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contributo inviato da pinocomune il 18 dicembre 2008
 

sul corsera avevo letto con stupore quel giorno la lettera del papa a marcello pera, posta dal professore a prefazione del suo libro “perché dobbiamo dirci cristiani”. l’avevamo commentata con mia moglie mentre andavamo ad otranto. non capivamo alcuni passaggi, a me sembrava una colossale operazione pubblicitaria. ipotesi confermata dalla recensione involuta e ossequiosa della giornalista maria antonietta calabrò – apprenderò poi che era stata addetta stampa dell’autore!
non avevo avuto voglia di approfondire, anche perché mi sembrava che non ci fossero sulla stampa risonanze notevoli, nonostante le operazioni di tipo markettaro siano all’ordine del giorno, anche in questo campo delicato della religione.
mio figlio m. (“magari queste cose ti interessano…”) mi ha poi segnalato un articolo/recensione su noisefromamerika che fa a pezzettini l’arringa filosofica di pera.
mi aveva colpito una considerazione che condividevo fortemente, e che si riferiva al problema più grosso che mi era sorto leggendo la marketta del papa: se il cristianesimo è tutta questa cosa che sostiene ed è sostenuta dal liberalismo, e costituisce la natura dell’europa, dove sta la sua universalità? e che cavolo vanno o andiamo a dire agli africani e ai cinesi? li vogliamo tutti liberali cristiani e cristiani liberali? è questo il cristianesimo?

(ecco cosa scrive marco boninu su noisefromamerika: “La "furbata" di M.P. e sodali sta nel gettare tutte le maschere e dire da subito che a loro interessa il cristianesimo proprio come progetto politico pienamente liberale, che mi pare poi un modo accorto di smerciare, sotto mentite spoglie, contenuti dottrinari, quelli della chiesa cattolica, che senza i fronzoli di finto liberalismo non comprerebbe davvero più nessuno. La cosa che rende cinica tutta la faccenda è che la chiesa, con il pamphlettista Ratzinger, metta il suo bollino blu su tutta l'operazione, mostrando una disinvoltura che dovrebbe rispondere a una semplice domanda: perché fidarsi della devozione sospetta di persone che si proclamano atee? E se sono atee, queste persone a cosa sono devote? Al potere? Certo, uno può dire che non importa di colore sia il gatto, purché acchiappi i topi, o nel nostro caso le anime...ma sarebbe un triste pensare questo strumentalismo se fosse davvero praticato da chi ogni giorno aulicamente dichiara di conoscere verità eterne che non consentono, poniamo, di abortire a chi ha subito un stupro”).

a questo punto sono andato alla ricerca di altre prese di posizione sul libro. di scritto ho trovato una analisi esaltante di camillo ruini durante un dibattito con d’alema ed altri. non ho avuto proprio il coraggio di sentire, grazie al sito di radio radicale, cosa avesse detto d’alema.
mi sono imbattuto infine per caso in un testo che avevo scoperto tempo fa ed archiviato sul pc.
voglio riportarlo per intero questo testo.
penso proprio che marcello pera non saprebbe cosa farsene.
chissà se il papa della chiesa universale, non il teologo raztinger, si lascerebbe prendere dall’entusiasmo per questo testo così come gli è successo per il libro di marcello pera. eppure dietro il testo di pera, come dietro i testi dei “atei devoti” non sappiamo che vita c’è, sembra quasi che non debba interessarci, purché sostengano le “nostre” posizioni.

dietro il testo che riporto c’è una vita esemplare, vissuta alla luce del sole con estremo coraggio ed estrema semplicità.
non voglio paragonare i due testi, sono registri assolutamente diversi, hanno interessi e intenti diversissimi, e soprattutto uno è un non credente e l’altro è un credente.
ma il testo che riporto, e che ho riletto tutto, mi fa gustare il piacere di essere uomo, a prescindere dalla fede o non fede di ciascuno.
se di un pensiero ho bisogno per vivere, è di questo che potrei aver bisogno.


nel gennaio 1993 don tonino bello, vescovo della chiesa cattolica, sta morendo. finirà la sua vita il 20 aprile. ha compiuto da poco 58 anni.
in quel gennaio i giovani dell’azione cattolica di lecce lo hanno invitato ad un loro raduno. don tonino invia loro questo messaggio, rimasto inedito sino a poco tempo fa.


