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contributo inviato da IndustrieEusebioPolpetta il 27 novembre 2008

Mi presento innanzitutto. Sono un tesserato al PD, recente ed unica esperienza in vita mia di tesseramento ad un partito. Sono stato, finché ho potuto, un elettore del partito repubblicano di Ugo La Malfa, poi ereditato da Giorgio La Malfa, diverso tipo di uomo e personaggio. Sono quindi passato al PdS e , come ho detto, di recente al PD. Sono un cattolico credente e praticante, e per questo impossibilitato a sentirmi coinvolto in partiti che ritengono di dover mettere avanti tutto una dichiarazione di appartenenza religiosa, come se questa non si dovesse mostrare con i fatti, caso per caso e come se la dichiarazione di appartenenza garantisse santità, o impunità preventiva.

Dall’epoca del ‘68, che ho passato in università a laurearmi in ingegneria aeronautica, ho trascorso le mie fasi politiche a contrastare ed essere “esiliato” dalle parti integraliste, che in nome di un ideale prefabbricato, avevano dato “il cervello all’ammasso” come avrebbe detto Guareschi, per trovarsi poi a cercare di capire perché avevano, moralmente, sostenuto gli sparatori delle BR, o le invasioni della Cecoslovacchia, o le priorità di stato, quelle priorità che ritengono la vita e la dignità delle persone normali (“il popolo basso” si diceva qualche cento anni fa) al di sotto della ragione di stato, sempre in nome del bene comune (autodefinito).

Ho accettato di sostenere anche formalmente il nuovo PD, sperando che avesse il rigore morale di Ugo La Malfa, la energica difesa della libertà morale ed economica delle persone e la perseverante difesa del buon senso nella libera economia.

Mi ha incoraggiato anche l’approccio scelto, nella campagna elettorale recente, dal personaggio Veltroni (devo dire così, perché non conosco la persona, più difficile da pesare vista da lontano) ed il fatto che fosse stato scelto un tale approccio. Non mi ha turbato che un Berlusconi abbia vinto le elezioni: studiando un pò la storia si capisce come la solita gente comune provi sempre a vedere se le promesse più esaltanti si mantengano da sole, senza troppa fatica, ed il benessere piova dall’alto. Poi segue la delusione, e, sempre sperando che i guai non sono troppo seri, come successe nel 1940, dopo questa si trova la forza di riprendere e ricostruire dalle macerie, e fare anche qualche bella figura, anche se, ahimè, si è sprecato tanto.

Insomma, mi piace partecipare anche se non vinco subito.

Mi preoccupa invece un aspetto del PD, e per questo mi sento il dovere ed il diritto di fare sentire l’opinione che me ne deriva.

Sono un cittadino medio, informato mediamente da quello che la TV vuole fare trapelare, da quello che i giornali scrivono (da Repubblica a Il Foglio) e da quello che le radio dicono (dai canali Rai a Radio Radicale), da quello che la opinione comune fa sentire. Non ho canali particolari di informazione, immagino come i più.

Bene, non ho capito cosa vuole fare il PD, come partito. Non colgo un programma, una linea politica che si distingua, non tanto per originalità, quanto per dare una definizione del cammino da perseguire. Ho fatto la premessa sulle mie fonti di informazione, perché assumo che, forse, una linea politica da qualche parte c’è; e sarebbe magari comprensibile ad una persona come sono io di media cultura, media attenzione, e di un qualche interesse politico, anche se interesse non così coltivato come chi vive di politica (economicamente e come attività prevalente). Ma se la linea politica non si vede, è quasi come se non ci fosse. E’ come mostrare colori ai ciechi; ma ai ciechi si fa anche lo sforzo di scrivere in Braille, se si vuol comunicare. E se non la vedo io, posso assumere che, ugualmente, la maggior parte di quelli che hanno dalle mie capacità in giù (culturali ed economiche) non la vedano.

Questo è un problema, serio. Perché potrebbe rapidamente portare me e quelli da me in giù, come abbiamo ipotizzato, a cercare altrove una linea politica comprensibile prima ancora che condivisibile.

