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contributo inviato da simitan il 28 novembre 2008
 

 

In consiglio comunale il sindaco risponde alla Lega Nord

Ampliamento del Meduna «Non è stato ancora deciso»

Sull'interrogazione della consigliera Santa Zannier relativa alla pulizia delle strade in particolare di quelle del centro direzionale di via Galvani, l'assessore Ennio Martin, nel corso del consiglio comunale dell'altra sera, ha ricordato che da maggio è partito un nuovo sistema di spazzamento delle strade mediante l'utilizzo di appositi mezzi. Nel centro storico il servizio viene svolto ogni giorno, nelle principale strade settimanalmente e i marciapiedi vengono spazzati generalmente due volte alla settimana.

Il consiglio ha poi affrontanto la disamina della delibera illustrata dall'assessore Chiara Mio che ha proposto di approvare l'assestamento di bilancio sia in parte corrente che in conto capitale e il contestuale aggiornamento del programma dei lavori pubblici. Il documento è stato approvato con 25 voti a favore 2 contrari e 3 astensioni.

Il capitolo delle mozioni si è aperto con la prosecuzione della discussione in merito alla proposta dei consiglieri Elena Coiro, Emanuele Loperfido e Francesco Ribetti affinché fosse previsto il rilascio del pass per la Ztl ai residenti e agli operatori commerciali senza l'aggravio del bollo. Il segretario comunale ha precisato che si tratta dell'applicazione di una norma legislativa e che il Comune non applica le spese di istruttorie né beneficia di alcuna entrata. Aperto, ma non concluso, il dibattito sulla mozione presentata dai consiglieri Mara Piccin e Daniele Caufin che ha per oggetto l'ampliamento del Centro Commerciale Meduna. Il sindaco ha precisato che la questione riguarda la domanda di ampliamento e ridistribuzione della galleria commerciale del Meduna e non la piastra alimentare e che ad ora nessuna decisione è stata assunta in quanto nel disegno complessivo deve necessariamente essere presa in considerazione anche la questione legata al comparto commerciale del centro città. L'amministrazione ha concluso - non accoglierà la mozione, ma questo non significa che sarà concesso l'ampliamento perché ci si riserva di valutare le proposte

 

 

LA POLITICA

I regionali giustificano la loro assenza e Paolo Pupulin "accusa" il primo cittadino

(d.l.) - È polemica sulle assenze dei consiglieri regionali all'inaugurazione dell'anno accademico. Paolo Pupulin (Pd) spiega: «Non esiste aclun caso, i consiglieri erano tutti impegnati in Consilgio. Risultano, invece, incredibili e qualunquiste le affermazioni del sindaco Bolzonello». Anche il vicepresidente del Consiglio Maurizio Salvador precisa: «La concomitante sessione di lavori ha reso impossibile la presenza a Pordenone, non è stata disattenzione ma impossibilità. Detto ciò non mancherà occasione per confrontarci sull'importante tema dei finanziamenti universitari». E Piero Colussi chiede al Consorzio la convocazione quanto prima di tutti i consiglieri.

«Il messaggio del rettore dell'università di Udine - secondo l'assessore regionale Elio De Anna che precisa di non essere stato presente all'inaugurazione dell'anno accademico poiché in missione all'estero per la Regione - nasce dalle revisione dei finanziamenti da parte del governo all'università. C'è questa premesa da fare. Il ministro Tremonti - aggiunge De Anna - ha tagliato di circa il 7% i finanziamenti per incentivare le università a cercare nuove risorse nel privato e nei territori. L'obiettivo è quello di portare almeno al 14% l'intervento dei privati accanto alle risorse pubbliche che inevitabilmente stanno calando. E si badi che questo è un tasso ancora molto basso rispetto ad altri Paesi europei o agli Usa, dove l'università è finanziata per il 60% dai privati, mentre il pubblico interviene per il restante 40%». De Anna entra poi nel merito dell'allarme sui corsi pordenonesi dell'università di Udine. «Se le risorse pubbliche calano, l'università ha il compito di attrazzersi sul territorio per attrarre nuove risorse e convogere le eccellenze». I migliori medici degli ospedali, i migliori ingegneri, i migliori avvocati vanno coinvolti nelle collaborazioni universitarie. E così, l'università con il rettore in testa, dovrebbe coinvolgere ancora di più le aziende e le eccellenze del territorio. I migliori manager, i migliori fiscalisti ed economisti potrebbero avere un ruolo maggiore nell'università».

 

 

MERCOLEDI 26 NOVEMBRE 2008

Ater, solo tre alloggi su cento …agli stranieri

Trieste

(loma) Il totale di case assegnate dalle diverse Ater del Friuli Venezia Giulia a persone o nuclei familiari di cittadini stranieri, in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale ed esercitanti regolare attività lavorativa, è pari al numero di 787 e sono in corso di concessione ulteriori 9 alloggi. Una cifra che corrisponde allo 3,02% dell'intero patrimonio di edilizia pubblica residenziale, costituito al momento da 26mila alloggi assegnati. A dichiararlo, ieri all'apertura dei lavori del Consiglio regionale, è stato l'assessore Vanni Lenna in risposta all'interrogazione a risposta immediata presentata dall'esponente dell'Udc Maurizio Salvador.

«Si fa presente che le percentuali indicate sono calcolate in rapporto agli alloggi complessivamente assegnati - ha spiegato Lenna - le percentuali sono notevolmente più alte se rapportate alle assegnazioni di alloggi degli ultimi due/tre anni».

Andando nel dettaglio, per quanto riguarda le case assegnate dall'Ater Alto Friuli a persone o nuclei familiari di cittadini stranieri sono 57 su 1.048 alloggi occupati con assegnazione a dicembre di ulteriori 2 alloggi.

Per quanto riguarda le case assegnate dall'Ater Gorizia, si tratta di 28 su 4.114 alloggi occupati; la percentuale maggiore di presenza di immigrati stranieri si registra, con l'Alto Friuli, a Pordenone, dove l'Ater ha assegnato 178 dei 3477 alloggi occupati, pari al 5,12%, e sono in corso di assegnazione ulteriori 7 alloggi.

L'Ater di Trieste ha assegnato 212 su 10.784 alloggi occupati, vale a dire l'1,97% del totale, mentre per quanto riguarda le case assegnate dall'Ater Udine, 312 su 6.674 alloggi risultano occupati da famiglie, con una percentuale del 4,67\% sul totale complessivo delle assegnazioni e del 13,44\% sulle domande totali degli ultimi quattro anni (88 contratti).

«I dati che ha fornito l'assessore regionale Vanni Lenna dimostrano che il fenomeno dell'assegnazione alloggi Ater a cittadini extracomunitari è sotto controllo - ha poi commentato Salvador - nell'apportare modifiche alla legislazione vigente si devono tenere nella giusta considerazione queste informazioni». Salvador, che è pure vice presidente del Consiglio regionale, aveva presentato un'interrogazione a risposta immediata proprio per conoscere - prima del dibattito in Aula della norma di legge proposta dalla Lega nord e votata anche dal Popolo della Libertà e dal gruppo misto in commissione - il numero di alloggi delle Ater regionali occupati da cittadini stranieri regolarmente soggiornanti. «Credo che in base ai numeri forniti sostiene il consigliere regionale centrista si sia potuto decidere con cognizione di causa le modifiche da apportare alla legge. I dati fotografano una situazione che, seppur differenziata sul territorio regionale, è del tutto sotto controllo, pur tenendo in considerazione il fatto che tali percentuali sono notevolmente più alte se rapportate alle assegnazioni di alloggi Ater negli ultimi 2-3 anni. Il quadro ammette Salvador - è certamente diverso da 10 anni fam così come da quello che ci troveremo ad affrontare tra 10 anni. I numeri forniti, però, dimostrano che quello dell'assegnazione delle case dell'Ater agli stranieri non è un fenomeno che fino ad oggi ha privato i nostri corregionali degli alloggi di edilizia sovvenzionata. Per questo motivo ritengo che sia stato giusto ragionare e riflettere nel modificare la legislazione vigente, trovando una soluzione equilibrata che, in linea con il periodo richiesto per acquisire la cittadinanza, riconosce ai cittadini stranieri la possibilità di accedere ai bandi dopo 10 anni, anche non continuativi, di residenza nel territorio nazionale di cui almeno 5 in regione. Si può poi intervenire nell'ambito dell'attribuzione dei punteggi per l'assegnazione per disciplinare ulteriormente la materia».

 

 

Intanto è allo studio il rilancio di piazza Della Motta con bancarelle di alimentari e degustazioni organizzate dai locali

Piano per riqualificare il mercato

Il progetto della Fiva punta alla differenziazione dell’offerta merceologica

(A.S.) Dopo il manager per gestire l'attività commerciale nel centro storico - con il compito di differenziare l'offerta merceologica, tutelare i piccoli negozi e creare nuovi servizi d'intrattenimento - debutterà sulla piazza non solo locale, ma anche regionale, l'esperto addetto alla riqualificazione dei mercati settimanali. A questo progetto sta infatti lavorando ormai da sei mesi la Fiva Confcommercio di Pordenone, analizzando le caratteristiche del commercio ambulante, gli eccessi e le carenze dell'offerta e le esigernze dei consumatori. «Da quando nel 2000 il mercato è stato liberalizzato togliendo Rec e Tabelle merceologiche - spiega Andrea Maestrello, presidente provinciale della Fiva - le bancarelle del comparto tessile si sono moltiplicate a dismisura, diventando ora prevalenti, quelle degli alimentari si sono ridotte e molti prodotti di nicchia sono scomparsi. Penalizzando i consumatori. Sicchè ora si è deciso di procedere con un piano di riqualificazione, che riproponga, così come sta accadendo per il centro urbano, dove a breve prenderà vita il progetto pilota Tcm, Town center management, il sistema adottato dai centri commerciali artificiali, in cui l'offerta è calibrata e completa». Per quanto riguarda invece il rilancio di piazza Della Motta, dove gli ambulanti lamentano scarsi guadagni, è allo studio un progetto denominato la "Piazza dei sapori" poichè oltre a collocarvi alcune bancarelle in più di prodotti della Coldiretti, al fine di rendere l'area più attrattiva, anche i locali e la prosciutteria si sono detti disponibili a organizzare degustazioni all'esterno, nei giorni di mercato. «Ma con la normativa attuale non è un progetto facile da realizzare - dice Maestrello - poichè se si creano posteggi in più in seno alla ristrutturazione del mercato è necessario indire un bando per assegnarli, al quale tutti possono concorrere. Non solo coloro che vendono gli alimentari. Cosa questa fattibile solo se si crea una nuova piastra. In questo caso però, si ridovrebbe rivedere anche l'assetto dell'intero mercato, poichè le piastre alimentari sono state eliminate a favore di una distribuzione mista». Il percorso è dunque a ostacoli, ma l'assessore comunale Chiara Mio non getta la spugna. «Casomai temporeggio - precisa - anche perchè ultimamente i segnali che mi sono giunti dagli operatori di piazza Della Motta non sono più tanto tragici. Magari tra qualche mese le cose andranno ancora meglio, i consumatori si saranno abituati al nuovo assetto e non sarà più necessario intervenire». Il Comune rimane comunque intenzionato ad effettuare alla fine di gennaio il sondaggio tra i consumatori, per capire se gradiscono o meno la riorganizzazione del mercato, messa in piedi lo scorso giugno, e in caso contrario quali siano i suoi punti deboli.