Carissimi giovani,
mi sarebbe piaciuto tantissimo essere presente, di persona, in mezzo a voi per comunicarvi, un po’, l’esperienza interiore che io, come cristiano e come vescovo, vivo; per comunicarvi anche un po’ di entusiasmo; per farvi vibrare all’unisono su certi temi del Vangelo, della Parola di Dio.
Comunque il mio stato di salute non mi permette di essere tra voi, ma vi trasmetto soltanto la mia voce: mi ascolterete per qualche minuto perchè voglio dirvi che il tema che voi state affrontando, quello dell’Annuncio, è tra i più belli, i più esaltanti per un credente. E vorrei dirvi, prima di tutto, questo: tutti quanti, come credenti, siamo annunciatori della Parola del Signore, dobbiamo trasmetterla agli altri, non possiamo trattenerla a nostro uso e consumo, non possiamo monopolizzarla, dobbiamo trasferirla agli altri.
Un credente che non trasmette all’altro la Buona Notizia, è un credente spento, che non dice nulla.
Nessuno può pretendere di salvarsi l’anima sua senza avere avuto una passione sconvolgente per l’uomo, una passione eversiva per l’uomo; così eversiva che ognuno di voi dovrebbe mettere a repentaglio la propria vita pur di portare un annuncio di liberazione, di speranza, di salvezza, a tutti coloro che gli passano accanto.
Il vostro annuncio cristiano prima di tutto deve essere AUDACE. Audace al limite della temerarietà. Audace perchè noi credenti non siamo portatori di prudenze carnali, della carne; non siamo portatori, cioè, di proposizioni belle e fatte, di equilibri che non sanno di nulla. Ci sono tanti uomini equilibrati, ci sono tanti uomini prudenti che pure non sono cristiani. Ma se noi non portiamo questo NOVUM, questa novità, e la novità sta proprio nell’audacia, saper dire sì-sì, no-no, trasferire le parole del Vangelo così come suonano: “se uno ti percuote la guancia destra, tu gira la sinistra”, “rimetti la spada nel fodero”, “con la misura con cui voi misurate, sarete misurati”, “perdonate e sarete perdonati”, “amate i vostri nemici, perchè se amate soltanto coloro che vi amano quale merito ne avrete?”.
Ci sono tante parole del Vangelo che noi abbiamo addomesticato, le abbiamo ridotte, le abbiamo decurtate, così per ridurle agli spazi della nostra prudenza umana, per cui tanti cristiani sono buoni, onesti, incredibilmente legati alle leggi della Chiesa e dello Stato, irreprensibili, però non hanno scatto, non hanno quella passione in più, non hanno quelle movenze che sanno veramente di audacia, di audacia profetica, che sanno dire con coraggio, davvero, la Parola del Signore e la sanno vivere.
Ecco perché io vi auguro tanto che l’annuncio per il quale voi siete stati chiamati sia un annuncio audace; non siate i depositari dello status quo, non dovete essere i notai della realtà … dovete essere i profeti del cambiamento. Perché se noi credenti non stiamo sulle mura della città per scrutare l’aurora che arriva, che credenti siamo?
Siamo soltanto delle persone normalizzate, che vivono tranquillamente la loro vita, che non fanno male a nessuno, anzi, fanno anche del bene alla gente, però sono incapaci di additare, soprattutto ai giovani che amano tanto la novità, le cose nuove che arrivano, i CIELI NUOVI E LE TERRE NUOVE che irrompono.
Tanti auguri ragazzi, perché il vostro messaggio, il vostro annuncio, sia stracarico di audacia, di temperamento e di coraggio.
