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contributo inviato da meltemi il 5 dicembre 2008
Il tre volte ministro dell'economia Giulio Tremonti fa marcia indietro dopo aver espresso, due giorni fa, preoccupazioni sul debito pubblico e sui titoli di Stato per giustificare la sua modesta manovra economica e dopo che il suo collega Sacconi aveva rincarato la dose evocando fantasmi di bancarotta all'Argentina. Ieri è tornato sull'argomento e, come ogni buon piazzista che si rispetti, ha tessuto le lodi della solidità dei nostri conti e della bontà dei nostri titoli di Stato per rassicurare gli investitori.

Il ministro Tremonti fa il suo mestiere, ma noi è da qualche tempo che, nel nostro piccolo, segnaliamo strane manovre speculative intorno al nostro debito pubblico. Abbiamo parlato di una Santa Alleanza tra Londra, Parigi e Berlino sempre più insofferenti delle evidenti anomalie presenti nel nostro paese, dalla politica economica seguita dal nostro governo a quella indecente concentrazione del potere economico nelle mani di Berlusconi, senza dimenticare l'ultima occasione di scontro, l'impudente e ottusa opposisizione del governo italiano al pacchetto ambientale fortemente voluto da Sarkozy.

E abbiamo parlato della crescente irritazione americana nei confronti di Berlusconi in influenti ambienti politici e di Wall Street, dove il potente miliardario Rupert Murdoch, editore tra l'altro anche della bibbia della finanza a stelle e strisce, il Wall Street Journal, conterà pur qualcosa.

Il problema non è dunque il nostro debito pubblico ma ha un nome e cognome e si chiama Silvio Berlusconi. Da qualche mese, mani forti, dietro le quali poi si muove anche la speculazione di chi non ha logiche politiche, stanno tenendo sotto pressione i nostri titoli di stato, come segnala lo spread sempre più ampio con il bund tedesco. Qualcuno sta scommettendo sulla bancarotta dell'Italia e della sua economia.

Prendiamo, come termometro, i famigerati Credit default swaps. I Cds sono contratti in cui, in cambio di una tariffa, una controparte garantisce la restituzione del debito, se il debitore fallisce e smette di pagare. Ebbene, all'inizio di novembre, il Cds in assoluto più trattato nel mondo era la protezione contro una bancarotta del governo italiano.

Come scrive oggi Maurizio Ricci su Repubblica 'il motivo maggiore di inquietudine è... la fragilità strutturale del debito. Nel 1995, il grosso dei titoli di Stato era nelle mani delle famiglie italiane, il "popolo dei Bot": il 40 per cento era nelle banche e solo il 10 per cento presso investitori esteri. Nel 2006, secondo gli ultimi dati disponibili del Tesoro, la situazione è completamente rovesciata: solo il 10 per cento dei Bot è in mano a famiglie italiane. Oltre il 30 per cento è nelle banche, il grosso (53 per cento) è, ormai, debito con l'estero.'

'L'incubo dei Bot ci accompagnerà per tutto il 2009, quando, asta dopo asta, il Tesoro si troverà a rinnovare i 200 miliardi di euro che, normalmente, rastrella sul mercato, in una situazione in cui il credito che circola resta asfittico e in cui paesi che, di solito, ricorrono poco al mercato vi entreranno, invece, in misura massiccia: gli analisti calcolano che, l'anno prossimo, i vari governi dell'eurozona chiederanno agli investitori prestiti complessivi per 2 mila miliardi.'

Una situazione ideale per chi volesse destabilizzare un governo che con le sue politiche e grazie a Berlusconi e al suo conflitto d'interessi (vedi guerra con Murdoch) si è già creato tanti nemici anche fuori dall'Italia, nelle cancellerie dei paesi più forti del mondo e negli ambienti finanziari internazionali. Purtroppo a pagare il conto di questa Armageddon finale non sarebbero solo Berlusconi e le sue aziende, ma tutta l'Italia.


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commenti a questo articolo 1
commento di meltemi inviato il 5 dicembre 2008
A sostegno di quanto detto su Cds e sullo spread Btp-Bund, aggiungo quanto ha scritto ieri il quotidiano Mercati Finanziari, che spiega anche come il mercato dei Credit default swap stia subendo un'impennata, nella prospettiva di un aiuto governativo a supporto del sistema bancario. «E chi vende questa protezione - si legge nell'articolo - a sua volta vuole coprirsi le spalle. Come? Vendendo Btp e comprando Bund». La conseguenza è che il costo per la protezione del rischio sugli investimenti in titoli italiani è schizzato negli ultimi tre giorni del 27%. In altri termini, assicurarsi contro il rischio di default dell'Italia, per un investimento di 10 milioni di dollari, costa quasi 180 mila dollari. Un dato che rimane ben lontano dal 40% di Paesi ad alto rischio come l'Argentina, ma la cui impennata equivale comunque ad un segnale della crescente diffidenza dei mercati nei confronti del sistema-Italia. Stesso discorso vale anche per i Cct a lungo termine, il cui rendimento si è allineato a quello dei Btp.
commento di rickyedo inviato il 5 dicembre 2008
Condivido al 100%. Aggiungerei inoltre la forte preoccupazione dal lato delle entrate tributarie. Il "lassismo" di Tremonti nei confronti dell'evasione fiscale è "patogeno" con tutto ciò che ne cosegue. Si segnala infatti la brusca frenata del gettito negli ultimi mesi mentre la spesa continua a "correre". Siamo messi davvero male!!! Occhi aperti sempre!!!!
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