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contributo inviato da agoruggi il 23 dicembre 2008
Eccovi un interessante contributo che ho letto sull'Espresso del Signor Francesco che mi ha colpito. Leggetelo

Abbiamo i politici che ci meritiamo

Cara Rossini, cari forumisti, leggo volentieri da mesi i tanti dibattiti che si accendono sul forum. A volte ho scritto per proporre argomenti di dibattito che pensavo interessanti, altre volte (compatibilmente con i tempi perché sono un lavoratore dipendente non fannullone) sono intervenuto (effepi) per di dire la mia idea su alcuni dei temi proposti. Più spesso leggo i post e rifletto. Rifletto perché ritengo che ascoltare opinioni espresse liberamente da persone di estrazione socioculturale (si può ancora dire?) diversa che si confrontano su argomenti “sentiti” e “partecipati” possa arricchire: è uno spaccato della vita che, con tutti i distinguo, ognuno di noi vive. Questa premessa per presentarmi come forumista, perché è in questa veste che vorrei proporre a tutti un argomento di dibattito: perché non parliamo di (mala)politica spostando l’ottica della critica dai governanti ai governati? Poiché io credo nella validità assoluta del principio che la classe politica è l’espressione della cittadinanza che la elegge, ritengo (scoprendo l’acqua fredda) che se abbiamo questa classe politica è perché l’abbiamo votata e perché ben ci rappresenta. (La “legge porcata” è una scusa che vale per le ultime due elezioni: la delega in bianco la firmavamo anche prima altrimenti non avremmo avuto i “porci” a legiferare). E ritengo pure che i cittadini siano “in maggioranza” come la “loro” classe politica: corrotti e corruttori, elusori ed evasori, potenzialmente concussi, omertosi nella migliore delle ipotesi. E tutto sommato anche abbastanza ipocriti: sempre a fare distinguo del tipo “io non ho votato per …”, o “io non voto perché sono tutti uguali”, ma poi attenti a sapere se il commerciante tizio non fattura “per risparmiare l’Iva”. Oppure sempre pronti al lancio di accuse generiche contro “la Casta”, per poi godere della furbata quotidiana: “Luigino ha copiato il compito di matematica: è un grande”. Ed a proposito della “Casta”: mai concetto fu più infelice perché ha semplicemente dato un nome ad uno stato di fatto senza che ne sortisse una vera reazione anche (o soprattutto) per (de)merito dei media: se pure a Gasparri è permesso di usare il concetto di Casta per “sragionare” contro, senza che nessuno gli dica che da sempre è “nella casta” pure lui…aberrante!. Troppo facile prendersela “grillinamente” (altra anomalia italica: distruggere senza proporre nulla di sensato) con “i politici”: essi non ci sarebbero se non ci fosse una base di votanti che li sostiene aldilà di tutto. Prendiamo Clemente Mastella. Se questo personaggio ha potuto fare il giro di tutto il panorama partitico nazionale è soltanto perché ha una dote di voti “certa”: nel suo feudo ci sono alcune migliaia di persone che hanno votato, votano e voteranno sempre per lui indipendentemente dalla parte politica a cui si “apparenta” (altro termine aberrante di un politichese malato e farneticante). E come lui Del Turco, Villari, Dini, Capezzone, e prima di loro De Mita e tanti altri di cui non mi vengono in mente i nomi. E come loro anche il Sindaco Pinco del Comune di Vattelappesca, e l’assessore Pallino della provincia di Chissà Dove. Ma anche il Consigliere Caio della Bocciofila di San Nessuno, che se può, indirizza i voti del consiglio per comperare le bocce dall’amico del vicino di casa che a Natale gli regala una cesta di frutta secca che distribuisce agli altri consiglieri del suo gruppo la sera della Befana aspettando i doni dei Re Magi. Sicuramente nessuno di quelli che scrive in questo forum ha votato per questi personaggi, né grandi né piccoli, ma in tanti (“la maggioranza numerica” di cittadini) l’hanno fatto e lo rifaranno. E chiedersi perché li votano è una domanda retorica: perché sanno di poter trarre vantaggio dalla loro conferma in una carica elettiva di livello nazionale, regionale o comunale: perché sanno anche loro di poter mangiare un po’ di quella frutta secca a Natale e magari anche a Pasqua. In sostanza chiederci se c’è una questione morale nel PD, o se serve un codice etico per la politica, o, addirittura, chiederci se l’elettore “di destra” accetta la corruzione mentre l’elettore” di sinistra” la punisce, è “fare sofismi” da teorici della politologia: un esercizio divertente, ma che non approda a nessun risultato concreto: non è quella la strada. E per capirlo è sufficiente fare un giro per i circoli amatoriali e le bocciofile parrocchiali, e salire poi su su, nelle Asl e nelle Comunità Montane, nelle Università e nelle Forze Armate, nei Consigli Comunali e Provinciali, nelle Regioni fino al Parlamento: dove si amministra un minimo potere c’è sempre la gestione del consenso con la distribuzione di favori. Questa è l’Italia: e senza differenze tra Nord e Sud, in questo l’Italia è unita. Se si vuole comprenderlo, il problema va ribaltato: va affrontato dalla parte della domanda di favori non dalla parte dell’offerta. Finché ci saranno elettori disposti a “svendere” il loro voto per un po’ di frutta secca i politici non potranno che essere degli erogatori di favori, in un cortocircuito di democrazia che può durare in eterno, perché nessuno ha interesse a fermare il gioco dacché non è ipotizzabile che “chi vince” cambi le regole. E qui vincono davvero in tanti: politici corrotti, cittadini svenditori di voti, mafie, piccole criminalità e approfittatori di ogni genere. E vincono anche tutti quelli che “sguazzano” nel marasma, quelli che ancorché non direttamente implicati, lucrano del caos, del “turiamoci il naso” di montanelliana memoria e dell’ignavia di troppi osservatori distratti o indolenti. Roberto Saviano, con la gentilezza propria di un ragazzo perbene che cerca di trovare il senso a tanti perché di un paese malato, titolava un articolo su questi temi con : “La corruzione inconsapevole che affonda il paese” (sabato 20 dicembre la Repubblica). No, la corruzione non è inconsapevole. La corruzione è ben compresa da tutti, ed è da tutti accettata e “giustificata” con mille motivi diversi, facendo ricorso ad un’etica “a geometria variabile”: ad un’etica non più basata sul bene comune “superiore”, ma sul bene individuale-familistico e che si adatta per giustificare tutto quanto a questo bene egoistico si rapporta. Dal dopoguerra ad oggi, complice anche la crescita della ricchezza procapite, è divenuta questa l’etica del cittadino. In tanti hanno contribuito al suo avvento ed al suo consolidamento: la televisione e media in genere, il mercato, la Chiesa, lo “Stato”, gli intellettuali latitanti, i partiti e i sindacati, ma la responsabilità principale è comunque sicuramente quella di chi a questa “etica facile” si è avvicinato ed in essa ha trovato la soluzione migliore per l’approccio ai problemi della vita: l’italiano medio(cre).
Francesco Polverini

TAG:  GOVERNANTI  BERLUSCONI  QUESTIONE MORALE   

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