Se avrete avuto la pazienza di leggere fin qui, posso sperare che andrete un pò oltre , e proseguo.

La linea che ho visto prevalente, salvo l’approccio Veltroniano in campagna elettorale, approccio non sguaiato ma civile, è sostanzialmente di reazione al berlusconismo. Lodevole di per sé, aiutata in argomenti ed attitudini dal (ahimè di nuovo) nostro, ma molto limitata, se il progetto è costruire una alternativa. Oserei dire a volte anche tatticamente debole, perché nella politica gridata delle promesse contraddittorie e mirabolanti, il fatto che la gente ne parli, bene o male, purché ne parli, favorisce questa linea perversa di marketing per gli ingenui.

Ho visto anche, nel PD, trafilare ancora poco coraggio nel combattere i vecchi corporativismi italici, anche quelli sindacali, residui di un periodo in cui un la classe operaia aveva ragione d’ufficio, come il papa ex cathedra. Per molti anni, lavorando come dipendente nell’industria, in nome di questa difesa corporativa ho personalmente visto la paralisi di strutture, lo spreco di risorse comuni, la ridicolizzazione dello spirito del fare, e me ne dolgo ancora. E comincio a vedere che la destra berlusconista sta cogliendo forse le occasioni per additare al pubblico ludibrio i fossili di queste situazioni, cavalcando nel proprio interesse una lotta allo spreco che il PD (non dico più la sinistra) avrebbe dovuto affrontare oltre le parole, anche a costo di perdere (esperienza comunque non nuova né mortale). Anzi, la stessa destra, per darsi un tema forse, ma dal seggio di governo, comincia ad accusare situazioni burocratiche ed amministrative che tutti riconoscono essere anomale, elefantiache, ma che la ottusa difesa delle corporazioni che le occupano, o il timore del solito “perdere le elezioni” o la timidezza di sostenere palesemente che “il re è nudo” ha impedito alla sinistra, sempre fino ad ora, di attaccare con decisione.

Badate, non ho ragione: sto solo descrivendo la scena che recepisco. Ma per un politico di mestiere, credo sia importante intendere cosa le persone normali percepiscano che sia la sostanza del messaggio.

L’argomento che la destra berlusconista abbia le televisoni, i giornali, il denaro per trattare quello ed altro, abbia perfino la mafia magari, è una scusa. E’ verità, ma che non giustifica l’immagine che il PD sembra dare come corpo politico. In fondo si combatte una battaglia anche quando l’avversario ha dei vantaggi. Ovvero, lo si fa solo quando si è certi di vincere in modo facile e garantito?

Tralascio le beghe personali che nulla hanno a che vedere con la Politica, ma piuttosto con l’amore per le proprie posizioni di privilegio, anche se un pò di santità non formale giova sempre, almeno alle cause che vogliono essere nobili.

Il PD tramite Veltroni mi pare abbia indicato nella campagna elettorale i toni giusti di un confronto politico. Adesso è urgente che il PD definisca i contenuti su cui usare tali toni giusti; è quindi importante che il PD trovi i canali adeguati per passare il proprio messaggio (una volta che lo abbia distillato) alle persone normali di cui sopra. É essenziale che trovi l’energia per portare a realizzare il messaggio che sceglierà di affermare.

Lo sostengo non per il PD, di cui mi importa “il giusto” come direbbero a Bologna, ma per l’Italia che ha bisogno che un fascia di persone dotate di intelligenza e spirito di sacrificio costruiscano, anziché preoccuparsi di difendere posizioni. A costo di perdere, che tra l’altro è già successo qualche volta.

Se avrete la pazienza di rispondere a me, ne avrò piacere, e vi leggerò, spero, con interesse.

Ma è soprattutto all’Italia che dovete rispondere, con i fatti.

Con i più cordiali saluti

Feliciano Lasagni
flxmail@libero.it

TAG:  OCSE  CRISI  ECONOMIA  ECONOMIC OUTLOOK  EUROLANDIA  SALARI  EVASIONE FISCALE  PROPOSTE PD 

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