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contributo inviato da meltemi il 5 dicembre 2008
La tempesta perfetta dopo la crisi finanziaria sembra aver provocato anche la crisi della logica e dell'equilibrio mentale di politici, governi e banchieri centrali che sembrano aver perso ogni orientamento e si agitano come api impazzite.

Negli Stati Uniti nel mese di novembre sono stati persi 533.000 posti di lavoro, molto peggio delle previsioni più pessimistiche che facevano analisti ed economisti, aggravando le prospettive su tempi ed effetti della crisi sulla diminuzione dei consumi e della produzione e facendo sprofondare le borse nell'ennesimo venerdì nero.

Un meccanismo perverso che ha già costretto i tre top manager delle tre maggiori industrie automobilistiche americane a chiedere con il cappello in mano aiuti al Congresso per 34 miliardi di dollari che dovrebbero evitare la bancarotta. Come condizione del salvataggio i tre big promettono di ridurre i costi, tra cui prevedono il taglio di migliaia di posti di lavoro.

Non è paradossale se l'unica ragione per cui il Congresso dovrebbe approvare gli aiuti federali sarebbe quella di preservare i posti di lavoro? Invece democratici e repubblicani nicchiano preoccupati solamente che i tre top manager si riducano lo stipendio ad un dollaro simbolico e che forse 25 miliardi sarebbero meglio di 34.

Ancor meno preoccupati quando hanno speso centinaia di miliardi dei contribuenti per salvare Wall Street, o meglio per salvare manager, creditori ed azionisti delle banche, infischiandosene dei lavoratori e degli strati sociali più in difficoltà sotto i colpi della crisi.

Intanto le banche centrali sembrano possedute dal ballo di san vito e fanno a gara a chi taglia di più i tassi, inondando i mercati di liquidità che nessuno usa perchè nessuno si fida più di nessuno. A questi ritmi ci avvicineremo presto a quella situazione nella quale andranno ad azzerarsi i margini di manovra dei banchieri centrali.

D'altra parte è difficilmente immaginabile che i governi dei paesi maggiormente industrializzati e le istituzioni finanziarie sovranazionali possano fare qualcosa di più di quello che stanno facendo con molta confusione e senza alcun coordinamento.

Tanto per dare un’idea basti considerare che negli Stati Uniti il governo, le agenzie federali e la Fed, hanno impegnato sinora fondi per l’astronomica cifra di 8.500 miliardi di dollari, più o meno il doppio delle risorse impegnate a vario titolo dai ventisette paesi membri dell’Unione Europea, a sua volta all’incirca il doppio di quella stanziata dai paesi dell’Estremo Oriente, il che porta ad un totale che si pone poco al di sotto dei 15.000 miliardi di dollari, una cifra che purtroppo non arriva a coprire neppure il 15 per cento della montagna di titoli tossici in circolazione e che sono la causa della crisi di fiducia dei mercati.

Liquido infine con poche battute la sottovalutazione della crisi nel nostro paese da parte del governo ma anche dell'opposizione che stanno dando luogo ad un ridicolo ed esasperante teatrino. Sembrano discutere della piccola falla che si è aperta per l'esplosione  di un bullone in una cabina e litigano sul fatto se sia sufficiente usare il secchio o sia meglio la pompa aspiratrice per drenare solo qualche litro d'acqua senza accorgersi che tutte le camere stagne sono già allagate e la nave sta affondando nella tempesta perfetta.


TAG:  ECONOMIA  CRISI FINANZIARIA  ECONOMIA E FINANZE  WALL STREET  RECESSIONE  TITOLI TOSSICI  FORD  GM  CHRYSLER 

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commento di ilro inviato il 5 dicembre 2008
L'altro tema "cruciale" dei prossimi anni, conclude l'esponente del Pd, sarà "la gestione della non autosufficienza in tema di sanità" e spiega che tra qualche anno "il fenomeno esploderà", basta pensare, osserva, "che nel 2050 un italiano su sette avrà più di 80 anni e uno su 4 di questi sarà non autosufficiente".
commento di ilro inviato il 5 dicembre 2008
Enrico Letta nel corso del dibattito pomeridiano organizzato da Red su "Le riforme della speranza" nel trentennale delle leggi 180, 194 e 883, vale a dire le tre grandi riforme su servizio sanitario nazionale, aborto e chiusura dei manicomi approvate nel 1978.
"Attorno ai temi del welfare si costruirà la vera identità del Pd"
"certo le questioni istituzionali, quelle economiche, i temi della politica estera sono tutti importanti ma la sfida per l'indentità vincente del Pd del futuro passa attraverso le parole del Welfare".
"il problema del centro sinistra è che nel passato non abbiamo parlato molto delle cose di cui parlano le famiglie italiane a cena" e invita a centrare il dibattito "sulle cose concrete, questo per noi sarà fondamentale".
"Il Welfare sarà il tema cruciale dei prossimi anni, sia sul fronte sociale che sul fronte sanitario"
"a noi starà dare risposte non convenzionali visto che la nostra società complessivamente è cambiata rispetto a 30 anni fa e questa ci obbliga a spostare il baricentro del Welfare italiano che complessivamente nel 2008 è ancora centrato sul maschio adulto italiano mentre noi dobbiamo essere coraggiosi e spostare questo baricentro dalla centralità del maschio adulto italiano alla centralità della persona".
"come può pensare l'Italia di uscire dalla crisi se fino ad oggi ha giocato con la metà della squadra in campo, mentre l'altra metà è stata in panchina perché abbiamo costruito un Welfare che non ha reso possibile che nella nostra società fossero protagoniste intere parti che ancora oggi vivono ai margini". E a questo proposito, sul versante dell'occupazione femminile, sottolinea come in altre regioni del sud d'Italia, Campania, Calabria e Sicilia "hanno un tasso di occupazione femminile che è inferiore a quello di Malta che è al 27esimo posto nell'Unione europea".
L'altro tema "cruciale" dei prossimi anni, conclude l'esponente del Pd, sarà "la gestione della non autosufficienza in tema di sanità" e spiega
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