 

 

MERCOLEDI 26 NOVEMBRE 2008

Carcere Il sindaco firma l’ispezione sanitaria al Castello

Pordenone

Il sindaco Sergio Bolzonello ha firmato ieri mattina il decreto che impone all'Ass 6 di ispezionare a fondo il carcere di Pordenone. Non solo. L'Azienda per i servizi sanitari dovrà farlo entro 15 giorni e poi inviare al primo cittadino una dettagliata relazione. «Voglio capire una volta per tutte - spiega Bolzonello - se il Castello è idoneo a proseguire nella sua attività di Casa circondariale. Nel caso in cui l'esito delle visite igienico sanitarie e strutturali effettuate dai tecnici dell'Ass 6 dovessero indicare che i locali non sono idonei, passerò al secondo atto con la firma di chiusura del carcere di Pordenone». Un documento, quello firmato dal sindaco che impone all'Ass 6 di effettuare le ispezioni, molto dettagliato che parte dal 1957, anno in cui per la prima volta si parò in provincia di realizzare una nuova struttura penitenziaria. Ma la parte più importante del decreto riguarda i quesiti che il sindaco ha posto all'Ass 6. C'è da ricordare, infatti, che ogni sei mesi i tecnici dell'Azienda sanitaria effettuano visite al Castello, ma sino ad ora non è mai successo nulla. Per prima cosa sono state chieste le "verifiche necessarie, avvalendosi di tutte le collaborazioni opportune per una idonea attività istruttoria, tecnica e amministrativa, per accertare le reali condizioni igienico sanitario e strutturali del fabbricato". Gli ispettori dovranno anche valutare se la struttura è in possesso dei requisiti minimi per continuare ad essere destinata a Casa circondariale.

 

Firmato dal sindaco il decreto che impone all’Ass 6 entro 15 giorni di accertare le condizioni della struttura

Carcere, al via le ispezioni sanitarie

Bolzonello: «Voglio sapere se il Castello è idoneo, in caso contrario ordino la chiusura»

Detto, fatto. Il sindaco Sergio Bolzonello, come avevamo anticipato nei giorni scorsi, ha firmato ieri mattina il decreto che impone all'Ass 6 di ispezionare a fondo il carcere di Pordenone. Non solo. L'Azienda per i servizi sanitari dovrà farlo entro 15 giorni e poi inviare al primo cittadino una dettagliata relazione. «Voglio capire una volta per tutte - spiega Bolzonello - se il Castello è idoneo a proseguire nella sua attività di Casa circondariale. Nel caso in cui l'esito delle visite igienico sanitarie e strutturali effettuate dai tecnici dell'Ass 6 dovessero indicare che i locali non sono idonei, passerò al secondo atto con la firma di chiusura del carcere di Pordenone». Un documento, quello firmato dal sindaco che impone all'Ass 6 di effettuare le ispezioni, molto dettagliato che parte dal 1957, anno in cui per la prima volta si parò in provincia di realizzare una nuova struttura penitenziaria. Bolzonello ripercorre le tappe da allora sino ad oggi, riportando, però, tutte le segnalazioni in cui - a vario titolo - le Istituzioni hanno lamentato carenze igienico sanitarie e strutturali. Ma la parte più importante del decreto riguarda i quesiti che il sindaco ha posto all'Ass 6. C'è da ricordare, infatti, che ogni sei mesi i tecnici dell'Azienda sanitaria effettuano visite al Castello, ma sino ad ora non è mai successo nulla. «So che all'interno del carcere non ci sono i topi e quindi le ispezioni che vengono svolte regolarmente non hanno mai portato alla chiusura - va avanti Bolzonello - ma questa volta ho preteso ispezioni più dettagliate e circostanziate». Per prima cosa sono state chieste le "verifiche necessarie, avvalendosi di tutte le collaborazioni opportune per una idonea attività istruttoria, tecnica e amministrativa, per accertare le reali condizioni igienico sanitario e strutturali del fabbricato". Non è tutto. Gli ispettori dell'Ass 6 dovranno anche valutare se la struttura è in possesso dei requisiti minimi per continuare ad essere destinata a Casa circondariale e nel caso la risposta sia positiva dovranno però indicare quali interventi siano necessari per il rispetto della normativa vigente e quali sono i tempi compatibili in relazione all'urgenza per far fronte alle carenze riscontrate.

Proprio per evitare franitendimenti il primo cittadino, forte delle vecchie relazioni, ha chiesto all'Ass 6 se "permane la situazione segnalata il 12 giugno 1984 dal prof. Ennio Gallo - allora responsabile del Settore igiene pubblica - in base alla quale la struttura complessiva risultava carente a tal punto da ridurre notevolmente, se non addirittura vanificare ogni sforzo diretto a migliorare la situazione igienica". Bolzonello ha anche preteso che l'Ass 6 certifichi, nero su bianco che - come invece sottolineato dall'allora pretore di Pordenone, Attilio Passanante, sono state superate le "gravi carenze sotto l'aspetto igienico-sanitario e le gravi carenze sotto l'aspetto dell'igiene del lavoro al quale sono adibiti gli ospiti e gli agenti di custodia". L'amministratore ha anche messo insieme tutti i riscontri e le verifiche effettuate sino al 2008 da più Istituzioni che sancivano l'inagibilità del Carcere sotto più aspetti. L'Ass 6, insomma, dovrà chiarire se tutte quelle condizioni negative sono state superate. In caso contrario - come appare evidente - Sergio Bolzonello entro fine anno firmerà l'ordinanza di chiusura che lascerà comunque alcuni mesi di tempo all'organizzazione penitenziaria per trovare altre soluzioni. Loris Del Frate

 

IL PROVVEDIMENTO

Dai 200 milioni del '57 al "no" della Regione

(ldf) La prima volta che emerse la necessità di realizzare un nuovo carcere a Pordenone era il 1957. Scrive il sindaco sul decreto che - su iniziativa degli organi giudiziari e penitenziari - era stato posto il problema a causa dell'inadeguatezza della struttura di contruire un nuovo carcere con progetto di massima per un importo di 200 milioni di lire. Da allora, ciclicamente, si sono alternate volontà politiche, carenza di fondi, sscelte diverse fatte dal Ministero e ispezioni che hanno sempre indicato l'inadeguatezza della Casa circondariale. Tra queste indicativa è quella che nel 1988 fece l'allora pretore Passanante che a fronte di "gravi carenze igienico sanitarie, logistiche, strutturali e normative", chieste di effettuare una accurata verifica per accertare "se c'erano le condizioni per tenere aperto il carcere". Relazioni più o meno simili sono state riportate da tutti i rappresentanti istituzionali. Non si può, inoltre, dimenticare il fatto che la vicenda fu oggetto di una diatriba per la proposta di costruire la struttura a San Vito. Proposta ancora in piedi. Oggi, dopo che con l'allora ministro Roberto Castelli fu bloccata la gara per la realizzazione della struttura con la formula della Finanza di Progetto e dopo che il ministro Clemente Mastella dirottò i soldi in altre strutture del Sud, la questione è finita in Parlamento, sollevata dal deputato Manilio Contento. A rispondere il ministro Angelino Alfano. «Approvata da parte della competente commissione la scelta dell'area della ex caserma di San Vito - ha spiegato - permane a tutt'oggi la problematica relativa ai fondi. Pertanto, qualora si dovesse proseguire su questa strada, sarebbe di importanza fondamentale il fattivo coinvolgimento della Regione ai fini di un'eventuale compartecipazione al finanziamento dell'opera». Ma da Trieste, anche se in maniera non ancora ufficiale è arrivato un "no". Le priorità, insomma, sono altre.

 

LA CURIA   Sulla situazione del carcere del Castello, nel recente passato, è intervenuto più volte anche il vescovo di Concordia Pordenone Ovidio Poletto che - in più occasioni - si è recato nella struttura penitenziaria per visitare e portare la propria solidarietà ai detenuti e a chi in carcere vi lavora. «La dignità delle persone - aveva detto il vescovo facendo riferimento alla situazione di sovraffollamento - non può mai essere subordinata ad altre situazioni». Domenica scorsa, dopo la presa di posizione del sindaco Sergio Bolzonello sulle ispezioni e sull'eventuale ordinanza di chiusura, era intervenuto anche il cappellano del carcere, don Piergiorgio Rigolo. «La situazione - aveva sottolineato il sacerdote - è tale per cui mancano gli spazi necessari per organizzare i momenti di vita comune come le previste attività, come i corsi di formazione e di riabilitazione sociale che fanno parte dei programmi di rieducazione e degli scopi stessi della giustizia».

