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contributo inviato da WOLTER il 25 novembre 2008

Non siamo ancora al vaso di pandora. Eppure le inchieste sul porto di Napoli, dopo l’accusa di concussione a carico del presidente dell’Autorità portuale, Francesco Nerli, stanno facendo luce su un sistema di potere tanto pervasivo quanto inquietante. È ciò che emerge dalle indagini “parallele” della magistratura napoletana su presunte assunzioni pilotate all’interno dell’ente portuale: due sindacalisti, Ciro Ascione della Cisl e Federico Libertino della Cgil, sarebbero infatti coinvolti in una vera e propria parentopoli. Libertino, in particolare, ex segretario generale della Filt Campania e da appena un mese componente della segreteria regionale della Cgil, sarebbe accusato di aver fatto assumere la moglie, Teresa Nolli, nell’organico della “Nausicaa s.p.a.”, società a capitale pubblico, costituita da Autorità portuale, Comune, Provincia e Regione con l’obiettivo di riqualificare l’area monumentale dello scalo. A complicare ulteriormente le cose, il fatto che Rita Convertino, segretaria di Nerli, coinvolta anch’essa nell’inchiesta sulla concussione, sarebbe la  compagna di Francesco, fratello di Federico Libertino. Un groviglio di interessi insomma in cui pubblico e privato s’intrecciano restituendo l’immagine di un sindacato più interessato alla gestione del potere che alla salvaguardia del lavoro. Per giunta in un periodo delicatissimo in cui il maggior terminalista del porto, Conateco, si appresta a pesanti tagli del personale dovuti alla contrazione dei traffici.

TAG:  SINDACATO  PARENTOPOLI  NERLI  PORTO DI NAPOLI 
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