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contributo inviato da corradoinblog il 16 dicembre 2008
Vista la loro palese incapacità a non litigare, e la voglia di tutto il popolo di sinistra di vedere finalmente dirigenti coesi, e i sondaggi in picchiata, i nostri chiamarono Veltroni a fare il salvatore della patria. Uòlter, solleticato nell'ambizione di una vita e sinceramente convinto di poter porre delle condizioni e di poter fare finalmente anche in Italia il partito democratico americano che da tempo sognava, accetta e si imbarca nell'impresa.
Dato che è anche lui ceto politico, commette l'errore di utilizzare l'investitura popolare delle primarie non per puntellare il governo Prodi, ma per lanciarsi in impossibili accordi istituzionali con un esperto di bidoni come Berlusconi. Per una specie di nemesi della storia, commette lo stesso errore del Baffino della bicamerale e così permette a un Berlusconi attaccato da tutti gli alleati di risorgere e di mangiarseli in un sol boccone, i suoi alleati riottosi.
Le elezioni anticipate vanno come dovevano andare. La campagna elettorale di Veltroni è certo troppo solitaria, ma per certi versi geniale e piena di idee e di entusiasmo. Ed infatti il risultato nazionale è il migliore possibile nelle condizioni date.
Ma la disgrazia del ceto politico del centrosinistra è la distanza abissale dalla gente, cosicché di fronte all'impuntatura di Rutelli, nessuno è in grado di dire al Cicoria una cosa del tipo TSRAR (Tutto Salvo Rutelli A Roma). La sconfitta a Roma distrugge Veltroni o, meglio, segnala il "liberi tutti" del ceto politico peggiore annidato nel PD. Veltroni, pugile suonato non dal risultato nazionale ma da quello romano, non sa reagire in tempo. Invece di chiamare a se il popolo delle primarie, quando ancora era possibile perché l'entusiasmo elettorale e delle primarie era fresco, per governare il partito nuovo contro la nomenclatura dei dirigenti, accetta di sciogliere la sua segreteria di giovani, di formare il direttorio dei vecchi col bilancino delle correnti, insomma di farsi commissariare. Nella speranza di rifiatare e di tenere insieme il partito, il partito reale e solito, quello fatto dalla somma mai veramente sommata dei ceti politici di DS e Margherita.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I bei discorsi veltroniani, le sue idee di innovazione, di bella politica, di riformismo moderno, di rottamazione del petrolio e ambientalismo del sì, si fanno rapidamente vacua perorazione di fronte a un partito che si trasforma in pochi attimi in un insieme di bande di amministratori e in centinaia di militanti sempre più sconsolati e sbandati. Anche in questa sua seconda esperienza di segretario, Veltroni non ha saputo governare la macchina partito - un disastro in organizzazione, con idee brillanti ma che restano idee.
Le bande di amministratori poi, comportano anche un conto salato da pagare. La Magistratura, che non è mai stata di sinistra (come alcuni si sotinano a credere) neanche durante la prima mani pulite, in parte fa certamente bene il suo lavoro, in parte annusa l'aria. E l'aria - e l'impagabile faccia di tolla di Berlusconi- dice che la questione morale esiste solo nel PD.

Che questo comporti il travaso di voti verso il furbo Di Pietro in Abruzzo, è in fondo la cosa meno importante. Ciò che conta, è il crollo della partecipazione elettorale. Le persone, pur di non votare PD (e non solo), non votano. E non votano perché la credibilità di questo nuovo partito è irrimediabilmente persa. Almeno fino a quando non ci saranno facce davvero nuove a tutti i livelli.