***
Questo pensiero per me è molto forte: il vostro annuncio deve essere carico anche di UTOPIA. Utopia significa di sogno, di cose quasi irrealizzabili. Vi auguro che possiate essere sognatori. Vedete: il mondo non va male perché ci sono troppi che sognano, ma va male perché sono troppo pochi i sognatori. E il credente deve essere un sognatore. Non deve decurtare la verità per ridurla alle esigenze del vissuto, del reale, perché altrimenti sarebbe una mortificazione della Parola di Dio. Capite che cosa voglio dire? Il vostro messaggio, il vostro annuncio deve scavalcare di gran lunga le piccole realizzazioni che avete fatto in campo di solidarietà, di pace, di amicizia; né dovete lasciarvi scoraggiare dallo scarto che c’è tra l’annuncio che voi fate e le piccole realizzazioni che realizzate. Ci sono tanti giovani che non si scaldano per paura di dover riscontrare, un giorno, proprio questo gap, questa divaricazione, questo stacco tra le cose che hanno annunciato e le piccole realtà che sono riusciti a mettere in atto. E questo è un peccato; non dovete preoccuparvi!
Vedete, io mi batto tanto sul tema della pace, della giustizia, della solidarietà tra i popoli, nel mondo, nelle nostre città. Capisco bene, parlo contro la guerra … scompare la guerra nel Golfo e compare nella Bosnia, e compare nella Somalia. Verrebbe da dire: ma lasciamoci cadere le braccia, tanto è inutile, non c’è niente da fare; ci sarà sempre questa incolmabilità tra gli annunci che facciamo e le parziali realizzazioni che riusciamo a portare a compimento. No! Non bisogna fare così! Non bisogna fare così!
Bisogna tenere sempre deste le calde utopie, quelle che ci stanno davanti, quelle che irrompono davanti, tenere deste le calde utopie come Mosè. Vedete Mosè non è entrato nella Terra Promessa; è stato il condottiero del popolo ebreo, lui è morto sul monte Nebo, il Signore lo fece salire lì, gli additò la strada che portava alla terra di Canaan e il paese di Canaan, però gli disse: “Tu lì non entrerai. Però stendi la mano perché il popolo veda dove deve andare”. Noi siamo proprio chiamati a fare la parte di Mosè. Noi dobbiamo stendere la mano per additare le terre nuove, anche se sappiamo che non vi entreremo mai. Entreranno gli altri però, dopo di noi.
Guai ad abbassare la guardia. Guai ad abbassare lo spessore dell’utopia, la quota dell’utopia, sennò il nostro annuncio, ho detto, si adatta agli annunci normali. Diventiamo delle persone normalizzate che non portano più fremito, non portano più fuoco. Gesù ha detto: “Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra”. E noi che fuoco portiamo? Noi siamo cenere spenta, a volte ... viviamo nei nostri bivacchi, ma senza slanci, senza passioni, ho detto prima, senza passioni eversive che cambiano davvero l’umanità. Ecco perché ragazzi vorrei esortarvi tantissimo ad allacciarvi insieme con gli altri per produrre progetti di solidarietà, di pace, ma pensando anche al vostro ambiente, al vostro piccolo mondo antico, perché ci sono le ingiustizie in quota che si riflettono anche nei nostri piccoli centri urbani. Perciò vorrei esortarvi a che il vostro annuncio oltre che ad essere audace, sia carico di utopia e di sogno.
***
Vi dico un’ultima cosa, non vi voglio stancare, però mi sembra la più importante.
Il vostro annuncio oltre che audace, oltre che carico di utopia, quindi anche di profezia, deve essere carico di prassi. Deve essere un annuncio pratico, perché con le parole, oggi, non si comunica molto … si comunica più col silenzio, e più ancora si comunica con i fatti, con i gesti, con le scelte concrete, personali, individuali, con le scelte che costano. Vedete ragazzi, non dovete impressionarvi di fronte alla durezza della vita, di fronte anche ai compiti difficili che vi attendono. Io sono reduce da Sarajevo, sono andato con 500 persone, quasi tutti giovani; ho girato poi tutta l’Italia, in lungo e in largo, parlando a gruppi come voi e ho visto che c’è un’economia sommersa di audacia, di impegno: quante invenzioni, i giovani che fanno parte di gruppi ecclesiali, ma anche di gruppi che non si riscontrano nell’area della Chiesa! Quante invenzioni a favore dei popoli del terzo mondo, a favore dei poveri della città, dei bambini abbandonati, per sollevare le stigmate dalla fame, dell’ingiustizia. Quanta gente si batte davvero, perde tempo, consuma la sua vita, si appassiona a questi problemi!