GLI AVVOCATI   Immediatamente dopo il deciso intervento del sindaco di Pordenone è intervenuto anche l'Ordine provinciale degli avvocati che si è schierato a fianco della richiesta di Bolzonello. «Riteniamo - aveva detto Giancarlo Zannier, presidente dell'Ordine dei legali - che la presa di posizione del sindaco sia finalmente un atto concreto dopo troppi anni di chiacchiere sulla vicenda del nuovo carcere. Se vi è la volontà di procedere, si vada fino in fondo. Si faccia la nuova struttura, non ha importanza dove. Va bene anche San Vito al Tagliamento».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MERCOLEDI 26 NOVEMBRE 2008

L’Università bussa ai Comuni

 

Pordenone

Il giorno dopo l'allarme lanciato dal rettore dell'Università di Udine Cristiana Compagno sui tagli ai finanziamenti e il possibile ridimensionamento dei corsi pordenonesi, il Consorzio universitario guidato da Giovanni Pavan rilancia cercando anche di allargare ancora di più l'assetto societario del Consorzio stesso al territorio: i maggiori Comuni della provincia saranno coinvolti per valutare la possibilità di modificare lo statuto anche attraverso l'ingresso dei Comuni». L'obiettivo è duplice: rafforzare la presenza territoriale nell'università e cercare risorse economiche nuove. «Se l'Ateneo di Udine - afferma Pavan - ritiene come è stato ribadito che il Consorzio, che paga per l'82% le spese correnti dell'università pordenonese, rappresenti un valore aggiunto per la stessa università si vada avanti su questa strada. Noi siamo pronti». Il sistema imprenditoriale locale ritiene «impossibile - come sottolinea il presidente di Unindustria Maurizio Cini - pensare a un manifatturiero evoluto senza l'università».

 E l'assessore regionale De Anna sostiene: «Se le risorse pubbliche vengano meno, l'università si attrezzi per cercare nuovi soggetti privati sui territori disposti a collaborare».

 

Università, le imprese fanno quadrato

Il presidente Cini: impensabile evolvere e innovare senza le risorse umane sul territorio

Corsi universitari a rischio per il futuro? L'allarme lanciato dal rettore Cristiana Compagno all'inaugurazione dell'anno accademico sulla riduzione dei fondi potrebbe comportare una riduzione della presenza dell'ateneo di Udine in riva al Noncello? Situazioni alle quali il sistema produttivo pordenonese non vuole nemmeno pensare. «Credo che un territorio come il nostro - è la convinzione di Maurizio Cini, presidente dell'Unione industriali - senza un'adeguata università in grado di fornire risorse umane sempre più necessario in un'economia manifatturiera sempre più innovativa ed evoluta sia semplicemente impensabile».

LE IMPRESE.«Credo che l'allarme lanciato dal rettore - continua il presidente Cini - sia un giusto stimolo, una corretta provocazione. Ma non lo leggo certo come una minaccia al territorio pordenonese: non è stato detto "se non ci saranno fondi taglieremo i corsi del polo universitario pordenonese". Certo si è sollevato il problema di una focalizzazione dei corsi in base alla necessità dell'economia del territorio. Uno sforzo - aggiunge il leader degli industriali - che nel recente passato è stato fatto potenziando le facoltà tecnico-scientifiche. Insomma, in tempi di ristrettezza delle risorse è chiaro che l'università non deve essere un "laurificio", bensì un sistema formativo efficiente ed efficace che risponde alle esigenze del territorio». Negli ultimi anni l'imprenditoria locale - attraverso il Consorzio universitario - è stata uno dei protagonisti cruciali nel mantenimento e nel potenziamento dei corsi universitari di via Prasecco. Talvolta anche aprendo il portafoglio e finanziando direttamente alcune iniziative: il corso in Ingegneria del legno, per esempio, è stato fortemente richiesto ed economicamente supportato dalle imprese del territorio.

DEFICIT. L'intenzione di rimanere "alleati" con l'università da parte delle imprese viene dunque rinnovata. «L'interesse a supportare i corsi universitari sul territorio - insiste Cini - è scontato. È inimmaginabile che le aziende locali, come è accaduto in questi ultimi anni, non possano più contare su un sistema formativo in grado di fornire figure professionali e risorse umane che trovino utile sbocco nelle imprese territoriali. Anzi, sarebbe opportuno continuare nell'obiettivo di spostare il baricentro dei corsi sulle necessità più urgenti del territorio». E su questo fronte è opportuno ricordare che - nonostante l'università di via Prasecco "sforni" oltre 350 neolaureati all'anno - il tessuto produttivo ha più volte denunciato un "deficit" di ingegneri e di tecnici. E la presidente del Gruppo giovani di Unindustria Paola Snidero: «Le imprese hanno bisogno di "capitale umano" come l'aria. È chiaro che i corsi universitari devono basarsi sulla meritocrazia. È poi necessario considerare che serve una filiera della formazione: le scuole superiori eccellenti devono avere come sbocco corsi universitari che siano la naturale continuazione dei percorsi formativi».

SINDACI. «Dal rettore di Udine - ribadisce il presidente del Consorzio universitario Giovanni Pavan - abbiamo avuto la conferma che il polo pordenonese è un valore aggiunto per la stessa università del Friuli. Il Consorzio sta facendo un ulteriore passo avanti nel coinvolgimento del territorio. Oltre alle istituzioni, alle categorie economiche, ad alcune banche stiamo coinvolgendo anche i maggiori comuni del territorio». Sui circa 1.900 studenti, più di mille sono delle nostra provincia. «L'obiettivo - aggiunge Pavan - è fare entrare gli stessi comuni nella compagine societaria del Consorzio in modo che il territorio sia rappresentato nella sua interezza». E un modo per trovare nuove risorse finanziarie. Ma anche i Comuni sono alle prese con le difficoltà di bilancio. Molti i municipi contattati dal Consorzio. Tra questi il Comune di Cordenons. «È apprezzabile - sostiene il sindaco Carlo Mucignat - il coinvolgimento proposto, ma si tratta di un problema di risorse. L'università sul territorio è anche un'agevolazione sui costi per le famiglie degli studenti, oltre che una ricchezza per le imprese. Ma anche i Comuni sono alle prese con le decurtazioni finanziarie sui bilanci. Nonostante ciò valuteremo la proposta del Consorzio».

D.L.

 

MERCOLEDI 26 NOVEMBRE 2008

Immigrati. “vietate” le riunioni in piazza

Pordenone

L'amministrazione comunale del capoluogo sembra aver trovato una soluzione per mettere la parola fine ai disagi di residenti e commercianti in via Sturzo e in piazza Costantini, che da tempo si lamentano dei rumori e della sporcizia "provocati dal gruppetti di stranieri e tossicodipendenti che stazionano perennemente lungo la strada e davanti ai negozi etnici, scambiando le vetrine per bagni pubblici". Dal cappello dell'assessore alla Sicurezza Loris Pasut è uscita l'idea di un'ordinanza che limiterà temporalmente e numericamente la permanenza di gruppi di persone nella zona: non potranno "sostare" più di quattro persone per massimo cinque minuti.

 

Il provvedimento sollecitato dai residenti di piazza Costantini e via Sturzo. L’area è privata ad uso pubblico

Immigrati, scatta il divieto di sosta

L’assessore Pasut propone una ordinanza per impedire riunioni rumorose in strada

Un'ordinanza per limitare temporalmente e numericamente la permanenza di gruppi di persone nella zona: non potranno "sostare" più di quattro persone per massimo cinque minuti. Un'idea dell'assessore Loris Pasut comunicata ieri mattina a residenti e commercianti di via Sturzo. Non tanto originale quanto inquietante. Pasut sgombra il campo agli equivoci e spiega quella che per ora «è solo un'ipotesi di lavoro. Stiamo valutando tutti gli strumenti possibili. Non c'è ancora nulla di ufficiale, perchè sappiamo perfettamente che non possiamo fare tutto ciò che vorremo. Diciamo che c'è un ragionamento sull'ipotesi dell'ordinanza per far sì che nella zona di via Sturzo non possano stazionare troppe persone per lungo tempo».

Le lamentele e le proteste sono datate. L'amministrazione comunale aveva già avuto un incontro con residenti e commercianti. L'effetto immediato sortito da quel vertice era stato un maggior controllo della zona da parte delle forze dell'ordine e un pattugliamento costante anche della Polizia municipale. C'era stato anche un vero e proprio blitz dei carabinieri con tanto di perquisizioni e accertamenti. Ma nulla di tutto questo ha portato a una risoluzione del problema. Così la segreteria del sindaco è stata nuovamente tempestata di telefonate; e da qui è stato deciso di sedersi nuovamente attorno a un tavolo per capire quali sono le soluzioni possibili per accontentare chi chiede quiete e pulizia. Le intenzioni sono certamente delle migliori, anche perchè l'amministrazione comunale si trova costretta a confrontarsi quotidianamente con persone che protestano per la presenza "ingombrante" degli extracomunitari, e non solo in via Sturzo. Non va dimenticata l'altra "emergenza" che pare in parte rientrata, quella in viale Trento.

Più o meno un mese fa era stato il sindaco Sergio Bolzonello a parlare di un'altra ordinanza per far chiudere tutti i locali pubblici della zona alle 21. Ma non se n'è più saputo nulla. «Anche quella fa parte del pacchetto per via Sturzo e piazza Costantini», afferma l'assessore Pasut. Le chiama «misure un po' restrittive», e anche se si tratta per ora solo di ipotesi di lavoro, sono state accolte con molto, molto favore dai residenti e dai commercianti della zona "sotto assedio". L'ordinanza Pasut potrebbe non essere così ipotetica, dato che l'area in questione - un tratto di strada che unisce via Sturzo a viale Dante - è privata, ma ad uso pubblico. Essendo zona di passaggio, i proprietari non possono recintarla o impedirne l'accesso, ma attraverso uno strumento come quello proposto dall'assessore potrebbero "regolarne" la fruibilità.

Susanna Salvador

 

LE PROTESTE

«Costretti a non uscire la sera e a pulire i rifiuti fatti da altri»

Residenti e commercianti di via Sturzo e piazza Costantini, da tempo si lamentano dei rumori e della sporcizia «provocati dal gruppetti di stranieri e tossicodipendenti che stazionano perennemente lungo la strada e davanti ai negozi etnici, scambiando le vetrine per bagni pubblici. La loro presenza spesso allontana i potenziali clienti, e la mattina siamo costretti quotidianamente a pulire i vetri sporchi di urina o a raccogliere le bottiglie di birra lasciate in mezzo alla strada. Non sarà mica vita, questa...».

