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contributo inviato da BlogMog il 2 dicembre 2008
Io ho passato gli ultimi 12 o 13 anni della mia pur non lunghissima vita dentro il PSE e l'Internazionale Socialista. Quindi e' possibile che io non sia obiettiva - ma di certo sono piuttosto ben informata. Quella che si chiama "famiglia socialista" e' un gran casino, per dirla senza giri di parole. Convivono linee politiche diverse, a volte conflittuali, su molti temi (se a qualcuno interessa posso dilungarmi in elenchi di esempi quasi infiniti). In sostanza, non e' un partito, ma una rete di partiti - com'e' per tutti i "partiti europei", purtroppo, e finche' l'Unione Europea non conoscera' una vera e profonda riforma istituzionale continuera' ad essere cosi'.

Ma il PD no, il PD e' un partito - e non vedo motivo per cui non lo sia, o per cui si possa giustificare il fatto che non si comporti come tale. Ora, un partito che firma due manifesti differenti per una campagna elettorale, a me pare che piu' che esprimere "pluralismo culturale" soffra di schizofrenia politica.

Se c'e' una funzione che e' propria dei partiti (per quanto ricordo dei miei studi universitari) e' quella di comporre idee ed interessi e dar loro rappresentanza. Un partito dove convivano diverse linee politiche (seppure compatibili tra loro, cosa che non sempre e' nel nostro caso) non e' un partito, ma una coalizione. Ma io avevo capito che essere un partito a vocazione maggioritaria non significasse introiettare le contraddizioni di una coalizione, bensi' provare ad esercitarsi in quel difficile compito di sintesi politica che ti porta a scegliere, tra diverse opzioni, quella che piu' risponde alle esigenze del paese che indichi come prioritarie (nel nostro caso, di modernizzazione).
 
Ma se non scegliamo, se non decidiamo, se non abbiamo una identita' (e dovrebbe pure essere facilmente comprensibile ed identificabile) ma due o centomila, non siamo un partito, non svolgiamo la funzione che ci e' stata assegnata (non dallo Spirito Santo o da Vespa ma da quelli che il 14 ottobre del 2007 ci hanno creduto, e magari ci credono ancora).

Io trovo che lo spazio naturale per il PD in Europa sia il PSE, rete di partiti di centrosinistra che puo' essere utilmente allargata e riformata, a partire da una piu' stretta connessione con i Democratici americani. Ma non e' questo il punto. Possiamo andare anche a finire altrove, o starcene da soli all'ultimo banco. Argomentero' la mia posizione, accettero' l'orientamento della maggioranza, e sara' quella la mia casa.

Sul PSE come su tutto il resto, dovremmo imparare a decidere. In modo normale, ordinario, sereno e per nulla drammatico. Un partito normale, fuori da questo strano paese, non ha bisogno ne' di congressi per decidere la propria linea su tutto, ne' di segretari chiamati a dire si' o no in splendida solitudine sull'universo mondo. Di solito, altrove, si istruisce la pratica, si discute, si decide - si vota negli organismi dirigenti, ed il risultato e' vincolante per tutto il partito, e chi lo rappresenta. E' un meccanismo che funziona meglio se esiste una pratica consolidata e trasparente, ovvero strutture di elaborazione politica stabili ed in stretto contatto con la complessita' del mondo la' fuori, ovviamente. Ma funziona anche altrove, dove i partiti non sono quelli tradizionali del '900 europeo.

Addirittura in America, quando si parla, non si esprimono posizioni personali (che non gliene frega niente a nessuno), ma quelle di un corpo collettivo che rappresenta milioni di cittadini.

Sarebbe sano, e intelligente, non fare drammi, congiure, faide o ripicche personali: le maggioranze sono o possono essere variabili, su una cosa la penso come la maggioranza del partito, su un'altra sono in minoranza - senza bisogno di armare eserciti contrapposti con divise di diversi colori.

Perche' alla gente, degli eserciti e delle opinioni personali, non gliene frega niente - ma saremmo noi a doverci interessare un po' di piu' di quello che interessa alla gente...
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commenti a questo articolo 9
commento di onirama inviato il 2 dicembre 2008
Ho letto il resoconto dell'intervento di Veltroni a Madrid. Desolante!!!!!!. Come si fa a dire che il PD non può stare nel PSE perché è democratico? Allora gli altri non lo sono? Quali sarebbero le altre forze riformiste e democratiche in Europa? Nel caso vi fossero perché non ci si può dialogare stando nel PSE? La verità è che questa classe dirigente ci vuol portare fuori dall'Europa per l'incapacità di decidere assumendosi le proprie responsabilità. Mi chiedo, se il PD non firma il manifesto del PSE, con quale programma si presenterà alle elezioni europee? ed in collegamento con quali forze? Così si accontenteranno Rutelli e gli altri clerico-moderati, ma si costringerà l'elettorato di sinistra a non votare PD alle Europee. E' semplicemente ridicolo pensare che il PD sia vicino ai democratici americani o a quelli indiani e non ai socialisti europei. Qualcuno ci vuole portare fuori dalla Storia, vuole violentare la nostra natura per puro interesse personale. Credo che sia arrivato il momento che coloro che vengono dai Ds, e dalla tradizione laico-socialista facciano sentire forte la loro voce.
commento di shining69 inviato il 2 dicembre 2008
In quale partito al mondo a vocazione maggioritaria non hai una situazione simile a quella che descrivi tu? prendi i democratici americani Clinton-Obama non erano solo una donna contro un negro, come i giornali hanno dipinto, ma erano due visioni economiche diverse, obama parla anche di redistribuzione del reddito tema lontano anni luce dalla clinton; questo è solo uno dei punti diversi. ma anche guardando ai labur inglesi ti ricordo che ken livingston si presentò alle elezioni di sindaco di londra in contrapposizione al candidadto di blair perche in disaccordo sulla privatizzazione della metropolitana di londra fondamentalmente, e se lo fece è perche sapeva che su questo punto avrebbe vinto visto come era andata la privatizzazione delle ferrovie.
ti ho fatto quegli esempi per mostrarti come la maggioranza dell'elettorato è lo strumento di sintesi purche pero sia rispettato da entrambi i concorrenti. nel primo caso la clinton ha appoggiato obama dopo le primarie e obama oggi la nomina a segretario di stato, carica che da ampia autonomia, pur avocando a se le decisioni ultime. nel secondo caso lo scontro tra blair e livingston fu sempre molto duro si arrivo ad andare in tribunale per la metropolitana di londra ma blair accetto che egli ritornasse all'interno del partito prima della sua seconda candidatura.
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10 febbraio 2008
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