.
contributo inviato da Pierpaolo Farina il 21 novembre 2008



 Oggi, 21 novembre 2008, si scioglie ufficialmente Forza Italia, che confluisce nel Popolo della Libertà: Berlusconi, per risparmiare tempo, ha letto al Consiglio Nazionale il discorso della famosa discesa in campo, mentre l’assemblea (o meglio, soviet) decideva in 10 minuti di approvare la mozione di scioglimento (in 14 anni di vita e mai un congresso, eppure sono riusciti a fare una mozione pro forma per sciogliersi).

Berlusconi ha dichiarato di essere lui l’unico polo della democrazia e della libertà del Paese di fronte al conclave azzurro che è l’emblema della sua concezione di democrazia: io ordino, voi eseguite. “Dal ’94 nulla è cambiato”, ha affermato il Cavaliere, eppure qualcosa di diverso c’è: i suoi 72 anni, le sue gaffes internazionali, ma soprattutto gli strappi istituzionali continui che ora compie come se nulla fosse (ricorso alla fiducia, decreti legge, nomina arbitraria del Presidente di Vigilanza Rai, dominio incontrastato su tv e media, approvazione leggi vergogna etc.).

Nel 1994 e nel 2001 Berlusconi non si sarebbe mai permesso di violentare come sta facendo oggi la nostra Costituzione, ma soprattutto non avrebbe mai elogiato un mafioso (Vittorio Mangano), non avrebbe mai devastato così pesantemente la scuola pubblica e, ancora più importante, non si sarebbe mai permesso di difendere i pregiudicati (nel 1994 fece compiere ad ogni candidato il giuramento di non avere condanne o indagini sul proprio conto).

Di chi è la colpa di tutto questo sfascio istituzionale che pone le basi per una futura dittatura “dolce”, sempre che la Lega non faccia cadere prima il Governo per via del Federalismo?

Il responsabile non è uno solo, ma si denota in un sol uomo: la classe dirigente della Sinistra del dopo-Berlinguer.

È dal luglio 2007 che ribadisco la necessità di ritornare allo stile di vita sobrio, pacato e rigoroso di Enrico Berlinguer, oltre a riproporne gli ideali e la passione politica (Orgoglio Democratico nasceva innanzitutto per questo), suscitando le ilarità e le critiche dei molti Dorian Gray che affollano non solo il PD, ma l’opposizione tutta: con Enrico Berlinguer a capo dell’opposizione, non sarebbe accaduto che uno come Latorre passasse pizzini ad uno come Bocchino, senza subire conseguenze immediate.

Mentre noi dovremmo essere l’alternativa alla destra, ora tutti quelli come Latorre diventeranno il simbolo dell’inciucio che potrà far dire ai soliti qualunquisti “Sono tutti uguali”, mentre noi, la base che lavora tra la gente e per la gente, non siamo uguali alla Destra, anzi, siamo completamente opposti alla destra.

E non si facciano illusioni i promotori di questa fantomatica “La Sinistra”, perché nel loro passato politico fatto di “ideali puri” il velo ipocrita dell’inciucio e della corruzione è ben presente tra i propri membri in misura uguale a quanto è presente tra i membri del Pd.

Guardate Berlusconi, il suo progetto, la sua leadership: nel 2007 era all’angolo, Casini e Fini volevano fare l’API (Alleanza per l’Italia) e isolarlo completamente, la Lega continuava a smarcarsi dalle sue spallate, ha pure fondato per disperazione da un predellino un partito dal nome incerto e scelto con plebisciti truccati, eppure oggi è ancora alla guida del governo. Perché? In questo caso per colpa del Partito Democratico che ha inaugurato la stagione dialogante e l’ha resuscitato per l’ennesima volta, per l’incapacità della sua classe dirigente riciclata e rimessa a nuovo ad ogni sconfitta elettorale di parlare al Paese e delineare un disegno riformista che non inseguisse la destra e fosse chiaro sui valori.

Ci sono delle tossine all’interno del Partito Democratico che ne pregiudicano la credibilità, ma che soprattutto pensano di poterlo trasformare nella DC del 21° secolo: ebbene, la Dc del 21° secolo c’è già e si chiama Popolo della Libertà, un nugolo di ex-socialisti, ex-democristiani, ex-missini ed ex-liberali, ossia “la feccia che risale il pozzo”, come diceva Montanelli.

Che lezione di vita traiamo da Berlusconi che si accredita come polo della democrazia, quando ogni giorno ne svuota il significato e da 14 anni conduce un partito di plastica dove è lui a decidere tutto, dagli spazzini fino ai lacchè dei suoi lacchè?

Che serve un’opposizione dura e cruda, come quella che ha inaugurato Di Pietro e che i democratici hanno inseguito per far fronte ad un’emorragia di voti che rischia di distruggere il sogno di un grande partito progressista, riformista e di centro-sinistra in Italia.

Il PD si è trovato all’improvviso di fronte all’ultimo treno in grado di rilanciare l’opposizione (tutta) e rafforzarne le basi: Latorre, Villari, la Binetti… sono tutti parte di un unico problema che ha a che fare con la Questione Morale che dobbiamo recuperare, se vogliamo recuperare la nostra credibilità tra gli elettori.

Berlusconi ne combina di cotte e di crude, ma se la gente lo vota, un motivo ci sarà, e io penso di sapere il perché: perché questa classe dirigente fa proprio pena e fa dell’inciucio e della politica autoreferenziale la propria bandiera.

Dobbiamo cambiare, ma non aspettatevi che il cambiamento verrà dall’alto: dobbiamo essere noi cittadini a rompere i giochi con un voto di protesta palese e deciso, in modo da far prendere ai superstiti dello tsunami l’ultimo treno per la salvezza non solo del centro-sinistra, ma dell’Italia intera.

Da chi? Dalla solita feccia che risale il pozzo.

TAG:  POLITICA  BERLUSCONI  FORZA ITALIA  PD  VELTRONI  OPPOSIZIONE  CLASSE DIRIGENTE  LATORRE  PDL  VILLARI 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
8 febbraio 2008
attivita' nel PDnetwork