Logico, quindi, che l'ordinanza dell'assessore Pasut sia stata da loro accolta con molto favore, e non solo quella. «La situazione è un po' migliorata - raccontano -. Poi ci hanno assicurato che le forze dell'ordine continueranno a presidiare la strada - sottolineano i diretti interessati - e l'assessore ha voluto avere i nostri indirizzi di posta elettronica affinchè si possa instaurare un dialogo in tempo reale con l'amministrazione, magari suggerendo migliorie o aggiustamenti. I negozi continuano a svuotarsi perchè chi può se ne va, cambia quartiere, e chi vive nei condomini non può uscire la sera o tantomeno rincasare tardi».

Ieri mattina sono rimasti più di due ore seduti attorno a un tavolo a parlare con l'assessore e il comandante della Polizia municipale, Arrigo Buranel. I vigili urbani hanno intenzione di cambiare "strategia" e di effettuare controlli improvvisi a orari sempre diversi «per dissuadere questa gente a bivaccare qui. Ci hanno anche spiegato che più di tanto non possono fare - raccontano -, ma terranno la zona sotto sorveglianza». Pasut ha anche intenzione di affidare a loro la gstione degli spazi pubblici, in modi e termini che dovranno essere attentamente studiati, e di tenere una corrispondenza quotidiana on line. Un altra richiesta che l'assessore ha fatto ai condomini è quella di tenere sott'occhio gli appartamenti affittati, per accertarsi che all'interno non vivano più persone di quelle denunciate. Su.Sal.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MERCOLEDI 26 NOVEMBRE 2008

Situazione critica anche negli istituti della Destra Tagliamento dove il materiale didattico viene "razionato"

Scuola, ex provveditorato in bolletta

Mancano i soldi per riscaldamento, luce, telefono e servizi. Protestano i dipendenti

La crisi economica non risparmia nessuno, tanto meno le scuole e l'Ufficio scolastico provinciale, alle prese con la carenza di materiale d'ufficio e affini, soffocato dalle bollette in scadenza, stretto nella morsa del freddo e delle ristrettezze, a causa della crescente esiguità delle risorse ministeriali. Tempi duri dunque per l'ex Provveditorato agli studi che, come denuncia la Flc Cgil provinciale, fatica sempre più a sbarcare il lunario. Il quadro dipinto dal sindacato racconta di una tale penuria di mezzi e finanze, che s'impone un'immediata inversione di marcia per impedire il tracollo dell'ente pubblico. «La situazione è insostenibile spiegano preoccupati i cigiellini Carla Franza e Gianfranco Dall'Agnese della segreteria provinciale i locali sono riscaldati poco, perché si taglia su tutto, indistintamente. In certi giorni l'impianto è funzionante soltanto un paio d'ore e il freddo si fa sentire ovunque, specie al piano terra, nell'ampia stanza dell'ingresso, dove operano alcuni lavoratori. Di conseguenza, il personale si ammala, subendo la decurtazione dello stipendio, grazie alla manovra Brunetta. Chi invece non si può permettere di stare a casa, continua a lavorare, diffondendo i bacilli».Secondo la denuncia del sindacato, l'ex Provveditorato è letteralmente in bolletta. «Non sanno come affrontare il pagamento delle spese per luce, telefono, smaltimento dei rifiuti e riscaldamento continuano si è tagliato anche sull'acquisto di detersivi e detergenti per gli uffici e per l'igiene personale: mancano sapone, salviette e carta igienica. Più di qualcuno se li porta da casa. Non si effettua più la manutenzione di computer e strumentazione varia. Si è tagliato anche sulla pulizia dei locali, intervenendo sugli appalti. Come è possibile garantire un servizio pubblico quando mancano le condizioni primarie per operare? Crediamo che il Governo voglia mettere in difficoltà la Pubblica amministrazione». Il sindacato pordenonese lancia un appello alla Direzione scolastica regionale: «È indispensabile intervenire al più presto, altrimenti l'ufficio scolastico provinciale sarà costretto a chiudere battenti». Se l'ex Provveditorato arranca, le scuole provinciali non se la passano meglio. «Mancano all'appello circa 4 milioni di euro nel Friuli Occidentale aggiungono i due sindacalisti i bilanci delle scuole languono e non se ne parla di una programmazione finanziaria adeguata così come della restituzione delle quote mancanti relative al periodo 2005-2007. Le risorse arrivano con il contagocce e spesso senza grossi preavvisi, a danno della funzionalità scolastica. Troppo spesso devono contribuire le famiglie e gli stessi lavoratori, che si fanno carico dell'acquisto del materiale didattico e non solo per poter svolgere le proprie attività. Anche l'arrivo del quinto acconto per il 2008 dal bilancione ministeriale (un milione 293 mila 937 euro), non è di per sé sufficiente a sanare la situazione, che finisce per gravare pesantemente sui bilanci di Comuni e Province».Sono questi alcuni dei motivi alla base dello sciopero confederale della Cgil, venerdì 12 dicembre, dove la Scuola esprimerà una parte importante del disagio diffuso nel Pubblico Impiego. Il mondo dell'istruzione pubblica prenderà parte al corteo che partirà alle 9.30 da Largo Don Bosco, per raggiungere piazza del Municipio, dove si terrà il comizio finale.

Alessandra Betto

 

 

 

 

 

                                                                POLITICA

GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

 

«Basta illazioni, il Pdl decida»
Zille: il leader in Provincia lo sceglierà il nuovo direttivo

Stop alle considerazioni “solitarie”, ora la scelta del candidato del centro-destra spetta al Popolo della libertà. E’ un appello a non anteporre autocandidature quello lanciato dal capogruppo di Forza Italia in consiglio provinciale, Nicola Zille. «In questi giorni – afferma – alcune forze politiche che componevano il vecchio centro-destra, pur ribadendo la volontà di correre insieme alle prossime elezioni provinciali, hanno anteposto una propria candidatura quale condicio “sine qua non” per addivenire all’intesa. Le tesi in campo sono però antitetiche: se si pensa veramente che raggiungere l’intesa sulla coalizione sia prioritario, non si possono anteporre candidature; d’altronde se si antepongono candidature significa che prioritaria non è l’intesa sulla coalizione, ma l’indicazione del candidato presidente».
Zille ricorda che «in questi giorni è stato varato in modo unanime da An e Fi il coordinamento provinciale del Pdl che rappresenta il primo passo indispensabile per poter mettere attorno ad un tavolo i soggetti che costituiscono il centro-destra in Provincia. Solo ora il Pdl può cercare al suo interno le soluzioni con cui presentarsi davanti agli alleati.

 La Lega nord, non avendo problemi di “ingegneria interna”, ha inteso rendere subito chiare quali erano le sue priorità: la candidatura a presidente del suo segretario Bortolotti. Posizione legittima, poiché presa da organi di quel partito nel pieno dei propri poteri. Cosa diversa per il Pdl che, fino ad oggi, non avendo organismi di rappresentanza legittimati, non ha potuto su tali questioni esprimersi».
Secondo Zille «per il momento hanno parlato solo le “pance” dei singoli o parti del costituendo Pdl. Finalmente, ora, si apre il confronto all’interno del Popolo della libertà. Qualsiasi soluzione dovrà avere il conforto del voto dei membri del neo coordinamento e degli alleati». L’auspicio del capogruppo è che si riesca a riconfermare l’alleanza con la Lega. (ste.pol.)

 

 

 

 

 

 

 

LAVORO E WELFARE STRAPPO NELLA CDL

L’assessore Rosolen: «In questa situazione abbiamo cercato un equilibrio»
Quote immigrati, la Lega vota contro
La giunta dimezza gli ingressi (da 6 a 3 mila), ma al Carroccio non basta
Maggioranza di nuovo ai ferri corti dopo le polemiche sulle case Ater Il capogruppo Ln insorge: «Con queste difficoltà non serve manodopera»

di PAOLO MOSANGHINI

UDINE. La giunta dimezza le richieste al governo delle quote per i lavoratori stranieri. E la Lega, che aveva proposto addirittura di azzerare tali quote, non ci sta e vota contro.
Il giorno dopo l’approvazione della legge Omnibus - che ha visto il partito di Bossi “accontentarsi” del limite di dieci anni di residenza in Italia, «dei quali almeno cinque in regione», per un alloggio pubblico - ieri, nella riunione di giunta, il Carroccio ha cercato di far valere le proprie ragioni su un altro tema. Ma l’esecutivo non ha ceduto e gli assessori leghisti Federica Seganti e Claudio Violino hanno votato contro.
La discussione verteva sul fabbisogno di lavoratori extracomunitari, prevedendo il dimezzamento delle richieste, da 6-8 a tremila (di cui 700 stagionali). La delibera di generalità era stata preparata dall’assessore al lavoro Alessia Rosolen, che ieri però era a Roma, pertanto è stata illustrata dal vicepresidente Luca Ciriani. Un’ipotesi - ha detto poi l’assessore Rosolen - che ha tenuto conto di cinque elementi principali: la crescita del numero di lavoratori neocomunitari, l’aumento dei ricongiungimenti familiari, la sempre piú ampia presenza di extracomunitari nelle liste di cassa integrazione e mobilità (sono 1.153, pari al 14,1 per cento del totale), l’accentuarsi dei fenomeni di crisi aziendale, l’aumento del ricorso delle imprese agli straordinari, che comporta un calo della domanda di lavoro temporaneo e flessibile.
«Comprendo le perplessità della Lega, ancor di piú in questo momento - ha affermato l’assessore Rosolen -. Tuttavia la giunta ha cercato un equilibrio tra le richieste del mondo produttivo, i dati sulla disoccupazione, la situazione geopolitica regionale, i correttivi, le richieste di stagionali e di badanti. Di fronte a questa situazione occorre dunque prima di tutto tutelare chi già lavora in regione e garantire nello stesso tempo una risposta di fronte alle richieste».
La delibera dunque segnala al governo la necessità di 2.300 quote piú altre 700 per i lavoratori stagionali.
Ma proprio la situazione generale di crisi e la possibile perdita di lavoro da parte di chi è già in regione sono i motivi che hanno spinto la Lega nord a pretendere l’azzeramento delle quote. «Oggi - spiega il capogruppo del Carroccio Danilo Narduzzi - ci troviamo di fronte a una grave crisi che causa l’espulsione dal mondo produttivo della manodopera non qualificata pertanto far entrare altre persone, ancora non qualificate, porta ad aggravare la situazione. Chi non ha lavoro ed è senza qualifica va qualificato e non si risolvono i problemi concedendo altre quote». Nessun “regolamento di conti” interno dopo lo sgambetto sui limiti per accedere agli alloggi popolari e la polemica sulle aperture domenicali? «Dicevo queste cose in agosto, quindi in tempi non sospetti. Noi invece chiediamo di essere in linea anche con quanto dice il nostro partito a livello nazionale», conclude Narduzzi.

