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contributo inviato da Stefano51 il 10 dicembre 2008

Solo un appunto, piccolo piccolo. Un dettaglio lessicale se vogliamo, ma che ha il suo peso in un momento delicato per il PD. Quando ci riferiamo ai problemi di democrazia interna o della esigenza di una maggiore circolazione delle idee; quando sottolineiamo l’importanza di radicare fra la gente e i suoi problemi, le specificità dei suoi territori; quando infine pensiamo ad una strategia inclusiva che sommi le diversità senza schiacciarle, che faccia arrivare alla testa del partito le peculiarità più significative di questo fare politica in giro per l’Italia, nelle regioni più ricche come nei più piccoli e depressi comuni, ebbene quando facciamo tutto questo, evitiamo accuratamente di parlare di un PD DEL NORD.

NON ESISTE un PD DEL NORD, e non esisterà mai altrimenti vuol dire che abbiamo già fallito. Esiste una Lega Nord che ha sempre coltivato il progetto – e continua a coltivarlo anche adesso, anche se non lo dice più apertamente - di una secessione della fantomatica “padania” dal resto del paese. Ma la democrazia ha nel suo dna i semi di una idea totalmente alternativa, la democrazia unisce per crescere, non divide. Chiacciari, Chiamparino, Cofferati e la Bresso e i tanti altri validi esponenti del PD che rivestono cariche elettive nelle regioni, nelle province e nei comuni dell’Italia settentrionale, non hanno bisogno e tanto meno credo che vogliano un Partito Democratico del Nord.

Hanno piuttosto urgente bisogno, in quanto titolari di un governo di prossimità che rappresenta loro quotidianamente i problemi della gente, di un grande partito che quegli stessi problemi non li inghiotta nascondendoli per mesi, aspettando che prima si arrivi a definire la linea del partito sui “grandi temi” che dovrebbero affrontare proprio quei problemi specifici, reali, pertinenti a ben individuati territori. Prima che di crisi strutturale, è dunque di un problema organizzativo e di democrazia interna che occorre discutere.

Non parliamo più di PD del Nord, faremmo la gioia dei leghisti separatisti, xenofobi e razzisti. Piuttosto pensiamo a far circolare più rapidamente le idee e definiamo il modo più democratico, trasparente e civile attraverso cui giungere ad una agenda delle cose da fare ( e in che modo farle) che sia la più completa possibile in ordine alle tante diverse specificità di questo paese. Non smarriamo adesso, soltanto perché la crisi è tremenda, la consapevolezza di quanto sia importante tenere unito questo paese, a cominciare dai partiti che rappresentano la sua gente. Lasciamo alla Lega e ai suoi alleati la triste responsabilità di provare a spaccare, di tentare di ritagliare privilegi dalle diseguaglianze. Non è su questo terreno che il PD, tanto meno un fantomatico PD del nord, potrà mai tentare di trattare accordi, perché se lo mai lo farà avrà già smesso di esistere un attimo prima.

IO voglio un partito a cui possa stringere la mano e guardarlo in faccia a prescindere da dove mi possa trovare, se a Venezia oppure a Siracusa. IO voglio un partito che metta al centro i valori fondanti della nostra democrazia, che renda obbligatoria la solidarietà reale fra tutti nei momenti di crisi, che coniughi la libertà e la giustizia sempre al plurale come beni condivisi e indivisibili. Voglio un partito che non mortifichi più di quanto ha già fatto le attese di chi lo ha votato da sinistra, scommettendo sul futuro di questo paese. Voglio il PD, e basta. Che significa partito democratico, e non perdiamo di vista questo aggettivo come già è successo con i democratici di sinistra. Dopo un po’ di tempo cominciarono a chiamarsi diesse, e diessini. E la sinistra scomparve, svaporò come neve al sole. Per questo ricordiamoci di non perderci anche stavolta per strada qualcosa di importante.

Stefano OLivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

TAG:  DEMOCRAZIA INTERNA  QUESTIONE SETTENTRIONALE  PD DEL NORD 

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