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contributo inviato da marcello49 il 18 dicembre 2008
ahi serva italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Così recitava il padre Dante un pò di secoli fa, ed è facile dire che nulla è cambiato!

Propongo alcune considerazioni che mi sembrano pertinenti con l'attuale situazione.

C’è un aspetto del nostro essere italiani che purtroppo ci ha condizionato e ci condiziona pesantemente: una sostanziale mancanza di etica a livello individuale e collettivo che ha pregiudicato una sana evoluzione del nostro vivere civile e delle nostre Istituzioni e ha prodotto il disastro in cui viviamo.

L'ultimo caso di Napoli di cui tutti si scandalizzano non è altro che l'ulteriore manifestazione di una condizione  di endemica corruttela che ha permesso lo stato di  degrado in cui Napoli di ridotta.

Noi italiani non siamo peggio dei nostri amici tedeschi o francesi o inglesi etc. tant’è che se andiamo a vivere in quei paesi, ne assumiamo i comportamenti e riusciamo ad eccellere: perché qui, in casa nostra no!? Perché lì riusciamo a non sporcare, a pagare le tasse, a guidare con prudenza, a rispettare le cose pubbliche e a casa nostra no!?

Forse perché qui è tutto aleatorio a cominciare da quella cosa fondamentale che dovrebbe essere la CERTEZZA DEL DIRITTO che in Italia è tutto meno che certo! Badiamo bene: certezza del diritto non della pena come ora si usa dire! Questa deve essere una conseguenza della prima non una cosa che va per conto suo. La mancanza di questa certezza corrompe il rapporto cittadino – stato, corrompe l’alleanza che ci deve essere tra cittadino e stato. Inquina i comportamenti a tutti i livelli e produce una amministrazione magmatica che non funziona e diventa nemica del cittadino e non, come dovrebbe essere, al servizio del cittadino.

Se non si parte da questa osservazione, e cioè che ci deve essere una rinascita morale, nel senso più alto del termine, di tutti noi, sarà difficile andare da qualsiasi parte. Rinascita morale che non può essere ovviamente imposta, ma può essere aiutata con comportamenti etici di chi ha responsabilità pubbliche, a partire dalla politica, dalla magistratura, dalle altre istituzioni.

È assolutamente necessario ristabilire una credibilità a tutto tondo delle istituzioni e di chi le rappresenta. È necessaria un’opera di trasparenza totale a cominciare, per esempio, dalla abolizione del segreto di stato su quanto avvenuto negli ultimi 50 anni, per finire, ad esempio, lcon a rinuncia a qualsiasi schermo protettivo tipo autorizzazione a procedere etc... nei confronti della magistartura.

Sarebbe un bel messaggio da parte del  PD dire: non vogliamo avere segreti; rappresenterebbe anche una assunzione collettiva di responsabilità. Significa affermare che le cose non sono avvenute per caso ma perché si è voluto da parte di qualcuno che accadessero. Significa riconoscere che la Giustizia in Italia non ha mai funzionato dal dopoguerra in poi non per colpa dei magistrati o di uno specifico burattinaio, ma perché nessuno ha mai voluto che funzionasse; complice in questo la stessa Magistratura. Il suo non funzionare consentiva mani libere prima ai potenti di turno e poi a scendere, mani libere a tutti. Anche ai Magistrati. Da qui nasce la corruttela globale che ci ha avvolto in tutti questi anni e il degrado che ne è conseguito a tutti i livelli. È facile dire che non c’è uno scandalo finanziario, una strage o delitto politico che ha trovato soluzione compiuta nelle aule di giustizia. Dallo scandalo Montesi e da piazza Fontana in poi tutto è stato avvolto nelle nebbie politico – giudiziarie che non potevano che generare sospetti, certezze di connivenze, e discredito certo invece che giustizia certa!

Bisogna interrompere questa catena provvedendo non alla ennesima riforma ma a una rifondazione del pianeta giustizia agendo su due fronti:

  • semplificazione e disboscamento del corpo legislativo che sembra fatto apposta per consentire tutto e il contrario di tutto e complicare la vita all’organo giudicante e ai cittadini
  • riorganizzazione della macchina della giustizia, leggi Magistratura, che al momento lavora ad alto tasso di inefficienza per responsabilità interne (organizzazione del lavoro) ed esterne

Per avere una idea delle condizioni in cui si amministra la giustizia in Italia basta entrare in un tribunale e domandarsi in quale girone dantesco (dell’inferno) si è capitati.

Rifondare il pianeta giustizia è un lavoro che richiede anni, forse una sola legislatura non basta; ma è anche l’unico modo serio per liberare buona parte dell’Italia dalla situazione di illegalità in cui si trova.

Quando mai sarà possibile liberarsi di mafia, ndrangheta e camorra e tutto il resto del malaffare/malcostume senza una giustizia giusta, rapida ed efficace?

Questo è anche il prerequisito per liberare risorse economiche di enorme rilevanza. L’economia del sud è schiacciata dal peso della criminalità organizzata. E il Sud sta diventando sempre più anche NORD. Chi può aver voglia di rischiare come imprenditore due volte: la prima per il normale rischio di impresa, la seconda per il rischio criminalità; chi può aver voglia di pagare il pizzo alle mafie  in aggiunta alle tasse per lo stato? Domanda pleonastica, ma bisogna pur farsela se si vuole uscire da questa situazione.