 

 

GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

IN PROVINCIA

Costi delle multiservizi La parola agli esperti
Oggi il convegno Atap con Catania

Ma quanto ci costano le multiutilities? Una risposta sarà data oggi alle 16.30 all’auditorium cittadino della Regione in un convegno di assoluto livello organizzato dall’Atap. A cominciare dall’ex presidente delle Ferrovie dello Stato, Elio Catania, ora presidente dell’Atm, la società che gestisce i trasporti pubblici della provincia di Milano, continuando con Raffaele Morese, presidente della Trambus di Roma, Renato Locchi, sindaco di Perugia, Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, Gildo Salton, presidente del colosso energetico trevigiano Ascopiave, Marco Piuri, amministratore delegato di Arriva Italia Holding, tra le aziende leader in ambito europeo nel ramo trasporti, Andrea Viero, ex direttore generale della Regione ora amministratore delegato dell’importante multiutility emiliana Enia.
L’Atap, la società che gestisce il trasporto pubblico locale in provincia, li ha invitati in città per discutere di un tema particolarmente sentito, soprattutto in questo periodo caratterizzato da una congiuntura economica sfavorevole: il rapporto tra servizi offerti alla cittadinanza e utili di bilancio. “Ex municipalizzate nel libero mercato tra esigenze di bilancio e doveri di servizio” è precisamente il titolo del simposio in programma oggi. I relatori, coordinati da un volto noto delle reti Mediaset come Toni Capuozzo, saranno chiamati a rispondere al difficile quesito: si può conciliare il miglior adempimento dei servizi per la collettività con bilanci sani? Così da giovare anche alle casse delle amministrazioni pubbliche che in molti casi detengono la maggioranza delle azioni delle società chiamate a servire tali servizi: dai trasporti, al gas, ai rifiuti.
Una domanda che cela risvolti tangibili anche per le tasche della cittadinanza, ovvero degli utenti: gli eventuali disavanzi delle società pubbliche sono infatti spesso coperti con la richiesta di un maggiore sacrificio da parte dei fruitori, in altre parole con un aumento delle tariffe.
«L’idea nasce da una recente inchiesta del quotidiano economico “Il Sole 24 ore” – rivela il presidente dell’Atap Mauro Vagaggini, che aprirà i lavori del convegno - da cui è emerso che i bilanci di diverse società partecipate da enti pubblici sono in rosso. Non è il nostro caso, ma il problema del non facile contemperamento tra esigenze di bilancio e doveri di servizio nell’ambito dell’ex municipalizzate rimane. Ed è una questione che il convegno organizzato dall’Atap intende analizzare, cercando di fornire delle opportune soluzioni. Si è cercato al riguardo di portare la testimonianza diretta di alte personalità e professionalità, rappresentanti di società partecipate da enti pubblici, pure a maggioranza privata, portatrici di interessi diversificati non soltanto da un punto di vista funzionale, con prevalenza per l’ambito in cui l’Atap si trova ad operare, ovvero i trasporti, ma anche da un punto di vista territoriale».
E’ atteso un importante contributo alla disamina della tematica del convegno pure dagli interventi del sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, e del presidente della Provincia, Alessandro Ciriani. Mentre il compito di formulare le conclusioni spetterà all’assessore regionale Elio De Anna.

 

Primacomm Fvg contesta il piano di rilancio del centro storico cittadino
«Dall’Ascom idee tardive»
De Crignis: la proposta rischia di finire nel nulla
LA POLEMICA
«Confcommercio punta a gestire locali e promozioni»

 

Primacomm Friuli Venezia Giulia, la neonata associazione che punta a raggruppare le piccole e micro aziende del commercio, del terziario e del turismo, guarda con aperto scetticismo all’iniziativa annunciata dall’Ascom, ovvero la creazione di una società, la Newco, chiamata a gestire immobili, promozioni e servizi nel centro storico di Pordenone per contrastare la sfida della grande distribuzione.
«Abbiamo la sensazione – afferma il presidente dell’associazione, Dorino De Crignis – che questa iniziativa faccia la fine di altre che non hanno trovato alcuna realizzazione nonostante siano state spese valanghe di denaro pubblico. La proposta di Primacomm Fvg è di mettere insieme le forze vive della città per costituire un consorzio di commercianti sulla falsa riga di quanto avviene per Porcia e Sacile. Le adesioni vengono raccolte via internet attraverso il sito www.primacommfvg.it; seguirà un’assemblea».
Per De Crignis, l’iniziativa annunciata dall’Ascom «è la presa di coscienza degli errori che in passato sono stati fatti con l’apertura indiscriminata dei centri commerciali. Ben venga – continua – ogni iniziativa atta a rilanciare i centri storici, ma non vorremmo che la porta fosse chiusa dopo che gli animali sono tutti scappati. Abbiamo un esempio eclatante di come queste iniziative calate dall’alto abbiano sempre le gambe corte se non supportate da una reale volontà della base a farsene carico in termini gestionali. Ricordiamo in tal senso uno studio meraviglioso con i relativi progetti che dovevano contribuire allo sviluppo della città. Sono state spese valanghe di denaro pubblico per non trovare alcuna realizzazione. Abbiamo la sensazione che anche questa iniziativa di Newco faccia la stessa fine».
L’Ascom, da parte sua, conta di costituire la società entro marzo del prossimo anno e ha già messo a disposizione un budget di 200 mila euro, ai quali si aggiungeranno i fondi promessi da Comune, Provincia, Camera di commercio, istituzioni bancarie e soggetti privati. (s.p.)

 

Paniccia “insiste” sulla multiutility Fvg
Il presidente di AcegasAps: il termine per farla è rappresentato dall’asta per Iris

 

UDINE. La multiutility regionale? Si può ancora fare. Non è una delle tante enunciazioni di principio, ma in sostanza la posizione di Massimo Paniccia, ovvero colui che, in quanto presidente di AcegasAps, deve essere considerato il “giocatore” di maggior peso su questo tavolo. Basti considerare la società multiservizi triestina quotata in Borsa può essere considerata, a spanne, grande sei volte Amga e dieci volte Iris, le altre multiutilities, una di udine e l’altra di Gorizia, coinvolte nella “partita”. Anzi, se vogliamo, l’affermazione di Paniccia: «Auspico la nascita di una multiutility del Friuli Venezia Giulia», indica una volontà precisa, ma anche qualcosa di più. L’affermazione è stata fatta nell’incontro seguito alla nascita di Confidi Friuli (su cui abbiamo riferito nella pagina precedente) e lo ribadisce successivamente nel corso di una conversazione telefonica, sottolineando che «un’operazione di questo tipo rappresenta un valore importante per la regione», anche perché poi «possiamo confrontarci con più forza in un mercato che sta cambiando velocemente e in un sistema di alleanze che ha lo stesso passo del mercato». E va ricordato che non molte settimane fa aveva dato la sua disponibilità a rinunciare a qualsiasi rivendicazione di presidenza pur di favorire la nascita di una multiutility regionale.
Quando gli è chiesto se pone, se c’è una deadline, un termine ultimo, risponde che questo è nei fatti, considerata la decisione dell’assemblea degli azionisti di Iris di cedere con una gara il ramo gas ed energia, in questo modo quella che resta della multiservizi isontina è ben poco e di conseguenza toglierebbe molto senso a un’eventuale aggregazione successiva. Un concetto che il presidente di AcegasAps ribadisce quando gli è obiettato che esiste pure un qualche difficoltà legata alla posizione di Amga che vorrebbe un’operazione in due tempi, ovvero prima fusione Amga-Iris e quindi della società che ne nascerebbe con AcegasAps: «Non è possibile. L’unica possibilità è che Iris rinunci alla cessione tramite gara dei rami già citati. Altrimenti, anche quanto i due tempi non sono realizzabili». E Paniccia sottolinea che il dell’azionariato della società da lui presieduta, più che il 49% in mano al Comune di Padova, va considerato e “valorizzato” il 51% in mani regionali. Non è infine da dimenticare che la multiutility giuliana per bocca del suo amministratore delegato Cesare Pillon ha recentemente affermato: «Siamo disposti sin da oggi a mettere sul piatto, in caso di una multiutility regionale, il nostro accordo con AscoPiave sulla vendita del gas, ma anche alcune quote del termovalorizzatore di Trieste». Nella stessa occasione Pillon non ha nascosto che ci sono trattative in corso anche con Agsm di Verona: «Noi non possiamo permetterci di stare fermi, siamo di fronte a una realtà in continua trasformazione» ha dichiarato Pillon che ha però ribadito: «Diamo la nostra disponibilità a discuterne», della multiutility Fvg, (r.ec.)

