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contributo inviato da rudyfc il 18 dicembre 2008
La tempesta politica e giudiziaria che sta investendo il Pd appare realmente drammatica. L'immagine di quello che doveva essere il primo partito del ventunesimo secolo, destinato a durare per decenni, in grado di rinnovare la politica italiana e la classe dirigente del nostro paese, ne esce travolta.

Dico subito che molte indagini appaiono, dalle intercettazioni uscite sui giornali, con fondamenta talmente deboli, che difficilmente riusciranno a dimostrare una responsabilità penale dei politici coinvolti. Sono indagini, appunto, e servono a dimostrare se c'è dell'altro oltre a quello che appare in superficie. Diamo tempo alla magistratura.

Non è questo, però, il punto. Se il Pd vuole essere il partito del futuro, dovrà essere irreprensibile sul piano etico, prima ancora che su quello penale. Su questo tutti i dirigenti del partito sono d'accordo.

Alla base di alcune delle questioni giudiziarie di questi giorni c'è un radicamento del centrosinistra nei palazzi del potere locale che dura da molti, troppi anni. Amministrare un territorio implica inevitabilmente la necessità di avere rapporti con chi detiene altre forme di potere (economico, innanzi tutto). In alcuni casi, si tratta di personaggi "puliti", in altri un po' meno. Distinguerli è compito di un bravo amministratore, ma non sempre si può decidere di non parlare con chi non piace.

Si tratta di problemi che investono la classe politica in generale, e non solo il Pd. Quanti politici e amministratori siciliani sono stati indagati (o peggio) dalla magistratura per rapporti "a rischio", dalla mafia in giù? E, in gran parte, si tratta di personalità dell'Udc o di Forza Italia, perché quelli sono i partiti che detengono la più grossa fetta del potere politico nell'isola.

Due sono le vie d'uscita possibili da queste commistioni che appaiono inevitabili. La prima è l'alternanza di partiti e coalizioni alla guida delle diverse istituzioni. Per questo, ho sempre pensato che perdere una tornata elettorale non può essere un dramma per nessuno, ma semmai un punto di ripartenza. Lo penso anche relativamente alle ultime elezioni amministrative a Scicli. Si tratta, però, di un'arma a doppio taglio. Un ricambio al potere è utile, ma è anche vero che quando questo diventa troppo frequente, impedisce di portare a termine un lavoro che non sempre può concludersi nella durata di una legislatura. Anche per questo, in Italia nessuno è riuscito a portare a termine riforme importanti dalla nascita della cosiddetta Seconda repubblica.

L'altra soluzione consiste nel ricambio interno ai singoli partiti. Quando Veltroni sostiene che i politici coinvolti nelle inchieste non possono essere considerati come "figli" puri del Pd, ma bensì eredità di Ds e Margherita, ha perfettamente ragione. Per rinnovare tutti gli amministratori che fanno riferimento al Pd bisognerà passare per migliaia di elezioni (se consideriamo, comuni, province e regioni) e serviranno anni.

C'era però un'occasione immediata che si poteva sfruttare: le elezioni politiche. Lì Veltroni non ha dimostrato abbastanza coraggio nella compilazione delle liste, proprio nel momento in cui appariva più forte all'interno del partito. Qualcosa è stata fatta, ma non è stato abbastanza. Ritengo che quello sia l'errore più grave commesso dal segretario dal 14 ottobre a oggi.

Ma ricambio interno significa anche rinnovamento della classe dirigente del partito, a tutti i livelli. L'introduzione delle "primarie" interne doveva servire anche a questo. Purtroppo, però, in molti casi (soprattutto in ambiti territoriali più ampi, come nel caso delle regioni o dell'intero paese) le primarie non si vincono se non hai la "macchina" del partito a sorreggerti. E al volante di quella macchina c'è inevitabilmente chi negli anni passati ha avuto modo di costruirsi un radicamento in tutto il territorio. Cioè, i soliti noti. Per cui, può vincere le primarie anche un "uomo nuovo" o un "innovatore" (In questa seconda categoria colloco anche lo stesso Veltroni), ma sarà comunque costretto a rendere conto a chi ha contribuito alla propria elezione. Così non se ne esce.

La soluzione può essere allora solo un intervento dall'alto, che azzeri o quasi la dirigenza attuale e trovi contributi nuovi, con la forza e l'autorità necessarie a guidare e costruire il partito senza condizionamenti. Questo intervento, però, appare improponibile oggi che Veltroni è molto debole all'interno del Pd, a meno che non ci sia un passo indietro evidente da parte di chi ha indubbiamente lavorato per indebolirlo e si conceda al segretario un periodo di tregua e poteri straordinari per intervenire sulla gestione del partito, dal piccolo comune fino agli organi direttivi nazionali. Da parte sua, il segretario dovrà garantire il rispetto della pluralità interna, ma solo a chi si dimostra in grado di fornire forze realmente nuove e dia loro sufficiente indipendenza. Una cosa che non credo avverrà mai, né tanto meno si potrà verificare nella direzione di domani.

La gente nuova e che ha voglia di novità c'è dentro il Pd, è pronta a rimboccarsi le maniche per costruire il partito che le è stato promesso ed è stanca di dover subire attacchi per quello che dirigenti e amministratori del partito commettono altrove, senza che ci sia una adeguato intervento da parte dei leader nazionali, segretario e non solo.
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