Liberare l’economia dalla illegalità rimette l’Italia in piedi e le mafie in ginocchio.

Questo deve essere l'impegno e l’obiettivo perchè da qui vengono fuori le ingenti risorse aggiuntive necessarie per superare l'attuale momento di crisi economica e finanziaria e per garantire a questo Paese  le infrastrutture, i trasporti, la sanità, l’istruzione, la ricerca, l’equa fiscalità etc. e una Pubblica Amministrazione efficiente ed efficace in cui c’è meno gente pagata meglio e meno disponibile a compromessi poco onorevoli.

L’Italia liberata dal malaffare e dal malcostume torna a volare.

È possibile che in Italia fare un’opera pubblica, autostrada ferrovia o palazzo che dir si voglia, debba costare da quattro a dieci volte di più che in Francia Germania o Spagna? Questo succede non certo perché siamo più scemi! Forse succede perché qualcuno vuole essere più furbo! Forse succede perché l’interesse privato prevale su quello pubblico (tangenti?)! Forse succede perchè l’interesse di pochi prevale su quello della collettività (discariche, TAV, inceneritore etc. fatelo dovunque ma non da me?)!

Se non si rimette l’interesse pubblico al primo posto nella scala dei valori sarà difficile rimettersi in piedi e questo non può farlo chi dell’interesse privato e personale ne ha fatto una bandiera!

È vero che il pubblico non deve schiacciare l’individuo, ma è ancora più vero che l’interesse del singolo o di pochi non deve prevalere sull’interesse comune.

Come si può fare per ottenere questo risultato? In linea di principio non è molto complicato: poche regole semplici, chiare trasparenti e rispettate; divisione dei ruoli e delle competenze; processo decisionale che, assicurato il coinvolgimento di chi sia intitolato ad essere coinvolto, sia funzionale a decidere e non a porre veti!

Oggi in Italia l’unico potere forte è quello di interdizione: tutti possono dire NO, nessuno può dire SI !

In omaggio a questo potere si riesce a litigare indegnamente anche sulla vita e sulla morte!

Questa catena si deve poter spezzare e si può spezzare sulla base del principio di responsabilità: chi è intitolato a decidere, deve decidere e se ne assume la responsabilità di fronte agli elettori (se eletto) e di fronte alla legge facendo però in modo che non prevalga sempre la dietrologia: cosa c’è dietro una qualunque decisione? Quali interessi? Etc.

Come si vede si torna sempre al discorso dell’etica che deve essere alla base di tutto e verificabile.

Questo  comporta in primo luogo la necessità che la Magistratura sia veramente al di sopra di ogni sospetto e oggi, purtroppo non siamo certo in questa situazione.

Sono necessari poi degli affinamenti istituzionali. Bisogna  rivedere i compiti e i ruoli delle varie amministrazioni; stato, camera e senato, regioni, province, comuni, non possono tutti essere competenti sulle stesse cose.

Partendo dal basso si deve definire l’area di competenza delle singole amministrazioni, nel caso di conflitti tra organi allo stesso livello, si escala al livello superiore che deve decidere nell’arco di un mese; se non decide si sale di un livello e così via; e nel processo decisionale amministrativo non è consentito il ricorso alla via giudiziaria a meno di chiare illegittimità.

Le spese giudiziarie sono anticipate dalla parte ricorrente, salvo addebito successivo al condannato. Tale deterrente mira a ridurre le cause a perdere che non giovano a nessuno e intasano i tribunali.

Il processo, qualsiasi processo, si deve chiudere nel giro di un anno, salvo una sola proroga di un altro anno per gravi e giustificati motivi.

Sfrondare, sfrondare, sfrondare…. Basta pippe e andare al sodo! Questo si che sarebbe un bel PD, un PD che non si perde in lotte intestine e in chiacchiere ma assume un ruolo propositivo e propulsivo.

Si parla tanto di federalismo. Italia federale etc. ci si dimentica che in Italia c’è già un ordinamento regionale e cinque regioni a statuto speciale. Questo aveva senso nel 1948, forse non ha più senso dopo sessanta anni. Ma partendo da lì quanto ci vorrebbe a fare un statuto regionale valido per tutti e fondante dell’Italia federale, senza stravolgere tutto? Non potrebbe essere una riforma da affidare ad una commissione di esperti nominata dalle regioni con un rappresentante per regione e con un presidente nominato dal parlamento in seduta congiunta? E lo stesso modello non potrebbe adottarsi per tutte le aree di interesse comune stato-regioni: per esempio per sanità, istruzione, infrastrutture, trasporti etc. non potrebbero essere queste commissioni miste a presiedere alla riorganizzazione della macchina dello stato in modo da creare un modello organizzativo e un processo decisionale valido per tutti?

Queste sono proposte di banale buon senso. Possono funzionare? forse si. Ce ne sono di migliori? Sicuramente. Tiriamole fuori!

Ma la domanda è: c'è qualcuno nella attuale classe politica realmente interessato a far sì che le cose migliorino?




TAG:  DIRITTO  ETICA  MAGISTRATURA  MALAFFARE  PUBBLICO 

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