 

 

GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

I conti delle immondizie. Il Governo non concede la proroga. Contestato l’affidamento a Gea di uno studio sugli effetti
Rifiuti, bollette a rischio aumento
Dal 1° gennaio obbligatoria la tariffa. Slitta a febbraio la presentazione del bilancio del Comune

L’assessore Mio: «Il problema esiste, applicheremo la Tia con gradualità»
di STEFANO POLZOT L’obbligo di trasformare la tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in tariffa dal 1° gennaio prossimo scompagina le carte al Comune di Pordenone, come a gran parte dei municipi del Friuli occidentale. In città slitta a febbraio l’adozione del bilancio di previsione, già confezionato, che dovrà essere preceduto da uno studio e da un nuovo regolamento. La questione non è solo burocratica: le regole della tariffa di igiene ambientale impongono la piena copertura dei costi e la differenziazione dei costi a carico delle imprese. Tendenzialmente gli oneri per cittadini e ditte sono destinati ad aumentare, anche se il Comune, attraverso l’assessore al Bilancio, Chiara Mio, promette gradualità. Salvo che nel dibattito sulla Finanziaria nazionale non venga introdotta una ulteriore proroga. I conti del bilancio di previsione 2009 in Comune a Pordenone erano già pronti, tant’è che il documento doveva essere presentato in consiglio lunedì prossimo e sottoposto al voto il 15 dicembre. A scompaginare le carte il mancato rinnovo dell’ennesima proroga sul decreto Ronchi, che risale al ’97: così tutti i municipi devono applicare la tariffa di igiene ambientale a partire dal 1° gennaio prossimo. «Il bilancio era già pronto – conferma l’assessore al Bilancio, Chiara Mio – e dovevamo solamente portarlo in aula. Con questa novita abbiamo dovuto stoppare tutto e affidare alla Gea, con l’assestamento di bilancio, un incarico per lo studio della tariffa, propedeutico al nuovo regolamento che contiamo di portare in consiglio a gennaio. A questo punto per l’approvazione del bilancio di previsione si parla di febbraio».
Il problema non è solo burocratico, ma anche sostanziale per cittadini e imprese. L’attuale tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti calcola l’importo delle bollette in base sostanzialmente alla superficie delle abitazioni. Con la tariffa di igiene ambientale, che in provincia è stata adottata solo da una manciata di municipi, le cose cambiano: oltre alla superficie si tiene conto del numero di componenti il nucleo familiare e della quantità di prelievi effettuati attraverso i bidoncini per la raccolta porta a porta.
«L’altro aspetto sostanziale – continua la Mio – è che la legge obbliga alla copertura, attraverso le entrate delle bollette, del 100 per cento dei costi, quando invece, proprio per calmierare la tassa a fronte dell’aumento dei costi di smaltimento, nel recente passato abbiamo limitato tale incidenza all’85 per cento». Un’altra questione spinosa è quella che riguarda le ditte, i cui costi per lo smaltimento delle immondizie saranno legati all’attività che svolgono e alla categoria economica. L’esperienza fatta nelle realtà che hanno già introdotto la Tia porta a dire che, soprattutto se non vengono pesati attentamente i criteri, le bollette rischiano di andare alle stelle, fermo restando un generale aumento legato proprio al fatto che tutti gli oneri vanno imputati agli utenti e non, come ora, in parte coperti dal bilancio del Comune nel suo complesso. «Il rischio di un incremento c’è – commenta l’assessore al Bilancio – ma contiamo di introdurre la Tia con gradualità per evitare scompensi soprattutto in un momento come questo».
La prima polemica, però, già c’è ed è legata all’incarico di 36 mila euro per lo studio della tariffa che il Comune ha affidato alla controllata Gea. «A parte l’entità economica del compenso – afferma il consigliere del Gruppo della libertà, Giuseppe Verdichizzi – non ritengo sia corretto che a studiare il nuovo sistema sia la stessa società chiamata ad applicarlo. Era meglio trovare referenti diversi e coinvolgere chi effettivamente rischia di pagare il prezzo più alto con l’introduzione della tariffa».
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LA PROTESTA
Rifiuti
e “Napo”: «Contenitori pesanti e maleodoranti»

«Troppo pesanti e maleodoranti: i Napo sono uno svantaggio». Sul residuo secco dei rifiuti cestinato nei contenitori Napo, aumenta il fattore disagio in città. «Migliaia di Napo gialli sono un problema da gestire, nella raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta»: è l’sos raccolto dai referenti Francesca Costa e Luca Vittorini allo sportello di Pordenone dell’Onerpo (Osservatorio nazionale europeo per le pari opportunità). «Tanti pordenonesi si lamentano – ha segnalato la Costa, responsabile regionale e docente nel liceo Leopardi-Majorana –. C’è il disagio di tenere i bidoni in casa: devono essere svuotati quando sono pieni e l’odore diventa insopportabile tra le pareti domestiche per chi non ha un terrazzino. Ogni Napo ha una capienza di 75 litri e, pieno, diventa troppo pesante per il trasporto in strada».  Problemi reali, per gli anziani e diversamente abili. «Impossibile da gestire per disabili e invalidi o anziani che vivono soli – ha proseguito la Costa –. Nei piccoli condomini senza ascensore, il trasporto del Napo può diventare una lotta per la sopravvivenza». Il caso è quello, per esempio, di una signora, sola e ai piani alti di un condominio degli anni Sessanta. «Sono al sesto piano e vedova – ha riferito la donna, che ha chiesto aiuto all’Onerpo –. Trasportare in strada il Napo è un’impresa e anche il suo lavaggio non è facile. Il terrazzino mi salva dalla puzza: insopportabile». In caso di pioggia, il trasporto casa-strada per posizionare il Napo nel punto della raccolta, è una scommessa. «Nella zona del quartiere Villanova aumentano le proteste – ha la mappa dell’insofferenza, la Costa -. Hanno proposto di mettere le ruote ai bidoni, ma senza ottenere ascolto. L’Onerpo vuole dare voce a questo disservizio, per risolverlo». Nota allegata, è il fattore dei sacchetti biodegradabili per l’immondizia di casa. «Se ne consiglia l’uso – rincara la dose l’Onerpo – e non si sa bene dove comprarli. I bio-sacchetti, inoltre, si disintegrano spesso prima dell’utilizzo: come fare?». (c.b.)

 

GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

Il caso Eluana. Col documento si chiede che si tenga conto del testamento biologico. La discussione potrebbe avvenire già lunedì prossimo
«L’ospedale di Pordenone consenta l’eutanasia»
Mozione di Giannelli in consiglio comunale. Pdl spaccato, consensi trasversali nel centro-sinistra

Il caso di Eluana Englaro approda in consiglio comunale a Pordenone, forse già nella seduta che si terrà lunedì prossimo, e già ai nastri di partenza si presentano posizioni opposte.
La prima, che in qualche modo non è scaturita direttamente dal caso Englaro, è del consigliere del Gruppo della libertà, Franco Giannelli, che il 4 luglio scorso ha depositato una mozione con la quale chiede di esprimersi sul tema dell’eutanasia. Nello specifico, se approvata, impegna il sindaco e la giunta «a promuovere un’azione a favore dell’eutanasia per sensibilizzare l’opinione pubblica, il Governo e il Parlamento sulla necessità di raggiungere stadi più progrediti nel riconoscimento dei diritti del malato terminale e, in una prima fase, affinché possa essere legalizzato il consenso informato quale diritto del paziente a dire la sua sulle cure che dovrà ricevere». In seconda istanza, «a introdurre delle direttive anticipate qualora in futuro il cittadino si venisse a trovare nell’impossibilità di opinare sulle cure ricevute legalizzando il testamento biologico quale documento che sancisce il diritto di ogni individuo a disporre liberamente della propria esistenza promuovendo l’inserimento di clausole inerenti lo stesso testamento all’interno del consenso informato nell’ospedale di Pordenone».
Di impostazione esattamente opposta, invece, la mozione depositata il 17 novembre scorso da Andrea Cabibbo, Giuseppe Pedicini e Alvaro Piccinin, di Forza Italia, con la quale si punta alla certezza del valore della vita proprio in riferimento al caso Englaro.
E’ evidente che in presenza di un dibattito di questo tipo, le appartenente politiche rischiano di frantumarsi. Con la presentazione di due distinte mozioni è già accaduto in seno al Popolo della libertà, ma la stessa cosa potrebbe accadere al Partito democratico.
La questione è già all’esame dei capigruppo che stanno valutando come muoversi a maggior ragione se la questione verrà discussa lunedì. (ste.pol.)

 

 

GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

Delpino: «Meglio pensare a processi a distanza, in teleconferenza». Malattia: «Necessario un carcere nel capoluogo». Scatà: «Mancano i requisiti per chiuderlo»
«Spese ingenti e tempi delle udienze più lunghi»
Questo il risultato, per gli operatori della giustizia, se il Castello dovesse essere chiuso e i detenuti trasferiti

 

Se il carcere di Pordenone dovesse essere effettivamente chiuso, il trasferimento dei detenuti in altre strutture penitenziarie comporterebbe notevoli disagi sia sotto il profilo economico, che giudiziario. Basti pensare, per esempio, ai costi del tragitto e al tempo “perso” dalle guardie carcerarie per accompagnare un imputato che deve rendere testimonianza in tribunale a Pordenone e che magari è stato trasferito alla casa circondariale di Udine o Tolmezzo (le sedi più vicine). «I carceri più vicini – sottolinea il procuratore Luigi Delpino – sono quelli di Udine, Tolmezzo e Treviso. Se i detenuti dovessero essere trasferiti dal carcere di Pordenone, si allungherebbero i tempi delle udienze e questo causerebbe problemi gravissimi. Un modo per “risolvere” questo enorme problema, potrebbe essere il processo a distanza, attraverso la videoconferenza. A Venezia, per esempio, in Corte d’appello, Maniero, detenuto in un altro carcere italiano, fu ascoltato attraverso il sistema di videoconferenza. Ma forse il nostro tribunale non è attrezzato per questo tipo di soluzione. In ogni caso – rimarca Delpino – così non si risolverebbe comunque il problema del carcere, che per Pordenone rappresenta un’esigenza».
«La questione del carcere – sottolinea il presidente del tribunale Antonio Lazzaro – è annosa. Se i carcerati dovessero essere trasferiti – aggiunge – il ministero di Grazia e giustizia dovrà affrontare molte spese».
Secondo l’opinione dell’avvocato penalista Pierfrancesco Scatà «è difficilissimo che chiudano il carcere: non ci sono, a mio avviso, problemi di igiene in sè. Ci sono disagi legati alla carenza di spazi. E se poi il sindaco dovesse firmare l’ordinanza di chiusura – aggiunge –, questa sicuramente sarà impugnata dal ministero. Il fatto è che bisogna realizzare un nuovo carcere».
Il presidente della Camera penale di Pordenone, l’avvocato Bruno Malattia, evidenzia come il carcere si trovi in queste condizioni «da tempo, anzi, si è trovato anche in condizioni peggiori. Nell’eventualità che venga chiuso – indica ancora – ci saranno inevitabilmente dei disagi, con un dispendio maggiore di tempo e denaro. La colpa è delle amministrazioni pordenonesi precedenti. Il carcere – conclude – genera un indotto sotto il profilo economico, basti pensare alle guardie carcerarie e alla gente in visita che ruotano attorno. E una città capoluogo che rinuncia a questi servizi...». (l.p.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

