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contributo inviato da NellaTempesta il 24 novembre 2008

Apro il sito di Repubblica e leggo, come prima notizia, dello scioglimento di Forza Italia. Per un attimo rimango sinceramente perplesso, chiedendomi se sia appena giunto un momento di portata storica come la caduta del muro di Berlino. Poi vedo la foto di Berlusconi che si asciuga una lacrima di commozione, leggo i sottotitoli e torno tranquillo: Forza Italia transita ufficialmente, e semplicemente, nel Popolo delle Libertà.

 

Come dire: la crisi infuria, la recessione avanza, troviamo un lavoro serio solo su raccomandazione o se ci incateniamo alla porta di casa, ma la politica-spettacolo continua il suo corso imperterrita. Fra gli applausi, gli entusiasmi, gli incoraggiamenti e persino le immancabili polemiche, che d’altro canto fanno perfettamente parte del gioco.

 

Alla politica “televisiva” siamo naturalmente abituati, per carità. Le promesse bibliche di un milione di posti di lavoro riecheggiano ancora nell’aria del nostro bel paese, così come tutte le altre decisioni, i decreti e i tratti di penna che, giocando con le leggi italiane e riformulandole, hanno finito per fare gli interessi di pochi mascherandoli con gli interessi di tutti. Noi italiani non ci stupiamo più di nulla, e a volte osserviamo con rassegnazione e semplicità la barca mentre se ne va alla deriva. Siamo abituati, insomma, a contenuti politici scarsi o visibilmente dannosi, propinati come panacee o soluzioni definitive ai nostri problemi.

 

Forse, però, non siamo ancora del tutto abituati ai grandi proclami e alle grandi (e costose) adunanze il cui contenuto è assolutamente nullo.

Torniamo allo sfarfallare delle bandiere azzurre cui abbiamo accennato in precedenza. Forza Italia si scioglie, ed entra nel PdL assieme ad Alleanza Nazionale. Naturalmente, precisa Berlusconi, il logo e la simbologia del partito, così come le sue sedi, restano esattamente così come sono. Anche AN è soddisfatta, perché l’identità del suo partito non cambia di un soffio. Si scioglie, cioè, in un partito unico di centro-destra, ma nello stesso tempo rimane sempre la stessa. Dobbiamo proprio essere italiani per considerare “normale” quello che, a rigor di logica, è semplicemente surreale.

 

E’ come guardare quel quadro di Magritte in cui è raffigurata una pipa e sotto vi è scritto “questa non è una pipa”. Almeno Magritte era un artista, non un politico, e le sue decisioni non influenzavano la vita e il portafogli di milioni di persone.

 

Scendiamo ancora un po’ nel dettaglio della questione Forza Italia – PdL. Un partito che è invenzione ed emanazione di una sola persona (sappiamo chi), dopo 15 anni cambia nome per decisione unica della stessa persona, e diventa un nuovo partito (PdL) che è sempre e comunque emanazione diretta della stessa persona. Con la partecipazione di un altro partito che però, pur cambiando, resta sempre lo stesso, tenendo un piede in due scarpe (forse non troppo comode, ma così è la vita). Eppure Berlusconi si commuove davvero, per queste cose.

 

Come se non bastasse, queste transizioni significano congressi, meeting, incontri, voli aerei, bandiere, organizzazione, collegamenti televisivi, truccatrici per coprire le rughe di chi sta sul palco eccetera. Costano. Ma, tolti i trucchi e svelato l’inganno, un’operazione di questo tipo non ha alcun vero significato politico. Si potrebbe dire che sia qualcosa di simbolico, certo. Tuttavia, per definizione, un “simbolo” rimanda sempre a qualcosa di concreto o di importante. Qui, invece, si rimanda solo ed esclusivamente alla volontà e alle bizze di una singola, onnipresente e molto potente persona.

 

Dall’altra parte della barricata, certo, le cose non vanno molto meglio. Si transita ad un partito unico con elezioni primarie, ma queste vengono impoverite (a mio parere) dalla presenza di un candidato unico superfavorito, e non da quei confronti sullo stile Clinton-Obama che rafforzano incredibilmente la partecipazione popolare e la democrazia stessa. Poi, a Partito Democratico fatto, comincia la lotta delle correnti, volta però ad indebolire il progetto di base per una nuova sinistra, e non certo ad arricchirlo. Dentro il PD si parla ancora di “noi” e di “loro”, dove i due poli opposti sono gli ex-margheritini e gli ex-ds, oppure i dalemiani e i veltroniani, pronti a tutto pur di sopraffarsi, anche a lasciare il paese in mano a Berlusconi per altri mille anni (il medico personale di quest’ultimo, Scapagnini, ebbe la grazia di dirci che il signor B. è “tecnicamente immortale”). Nella sinistra, insomma, ci sono state occasioni costanti per riformulare certi contenuti, ma molto spesso sono state sprecate o gestite male.

Ma questo a Berlusconi non interessa molto, davvero. Anzi, se la sinistra smettesse di insultarlo, Veltroni e Dalema gli starebbero pure simpatici. Lui piange di gioia, perché Forza Italia è morta ed è rinata esattamente uguale dalle sue ceneri, come la fenice.

Insomma, tutto cambia ma niente cambia davvero, in buona parte del panorama politico italiano. E dietro a facciate sempre più spettacolari, i contenuti sono sempre più esigui, se non addirittura, trionfalmente e platealmente, assenti.

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