Quando si dice che il voto non è più ideologico o di appartenenza, si dice una cosa vera solo in parte, perché c'è ancora molta gente che si rifiuterà sempre di votare a destra (e, dall'altra parte, che si rifiuterà sempre di votare a sinistra). Però chi sta a sinistra è disposto a non votare, piuttosto che dare un voto turandosi il naso come ha continuato a fare in questi anni. E però c'è davvero anche una quota grande di voto mobile, che cambia da destra a sinistra in funzione di fattori complicati e semplici al tempo stesso. Ad esempio, l'amministrazione comunale di Veltroni alla fine si è concentrata o è stata percepita come concentrata essenzialmente su due temi: cultura e spesa sociale - ossia sul doppio target "intellettuali" e "poveri". Non ha dato risposte visibili di vivibilità concreta per chi non è né povero né intellettuale, le risposte sule buche nelle strade, sulla manutenzione del verde, sulla vera trasformazione del trasporto pubblico, incluso il coraggio apparentemente suicida dal punto di vista elettorale ma sicuramente pagante nel medio periodo di azioni drastiche di chiusura del traffico. In cosa, un cittadino medio, avrebbe dovuto trovare così qualitativamente ed anche moralmente diversa una giunta di sinistra che non ti cambia la vita da una di destra?



E' paradossale il controtempo italiano rispetto al resto del mondo. A un mondo in movimento rapidissimo e caotico, da Obama in poi, si contrappone un'Italia stabilmente rassegnata alla dittatura dolce del berlusconismo e al declino della chiusura leghista. A un mondo che si affida ai giovani, si contrappone un'Italia paese per vecchi.

Ostinatamente, iMille si vedono il 20 dicembre per fare il punto su ciò che si può fare ancora. Speriamo bene...

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Una nota sulle elezioni abruzzesi. In questa tabellina ho messo a confronto i voti delle recentissime politiche con le regionali. L'ultima colonna riporta la differenza percentuale fra un voto e l'altro, e dice cose molto interessanti:
  • ha votato solo il 73% di quelli che ad aprile lo avevano fatto (ovviamente le due platee elettorali non sono esattamente le stesse, ma la distanza di pochi mesi rende la cosa sostanzialmente irrilevante);
  • il PD ha preso molto meno della metà dei voti che aveva ad aprile (41%);
  • l'Italia dei Valori ha preso oltre il 40% in più dei voti che aveva ad aprile. In un contesto in cui complessivamente ha votato molta meno gente, l'aumento assoluto di voti è effettivamente un risultato eccezionale. Per spiegare il quale non basta certo la presenza del candidato presidente.
  • Il PDL ha preso fra il 55 e il 70% (a seconda se si considera di fatto nel PDL anche "Rialzati Abruzzo") dei voti che aveva alle politiche: Chiodi non è stato eletto con la maggioranza assoluta dei votanti, ed è stato eletto da molte meno persone rispetto a quelle che ad aprile avevano votato PDL. Quindi non c'è nessuna valanga di consensi al governo Berlusconi e alla PDL, ma semplicemente c'è la scomparsa della sinistra e del centrosinistra.
  • Niente di nuovo sul fronte della sinistra estrema: ammesso che ci sia, il voto della sinistra radicale non torna all'ovile ma, al più, passa dal voto "utile" al PD al voto "moralmente utile" a IdV.

   regionali  apr-08 Variazione %
Pd  106.410   277.190 38,4%
Democratici      7.507
 
PD Totale  113.917   277.190 41,1%
Idv    81.557     58.036 140,5%
Pdl  190.919   344.129 55,5%
Liberalsocialisti      7.753
 
Rialzati Abruzzo    40.256
 
PDL Totale  238.928   344.129 69,4%
Mpa    18.040     13.373 134,9%
Udc    30.452     48.534 62,7%
La destra 9597     26.376 36,4%
Sinistra Arcobaleno    12.054 26.248  
     15.435
 
Totale sinistra radicale   27.489     26.248 104,7%
 

 
Totale votanti  605.104 827558 73,1%
TAG:  SINISTRA  VELTRONI  DESTRA  VOTO  ABRUZZO  CREDIBILITÀ 

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