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contributo inviato da djazz il 22 dicembre 2008
 

Derivati della cannabis: efficaci nella sofferenza eppure diritto negato ai più


di Demetrio Bacaro

Il delta-9-tetratidrocannabinolo (THC) è un derivato della Cannabis, che fin dagli anni settanta ha suscitato un vivo interesse scientifico, da parte della ricerca pubblica e della case farmaceutiche, per alcune sue proprietà, derivanti dalla osservazione empirica che molti soggetti, affetti da patologie oncologiche e sotto trattamento chemioterapico, riferivano un notevole sollievo e maggior capacità di sopportare gli effetti collaterali (nausea e vomito su tutti) dei farmaci, se facevano uso voluttuario di Cannabis assunta per via inalatoria mediante combustione (se si facevano le canne per banalizzare).

 

Si procedeva quindi, con rigoroso metodo scientifico, al confronto fra i cannabinoidi , THC su tutti; ed i farmaci antiemetici convenzionali, inserendo studi a doppio cieco con placebo. Già da subito i risultati di questi studi dimostravano una capacità superiore, da parte dei cannabinoidi, nel contrastare, in alcuni casi nell'annullare gli effetti collaterali gastroenterici della chemioterapia.

 

Da allora la letteratura scientifica si è arricchita di numerosi studi condotti su coorti via via crescenti e tutti invariabilmente concordano sulla superiorità di tali alcaloidi rispetto alla farmacologia convenzionale.

 

In conseguenza di un autorevole review pubblicato sul “British Medical Journal” (in cui si analizzavano i risultati di oltre 30 studi su circa 1400 pazienti), che dimostrava come ci fossero evidenze scientifiche concordi sulla superiorità dei cannabinoidi, la Food and Drugs Administration degli Stati Uniti nel 1985 (23 anni fa!!) ne autorizzava la commercializzazione nel Paese, esempio poi presto seguito da Gran Bretagna, Canada, Belgio, Germania, Olanda, Svizzera, Israele e Sud Africa.

 

In Italia, come spessissimo accade in questo nostro Paese, la discussione, la ricerca e la commercializzazione del THC e degli altri derivati della Cannabis, hanno incontrato ed incontrano delle resistenze di tipo ideologico, con un'arretratezza culturale che ci pone una volta in più ai margini del progresso scientifico e della lotta alle malattie e al dolore fisico.

Così come proprio in questi giorni stiamo sperimentando a proposito della pillola abortiva conosciuta come RU486, sembra prevalere una visione pseudoreligiosa (diciamo a genesi dalla Genesi) ed ideologicizzata, per cui sembra di essere rimasti ancorati all'idea medievale del dolore “salvifico”, della sofferenza come strumento di condivisione della prova a cui si è sottoposti dal “cielo” e strumento per tenere attive le capacità di reazione del fisico e della mente.

 

Viviamo una delle nostre tante condizioni paradossali, per le quali i farmaci contenenti i principi degli alcaloidi dei cannabinoidi (come il Marinol ed il Cesamet) non sono commercializzabili in Italia, ma possono essere reperiti all'estero ed essere introdotti ed avviati al consumo, però, solo di singoli  pazienti, che abbiano la ventura e la fortuna di avere un reparto ospedaliero che ne richieda quantità idonee per il proprio dispensario, o che si trovino per caso ad abitare in una delle poche ASL del territorio nazionale, che autorizzano i propri medici di base a compilare un apposito modulo di richiesta, con tempi di consegna spesso non preventivabili, esponendo i Pazienti a lunghi periodi di scopertura famacologica, costringendoli a ricorrere al mercato nero.

 

Abbiamo così il paradosso di uno Stato che si dichiara laico, ma che soggiace spesso, come sappiamo, ai diktat vaticani, ignorando i possibili benefici di un farmaco nei confronti della purtroppo ampia popolazione dei soggetti sottoposti a chemioterapia, costringendoli poi a rivolgersi al mercato illegale, implementato dalla legislazione proibizionista: che ci sia una connivenza? Che la lotta all'illegalità sia solo un copertura per nascondere le collusioni con la malavita?

 

Se si aggiunge a tutto ciò il rapido progredire della ricerca su tali prodotti, che sta portando ad un rapido allargamento delle loro indicazioni cliniche (sperimentato ed accettato, ad esempio, l'effetto benefico sulle contrazioni spastiche in caso di paralisi neurogena, o addirittura nel Parkinson), rimane incomprensibile come si possa ritenere legittima, costituzionale, una situazione in cui i cittadini di uno Stato siano di fatto discriminati a seconda che abitino in determinati distretti (pochi e limitati in verità) della nazione piuttosto che in altri; un primo esempio di “federalismo” alla magnacciona che ci stanno proponendo?

 

A Roma, per esempio, solo 2 ASL nell'intera provincia sono attive per garantire il servizio di importazione dall'estero di tali prodotti; le lungaggini sono molte e le procedure complesse, però almeno in quei pochi territori è possibile; mi chiedo: qual'é il parametro che consente tale sperequazione? Quali sono i limiti di legge che impediscono ai pletorici dirigenti delle nostre Aziende Sanitarie di adeguarsi ad una modalità comunque prevista? Per costoro andrebbe previsto un contratto a tempo determinato, rinnovabile solo dopo la dimostrazione di risultati concreti, solo così si attenuerebbe il mal costume dell'impunità degli amministratori pubblici che non fanno il loro dovere e che, soprattutto, riducono i territori di loro competenza a dei feudi, dove possono disporre, come nel medioevo, della felicità e della sofferenza dei loro amministrati.


E' mia ferma convinzione, come neo segretario di Radicali Roma, occuparmi di questo scandalo, renderlo il più possibile pubblico anche con iniziative dibattimentali o con lotte non violente, in puro stile radicale, al fine di richiamare gli amministratori alle loro responsabilità, coordinandomi anche con i nostri parlamentari e le molte associazioni dei malati, perché la battaglia assuma quanto più possibile i connotati di una mobilitazione nazionale; affinché sia sanata la discriminazione territoriale a Roma e non solo e soprattutto si arrivi alla libera commercializzazione dei farmaci derivati della canapa anche nel nostro Paese.
 

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NOTE

 

Segretario Radicali Roma
 

TAG:  THC  CANNABIS  ANTIPROIBIZIONISMO  RADICALI ITALIANI 

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