle province sono trasferiti nella proprietà dei comuni.


E così via...

TAG:  COSTI DELLA POLITICA  MAFIA  REGIONE SICILIA  SOLDI PUBBLICI  INFO  ABOLIZIONE PROVINCE 
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