.
contributo inviato da tano63 il 3 dicembre 2008

Ieri, per la prima volta nella mia vita, sono entrato nel circolo di un partito, quello che doveva cambiare il modo di fare politica in Italia, per tesserarmi.

L’ambiente era amichevole e cordiale, per carità, ma i presenti già fisicamente, erano gli stessi della vecchia nomenclatura partitistica, ovviamente locale, da cui il PD è nato.

Fino a qui può anche starci, ma scoprire che la logica filosofica, con cui il tesseramento viene effettuato, e soprattutto la metodologia usata, apporre una firma su una scheda, che non è numerata, e che di conseguenza lascia adito ad innumerevoli perplessità sulla legittimità dell’operazione, continua a sapermi di “vecchio”. Ovvero di politica tradizionale e conservativa, che ha, come unico obiettivo, quello di salvare le poltrone per chi già le occupa e sicuramente non le vuole liberare.

L’immagine che mi sarei aspettato sarebbe stata quella di trovare, per esempio, in quel circolo, uno di quei ragazzi che, dopo essere stati eletti qui nella provincia di Cosenza, alle elezioni giovanili del PD, sia all’Assemblea Nazionale che Regionale, ottenendo per altro, e con beneficio d'inventario, ben il 40% di preferenze. Ebbene, questi ragazzi, in blocco, si sono dimessi, per denunciare il marciume che ha contraddistinto una tornata elettorale in cui, in svariate sezioni, il numero delle schede scrutinate era maggiore del numero degli aventi diritto!

Mi verrebbe da dire ”cominciamo bene”. Quando sono andato a votare per le varie primarie, lo spirito era quello di chi vedeva, almeno nella forma, un modo nuovo e diverso di fare politica. Purtroppo mi sembra che i fatti non mi stiano dando proprio ragione. La logica di persistente occupazione degli spazi, sembra continuare, ed addirittura, auto legittimarsi, attraverso la cartina di tornasole del rinnovamento.

La cosa che secondo me, sfugge alla logica con cui questo partito è nato, e che le idee nuove vanno impersonate da persone nuove! E di questo, soprattutto, nel profondo sud, sembra, che nessuno voglia capire. Ma del resto, anche gli esempi, come dire, “verticistici” non sono da meno. Se continuiamo ad andare dietro alla bicamerale per risolvere, o creare, aggiungerei, altri problemi…….

RIFLETTIAMO……….. ma cerchiamo di capire che, come gli “abbronzati” americani dimostreranno, il mondo può cambiare, solo se gli uomini lo vogliono!

IL PD VUOLE CAMBIARE?

Gaetano Miele
TAG:  PD  POLITICA  PARTITO  RICAMBIO  STRUTTURA PARTITO  VERTICI PARTITO  RICAMBIO POLITICO 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
5 maggio 2008
attivita' nel PDnetwork