Io qualche volta sono un po’ rattristato nel vedere i nostri giovani un po’ stanchi, un po’ flemmatici, pensosi soltanto alle loro cose, che si cinturano di sicurezze … per il resto, i problemi degli altri interessano fino ad un certo punto! Io vi vorrei esortare.
L’annuncio cristiano si fa quando tu il marocchino non lo emargini, quando il senegalese non lo respingi, quando il povero tossicodipendente tu non lo schiacci dall’alto della tua boria, della tua irreprensibilità. … Ecco … Questo è l’annuncio concreto. L’annuncio che si pratica nella contemplazione del volto. Il volto dell’altro. Nella Bibbia noi leggiamo: “Il tuo volto Signore io cerco. Fammi scorgere il tuo volto”.
Noi dovremmo dire: “Il tuo volto, fratello, io cerco. Fammi scorgere il tuo volto”.
Un volto, come dice Lévinas, un grande filosofo contemporaneo, che bisogna contemplare, che bisogna accarezzare, col quale bisogna entrare in rapporto dialogico. Coltivate l’amicizia, vogliatevi bene davvero! Ma non le amicizie effimere, che si sperimentano magari in un’accolta di giovani, come siete voi, venuti da ogni parte della diocesi, che fate festa, che vi inebriate per un attimo e poi, tornati a casa vostra, nel piccolo mondo antico, vi chiudete nel bossolo dei vostri piccoli problemi, corti corti, dalla vista miope.
Vorrei dirvi: allacciate amicizie davvero imperiture, che durino. Amicizie che costruiscono. Amicizie che trasmettono. Vogliatevi bene. Sperimentate il senso della comunione, con tutti. Guardate alla gente che soffre, che muore. Battetevi per loro, perché cambi la mentalità del mondo, che la mentalità della guerra non sia più quella vincente, la mentalità della violenza non sia quella che prevarica, non sia egemonizzante, ma prevalga la non-violenza, l’amore, il dialogo, il rispetto, il rispetto per tutti. Voi ragazzi questo lo potete fare. Potete introdurre questi germi di novità nel nostro mondo che è così triste, è così infiacchito. Voi questo potete farlo!
Quindi non un annuncio che si fa soltanto a parole: “Dio ci ama, Dio ci ama, Dio ci vuole bene, vuole bene a tutti. Io voglio bene a tutti …”, e poi non sai volere bene a Mario che ti ha detto una parola in contrario, …, hai offeso Marinella e pensi di stare in pace col mondo intero.
Amare il mondo intero è facile, ma amare un volto è molto difficile, e impegna veramente all’ultimo sangue! Impegna la tua esistenza, la tua vita! Ecco ragazzi … vorrei dirvi …
Collegatevi insieme, perché da soli non ce la fate. Unitevi in gruppi, fondatene, sperimentate … anche se va male; se ne chiude uno, se ne apre un altro … ma alla fine c’è qualcosa che vince, che va avanti. Soprattutto sarete segno, testimonianza per gli anziani, per gli adulti, i quali forse sorrideranno sulle vostre audacie, sulle vostre intemperanze, sui vostri sogni. Però, alla fine, rimangono contenti perché pensano: “Ecco, il nostro vecchio mondo lo stiamo lasciando in mani giovani, siamo sicuri che le cose cambieranno!
Auguri ragazzi, per tutto. Per la vostra vita, i vostri sogni, i vostri amori, per le compagne e i compagni della vostra vita. Auguri per i vostri familiari, auguri per i vostri compagni di scuola, per tutti i vostri amici.
Auguri perché possiate davvero essere capaci di progetti, non soltanto detentori di memorie.
Auguri perché tutti coloro che vi incontrano, la sera prima di addormentarsi, possano benedire Dio per avervi incrociati sulla loro strada. TANTI AUGURI.

Mons. Tonino Bello. Vescovo.



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8 febbraio 2008
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