Su un totale di quasi 3.500 abitazioni assegnate, quelle attribuite ai non italiani, nel Friuli occidentale, sono state 178
Sempre più case popolari agli stranieri
La percentuale, pur modesta (cinque per cento) è la più alta della regione
EDILIZIA RESIDENZIALE
Domanda in costante aumento

 

La percentuale è ancora bassa, benchè risulti la più alta tra le cinque Ater della regione, perché supera di poco il 5 per cento, esattamente il 5,12%. Ma il trend, per Pordenone e provincia, è in crescita: negli ultimi tre anni le assegnazioni di alloggi di edilizia sovvenzionata a cittadini stranieri sono aumentate. Attualmente i bandi emessi dalle Ater recitano che “nel caso di cittadini extracomunitari, possono concorrere gli stranieri titolari di carta di soggiorno e gli stranieri regolarmente soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale e che esercitino una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo”. Nessun limite temporale, quindi, fino all’entrata in vigore della nuova legge, licenziata l’altra sera dal Consiglio regionale su emendamento dell’Udc che stabilisce tra i requisiti la residenza di 10 anni, anche non continuativi, nel territorio nazionale di cui cinque in regione.
Ma quanto effettivamente gli stranieri incidono nelle assegnazioni delle case Ater?
La provincia di Pordenone è quella in tutta la regione che ha una percentuale più alta di alloggi occupati da cittadini stranieri. Siamo al 5,12 per cento: su un totale di 3477 abitazioni di proprietà dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, 178 sono stati assegnati a cittadini stranieri, mentre 7 sono in via di consegna. Un altro dato evidenzia in modo chiaro come la casa sia un problema per questa fascia della popolazione, che più di altre si trova nella difficoltà di pagare un normale canone affitto.
I dati degli ultimi tre anni registrano un incremento delle abitazioni assegnate a stranieri, conseguenza di un aumento della domanda. Nel 2006 gli alloggi assegnati dall’Ater complessivamente sono stati 184, di cui 32 a stranieri, il resto a italiani. La percentuale è del 17,4 per cento. Percentuale salita l’anno successivo, il 2007 quando gli alloggi consegnati sono stati 156 di cui 31 a extracomunitari, con un 19,9 per cento. Nell’anno in corso il dato cresce ancora: gli alloggi complessivi consegnati sono stati 145, di cui 39 a stranieri, percentuale del 26,9 per cento.

 

«Extracomunitari, il decreto flussi va rivisto»
Il deputato Contento: previsti ingressi superiori a quelli che le imprese potranno assorbire

 

«Esiste un evidente scompenso tra il numero di lavoratori stranieri che il Nordest sarà effettivamente in grado di integrare nel proprio tessuto occupazionale e quello che il decreto flussi del 2009 potrebbe richiamare in loco». Sulla base di questa constatazione, messa in evidenza dalle categorie produttive del Friuli Venezia Giulia e del Veneto ma anche dai patronati, il parlamentare di Alleanza nazionale, Manlio Contento, ha presentato un’interrogazione ai ministri del Lavoro, Maurizio Sacconi, e dell’Interno, Roberto Maroni.
Nel proprio documento ispettivo, il parlamentare di Alleanza Nazionale cita alcuni dati proposti nei giorni scorsi dai patronati del Veneto e del Friuli Venezia Giulia: su circa 170 mila nuovi ingressi di extracomunitari ipotizzati per il prossimo anno sul territorio nazionale, circa 30 mila unità riguarderebbero le due regioni. «Nella realtà dei fatti – continua l’esponente politico – si rischia, però, di superare abbondantemente la quota dei 60 mila immigrati in più, tenendo conto delle istanze di ricongiungimento familiare già depositate e di quelle di probabile presentazione. Tali dati risultano allarmanti se rapportati alle stime avanzate dalle categorie produttive, che non solo non inducono all’ottimismo per quanto concerne il futuro, ma, anzi, fanno temere un drastico taglio di occupati da qui al prossimo anno. Pertanto, come paventato anche da alcuni Comuni già duramente colpiti da efferati episodi di criminalità straniera, si corre il pericolo di tensioni tra residenti, disoccupati e nuovi immigrati ammessi sul territorio nazionale, con ovvie ripercussioni di ordine sociale e di convivenza».
Contento ha sollecitato il Governo a rivedere le quote del decreto flussi relativo ai lavoratori stranieri da richiamare in Italia nel 2009. L’invito si rifà all’appello di industriali e artigiani del Nordest, secondo i quali le previsioni di crescita non sono tali da giustificare ingressi così consistenti e difficilmente integrabili.
Sulla stessa linea si erano espressi sia il presidente della Provincia, Alessandro Ciriani, sia il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, i quali avevano rimarcato che nella Destra Tagliamento si è raggiunto un livello di sostenibilità, in termini di presenza degli stranieri, che non può essere valicato soprattutto in un momento nel quale la crisi sta colpendo le categorie più deboli, a partire dai lavoratori con contratti a termine, molti dei quali extracomunitari

 

GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

Preoccupano i dati sull’inagibilità del 51 per cento degli istituti nonostante gli investimenti che sono stati effettuati negli ultimi anni
Scuole, An chiede verifiche strutturali
Interrogazione al sindaco dopo la tragedia del crollo nel liceo Darwin di Torino

Un dettagliato rapporto sullo “stato di salute” strutturale delle scuole pordenonesi viene chiesto dai consiglieri comunali di Alleanza nazionale Elena Coiro, Emanuele Loperfido e Francesco Ribetti con una interrogazione depositata all’attenzione del sindaco, Sergio Bolzonello.
Dopo la tragedia al liceo Darwin di Torino, i rappresentanti di An si dicono preoccupati dei dati secondo i quali «a Pordenone e in provincia il 51 per cento degli istituti risulterebbe non avere l’agibilità». Nello specifico «il 69 per cento delle scuole non può certificare la conformità dell’impianto di protezione antincendio; al 28 per cento degli edifici manca il collaudo statico; nel 95 per centi dei casi non c’è il certificato di collaudo dell’impianto di spegnimento; nell’86 per cento manca il certificato di rilevamento fumi».
Coiro, Loperfido e Ribetti sottolineano che «l’amministrazione comunale ha disposto notevoli risorse negli anni sull’adeguamento e sicurezza degli istituti scolastici e che, a fronte delle richieste del Governo, il Comune dovrà produrre a breve i dati richiesti».
Da qui l’istanza al sindaco affinché illustri gli esiti di tali rilevazioni e spieghi «qual è lo stato di salute delle scuole primarie e medie di Pordenone». (s.p.)

 

BOTTA E RISPOSTA

Pontebbana, cantieri e ritardi L’Enel respinge tutte le accuse
L’Anas e la ditta che sta eseguendo i lavori alla rotonda di Cimpello attendono la rimozione dei cavi delle utenze per proseguire con il cantiere. Ma una delle aziende – in questo caso l’Enel – rivendica a sua volta di essere in attesa che i committenti sottoscrivano il preventivo prima di procedere con l’operazione di spostamento della linea. Nel mezzo, ancora una volta, restano gli automobilisti che ogni mattina fanno i conti con le code che si formano sulla pontebbana tra Zoppola e Ponte Meduna e che pagano con il proprio tempo e la propria bile i disagi. Il problema della rimozione dei cavi era emerso una settimana fa. All’altezza della rotonda di Piandipan, uno dei nodi cruciali di un cantiere che quotidianamente crea disagi agli utenti, sono previsti lavori di interramento della statale e la ditta che se ne occupa deve fare i conti con la rimozione delle linee che attraversano la dorsale: cavi della luce, del telefono, del gas. Lo spostamento dei cavi deve essere fatto dalle aziende titolari delle utenze per evitare che vengano tranciate linee e che quindi ci siano interruzioni di pubblico servizio. I ritardi nella risposta, però, non sarebbero dovuti a un’inadempienza delle società di servizi almeno nel caso di Enel che spiega in questo modo la sua situazione: “Enel informa che il centinaio di metri della doppia linea sotterranea a bassa tensione lungo la Pontebbana – si legge in una nota - verrà rimosso non appena il cliente avrà accettato e pagato il preventivo e non appena avrà eseguito le opere a suo carico. Enel infatti ha ricevuto la richiesta di spostamento il 17 ottobre scorso. Cinque giorni dopo abbiamo inviato il preventivo e la specifica tecnica con il dettaglio delle opere concordate a cura cliente. Ad oggi non risultano evase ne l’una né l’altra, per cui non si può imputare ad Enel alcun ritardo”. Di chiunque sia la responsabilità – probabilmente la vicenda non si chiuderà con la presa di posizione di Enel – a farne le spese restano gli utenti della strada, chi quotidianamente percorre la pontebbana per recarsi da casa al posto di lavoro e chi, per sua fortuna, lo fa saltuariamente. Per entrambe le categorie di automobilisti non ci sono sconti nelle ore di punta e la situazione potrebbe non migliorare a breve visto che il cronoprogramma, salvo ulteriori ritardi, prevede la conclusione dei lavori tra un anno.
Martina Milia

 

GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

ALLARME DROGA Relazione dell’Arma solleva il velo su una realtà inquietante
A preoccupare stavolta non sono solo i giovani
Boom del consumo di eroina in provincia
I dati dei carabinieri: in tre paesi della periferia 94 casi di assuntori abituali
di MANUELA BOSCHIAN
Aumenta tra i giovani, e non solo, il consumo di eroina: lo affermano i Carabinieri del comando provinciale di Pordenone in base al numero di assuntori abituali di sostanze stupefacenti segnalati alla Prefettura negli ultimi tre anni. Un esempio per tutti: in tre comuni di modeste dimensioni dell’hinterland pordenonese, gli habituèe di droghe pesanti “contati” dall’Arma sono 94. L’argomento “droga” è stato affrontato l’altra sera al Rotary club Pordenone Alto Livenza, che ha dedicato una serata all’Arma e al suo lavoro sul territorio. Ospiti dell’incontro, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Fabio Antonazzo, e il capitano Pierluigi Grosseto, comandante della Compagnia carabinieri di Sacile e sino a pochi mesi fa a capo del Nucleo investigativo provinciale. Attraverso le loro testimonianze è stata, quindi, analizzata la portata dei vari fenomeni criminosi nel Pordenonese. Quello più preoccupante, anche per le molteplici ricadute a livello sociale, è risultato essere il fenomeno delle tossicodipendenze. Il mero dato numerico è già di per sé allarmante, soprattutto se consideriamo le modeste dimensioni della realtà pordenonese: tra droghe leggere e pesanti, nel 2006 i carabinieri hanno sequestrato complessivamente 3 chilogrammi di stupefacente, passati a 7,5 nel 2007 e a 9,5 al 31 ottobre 2008. Sul fronte degli arresti per spaccio, nel 2006 erano stati 20, contro i 39 del 2007 e i 78 del 2008. Quindi, il capitolo socialmente più allarmante, quello degli assuntori abituali: sempre tantissimi, e si comincia in età sempre più giovane, già in terza media. Tutto ciò, nonostante le campagne di informazione sulla dipendenza e i danni permanenti che causano le droghe, nonostante il fatto che il drogarsi abbia completamente perso il significato di “socialmente contro” che aveva negli anni Settanta, nonostante tutti gli svaghi che i ragazzi d’oggi hanno a portata di mano. Innumerevoli “nonostante” che vengono spazzati via da un unico, incontrovertibile dato: la droga dilaga, senza distinzione di età, classi sociali, costi, pericoli. E se la cocaina non ha mai conosciuto momenti di stanca, l’eroina le sta facendo concorrenza, scalando vertiginosamente la mortale classifica delle droghe ultimamente più richieste.

 


 

                                                                                          ECONOMIA

 

 

GIOVEDÌ, 27 NOVEMBRE 2008

 

 

ACCESE LE DISCUSSIONI SULLA MULTIUTILITY REGIONALE

AcegasAps-Amga, duello sulle aggregazioni

 

Paniccia: «Più utile un soggetto unico». Mozione Pd su Iris: no allo strapotere dei sindaci

di FRANCESCO FAIN


GORIZIA Acegas rilancia l’operazione di aggregazione delle multiservizi regionali. Nonostante il «niet» di Amga.
Dopo le aperture della scorsa settimana dell’ad di Acegas-Aps Cesare Pillon, ad intervenire oggi è Massimo Paniccia, presidente della multiutility giuliana. Chiare le sue parole. «L’intera comunità regionale trarrebbe giovamente da un soggetto unico - il ragionamento di Paniccia -. Non dimentichiamo che la nostra società paga le tasse sul territorio e nove decimi di quelle entrate vengono restituite come trasferimenti utili per lo sviluppo della regione». Ma Paniccia approfitta per rispondere (anche se non lo cita mai) al presidente di Amga Antonio Nonino, il quale aveva definito Acegas-Aps una società che «di regionale non ha più nulla». «Mi dispiace - replica il numero uno della multiservizi giuliana - che qualcuno ci consideri veneti. Non è così. Dispiace che in regione qualcuno preferisca tenere stretto il proprio orticello anziché guardare in una prospettiva di aggregazione». Non è un mistero che il «peso» di AcegasAps sia nettamente superiore rispetto ad Amga: ecco che il riferimento all’orticello è diretto chiaramente alla realtà udinese.
E a Gorizia, che si dice? Questa sera, in Consiglio comunale, approderà un ordine del giorno dell’opposizione di centrosinistra che vede come primo firmatario Federico Portelli, capogruppo dell’Ulivo-Pd. In soldoni, il documento rivendica il ruolo del Consiglio comunale. «Il futuro di Iris - sottolinea Portelli - non deve essere in mano esclusivamente ai sindaci ma devono essere coinvolte le assemblee civiche perché la posta in gioco è altissima». Il centrosinistra non ha mai negato di prediligere la soluzione Amga. «Quando i primi cittadini ancora non avevano deciso di dare il via a una gara europea per la vendita del ramo energetico, la proposta formulata dalla multiservizi udinese si era rivelata assai più vantaggiosa - il ragionamento di Portelli - rispetto a quella di AcegasAps. Per noi, quella era un’occasione da non perdere. Oggi, essendo cambiato completamente lo scenario, riteniamo che il Consiglio comunale debba essere coinvolto riguardo alle scelte future».
Per questo, l’ordine del giorno presentato in consiglio sarà soltanto un punto di inizio per una discussione. «Sino ad oggi - conclude polemicamente Portelli - le novità sulle multiservizi le abbiamo apprese sempre ed esclusivamente dai giornali. Vogliamo essere parte attiva e non spettatori silenti».

 


 

                                                                                                         ENTI LOCALI

GIOVEDI 27 NOVEMBRE 2008

 Poker di leggi per la riforma

Conferma per Comuni, Province e città metropolitane

Gianni Trovati

MILANO

••i Gli amministratori che si rendono responsabili di squili­bri di bilancio potranno decade­re, e vedersi chiuse anche le por­te degli incarichi, delle collabo­razioni e degli stessi rapporti di lavoro presso l'ente che hanno dissestato. Al contrario, la disci­plina dei compensi potrebbe premiare quanti hanno dimo­strato d isaper amministrare meglio il proprio ente.

Il nuovo ordinamento locale cancellerà con un colpo di spu­gna gli enti intermedi con fun­zioni «coincidenti o sovrappo­ste» a quelle degli enti locali previsti dalla Costituzione, cioè Comuni, Province e Città metropolitane.

I sindaci saran­no anche presidenti dei consi­gli comunali nei Comuni fino a I5mila abitanti, mentre in quelli fino a smila non saranno più co­stretti a interrompere la carrie­ra dopo il secondo mandato.

 

La creazione di società parte­cipate sarà possibile solo per i servizi direttamente rivolti ai cittadini e per le attività stru­mentali al funzionamento degli enti locali, e anche a queste real­tà saranno estese le norme con­tro le infiltrazioni mafiose pre­viste per Comuni e Province.

 

I tratti fondamentali del pano­rama futuro delle amministra­zioni locali emergono dalla let­tura dei quattro Ddl delega che il Governo sta preparando per attuare la riforma del Titolo V

LE ALTRE INDICAZIONI

Amministratori alla porta nel caso di dissesto Nei municipi minori sa Ita il tetto di due mandati per i sindaci

della Costituzipne.

Insieme a un quinto provve­dimento, dedicato alla Polizia locale, dettano i principi che tro­veranno attuazione in una serie di decreti legislativi: tutti da scrivere entro 12 mesi dall'ap­provazione della delega e senza comportare oneri aggiuntivi per i conti dello Stato.

 

Per salvare gli equilibri fi­nanziari, poi, il numero di consiglieri e assessori dei nuovi enti dovrà garantire sì la «rap­presentanza democratica», ma anche «il contenimento della spesa pubblica».

 

L'architettura del nuovo ordi­namento federalista poggia sull'assegnazione delle «funzio­ni fondamentali» a ogni livello di governo, ma sul punto le boz­ze di delega rimangono vaghe. Le funzioni di ogni ente sono quelle «storicamente svolte» e «connaturate alle funzioni» dei diversi livelli di Governo.

 I de­creti legislativi, però, potranno cambiare il quadro, e per ogni funzione che trasloca un Dpcm dovrà individuare le «risorse umane, finanziarie, strumentali e organizzative» da assegnare al nuovo titolare.

La «Carta delle Autono­mie», che nella scorsa legislatu­ra era il caposaldo del progetto governativo, nell'agenda fissa­ta dalle deleghe diventa l'ulti­ma tappa, in cui raccordare tut­te le nuove disposizioni. Che ol­tre a puntare il dito contro am­ministratori (e revisori) che si rendano autori di buchi nei con­ti, prova a fissare nuovi strumenti di gestione, a partire dal bilancio consolidato. Il nuovo «sistema integrato dei control­li», poi, dovrà aprirsi anche a «strumenti e procedure pro­prie delle aziende private».

Nei Comuni sotto i smila abi­tanti, però, la disciplina contabi­le sarà soggetta a una dieta dra­stica (inizialmente prevista in un collegato alla Finanziaria 2009), che tra l'altro renderà fa­coltativa la redazione del conto economico. Novità importanti arrivano anche per gli abitanti dei piccoli enti.

A quelli più lontani dalle città e caratterizzati da fenomeni di povertà, infatti, la delega porta in dote agevolazioni lei per le at­tività economiche, tagli all'impposta di registro per l'acquisto di case, incentivi per chi ristrut­tura un immobile e altri sconti fiscali per chi trasferisce la resi­denza, il negozio o l'impresa. La semplificazione investirà an­che la struttura dei piccoli Co­muni, ma con modalità più leg­gere rispetto a quelle inizial­mente previste nei collegati al­la Finanziaria: per i segretari co­munali sarà istituita una sede unificata tra un massimo di 4 Comuni, o di lomila abitanti, e il capo dell'ufficio tecnico sarà au­tomaticamente il responsabile del procedimento negli appalti di lavori pubblici.

Lo slancio verso la semplifi­cazione, invece, sembra appan­narsi nella bozza di delega dedi­cata alle Città metropolitane. Il loro debutto sarà possibile nel­le aree di Torino, Milano, Vene­zia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli, e la loro estensio­ne di norma coinciderà con quella della Provincia (che quindi sarà cancellata).

La Regione però può correg­gere questa «geografia idea­le», e in quel caso le circoscri­zioni provinciali saranno solo ridisegnate. Al suo interno, poi, la Città metropolitana sa­rà articolata in Comuni (uno dei quali è il capoluogo, che a sua volta si articolerà in muni­cipi). La somiglianzà con le "vecchie" province, insomma, rimane fortissima.

gianni.trovati@ilsole24ore.com

www.ilsole24ore.com/norme

 

 

TAG:  GIORGIO ZANIN  PRIMARIE PRESIDENTE PROVINICIA DI PORDENONE  PARTITO DEMOCRATICO 

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