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contributo inviato da NellaTempesta il 17 novembre 2008

Caro Ministro Brunetta,

 

ho letto ieri sul giornale (online) delle sue esternazioni secondo cui i “fannulloni sono di sinistra”.

Le espongo il mio sincero punto di vista.

 

Ho personalmente lavorato, per un anno circa, presso un ente pubblico (che fa parte della “rete comunale” di una grande città). Quei posti dove lei è andato a caccia di fannulloni, per intenderci, e in cui si entra a tempo indeterminato tramite concorso pubblico.

 

Le posso confermare che ho avuto modo di lavorare fianco a fianco (e di conoscere) diverse tipologie di persone. C’erano dipendenti comunali che svolgevano diligentemente il proprio lavoro, timbravano il cartellino e coprivano interamente l’orario di lavoro. C’erano i dipendenti comunali fannulloni (e su questo le do ragione, Ministro), che sostanzialmente passavano le giornate alla scrivania senza fare un granchè.

C’erano pure (si figuri, Ministro) un paio di dipendenti comunali che, totalmente incapaci di fare qualcosa ed entrati a coprire il loro incarico non si sa bene come, erano pregati di non fare nulla e di restare immobili alla scrivania. Pregati e, naturalmente, pagati.

C’era poi una buona fetta di contratti a progetto (e di stagisti) che lavoravano come dei pazzi, costantemente preoccupati di fare il proprio meglio per sperare di essere assunti o rinnovati, e nello stesso tempo costretti a “tappare i buchi” di chi, tra i comunali, il proprio lavoro non lo svolgeva affatto.

 

Caro Ministro Brunetta, le posso assicurare che:

 

1 – Le affinità politiche non c’entravano assolutamente nulla con l’impegno produttivo delle persone sopraccitate. I veri “fannulloni” non erano marxisti fomentatori di popolo protetti dal potere occulto del sindacato, ma semplicemente dei furbastri. Pronti a sfruttare il vento politico, al massimo, a seconda della parte in cui tirava.

 

2 – Il fannullonismo e il suo costo sociale, Ministro, come ho potuto osservare con i miei occhi, purtroppo non si misura proporzionalmente ai cartellini timbrati e al controllo delle assenze. Ci sono tante persone che, assentandosi in modo assolutamente legale (ferie) o semplicemente restando presenti ma restando con le mani in mano, bloccano od ostacolano il funzionamento dell’ente stesso. L’accanimento contro chi si assenta per malattia, dunque, rischia di essere controproducente penalizzando, talvolta, dei poveracci che stanno male sul serio. Il controllo rigido degli orari, poi, non è proporzionale al lavoro effettivo svolto. Se di controlli si vuole parlare, si parli di controlli di qualità.

 

3 – Se di costi alti di amministrazione si parla, Ministro, perché non mettere un freno alle consulenze supercostose cui fanno ricorso i Comuni medesimi? Che toccano anche le decine (o le centinaia di migliaia) di Euro? Giusto per citare una fonte di “uscite?” Non so quanto siano necessarie, ma penso che si risparmi di più ottimizzando questo tipo di spese piuttosto che mandando visite fiscali a chiunque stia a casa un giorno in più per il raffreddore, no?

 

3 – Lei parla di sindacati come di “poteri forti”. Io penso che vi siano poteri altrettanto forti attualmente all’opera in Italia, ma il cui scopo ultimo sia il mero guadagno, la capitalizzazione, e non certo la tutela dei lavoratori.

 

Ministro, in questi anni abbiamo assistito a un tentativo di creare mobilità nel mercato del lavoro, anche tramite una (parziale e imperfetta) messa in atto del progetto Biagi. Mi sembra oggettivo desumere che questo progetto sia nato in seno al centro-destra, con saltuarie partecipazioni del centro-sinistra. Credo che il lavoro si sia effettivamente “smosso”, ma solo a favore dei poteri forti (quelli veri) e delle aziende stesse. Ministro, lo sa quanta gente lavora sottopagata o gratis non solo nei cantieri edili del Mezzogiorno, ma anche in lussuosi uffici di Milano? Lo sa che sotto l’abietta forma non-contrattuale dello “stage” si sfrutta il lavoro di gente qualificata? Che le aziende, insomma, possono fare sempre più il bello e il cattivo tempo?

 

In questo scenario l’unica tutela (e a volte debole) appare ancora il sindacato, magari anche coi privilegi che ha concesso e che concede a certe categorie a scapito di altre.

Perché, ministro, tolti i privilegi sindacali e lasciato libero spazio al mercato, qui in Italia l’unica cosa che prende piede è una sorta di tirannia delle aziende, di sfruttamento del lavoro, di mobilità estrema nel riciclo e nel licenziamento ma NON nella “salita” verso posizioni migliori. Se ne rende conto, ministro?

 

Con una situazione come questa, dove si sdoppiano sempre di più l’agognato “tempo indeterminato” (che in molti paesi ad ALTISSIMA mobilità del lavoro consiste nella forma contrattuale maggiormente adottata, peraltro!!) e i vari co.co.co, co.co.pro., stage non retribuiti eccetera, è quasi comprensibile che chi, dopo aver patito anni di stress e di sfruttamento da parte delle aziende, una volta raggiunto l’unico, vero tempo indeterminato senza grossi rischi di licenziamento come è il posto pubblico, si “afflosci”, per così dire, sulla scrivania, e lasci ad altri (i nuovi stagisti, i nuovi precari) il privilegio di tutto quel patimento che ha subito lui stesso in precedenza.

 

Questa che le ho appena fatto, Ministro, è un’analisi sincera della realtà. Della realtà in cui ho vissuto finora.

Caro Ministro Brunetta, io non credo nel Governo di cui lei fa parte. Non credo ai proclami del Presidente del Consiglio e mi inquieta molto pensare che una persona passata attraverso diversi iter processuali, di una tale ricchezza e un esteso controllo su molte realtà aziendali del paese, con un conflitto di interesse pesante e mai risolto possa governare il nostro paese. Mi inquieta vedere un partito, al comando, che è emanazione diretta del proprio leader carismatico (esattamente l’opposto della sinistra, dove ciascuno vuol essere leader di sé stesso), mi inquieta vedere lacchè e cortigiani adulare il proprio capo e deridere, smitizzare e delegittimare ogni critica. La mia personale opinione è che Berlusconi rappresenti una deviazione nella sanità di una moderna democrazia.

I sondaggi, su cui il centro-destra affida molto del suo essere, dichiarano l’Italia in una posizione pericolosa in rapporto alla libertà di stampa e di opinione, con diretto riferimento al fenomeno Berlusconi.

 

Eppure, Ministro Brunetta, io credo che Lei rappresenti una delle poche persone, all’interno dello staff di Governo, che abbia effettivamente le competenze tecniche e una progettualità di base per produrre qualcosa (condivisibile o meno) che non derivi da un capriccio del Presidente del Consiglio.

E considero la sua affermazione sui “fannulloni di sinistra” come una netta caduta di stile. In rapporto a chi, nella maggioranza e magari anche in parte dell’opposizione, lo stile l’ha dimenticato in vacanza.

 

Perciò, Ministro Brunetta, se si vuole portare avanti una crociata nell’ottimizzazione del settore pubblico e della pubblica amministrazione, sarebbe opportuno tener conto di quanto ho cercato di esporle. Ovvero che siamo tuttora in un sistema in cui non si parla di una classe lavoratrice “media” sovrastata da una casta privilegiata e ricca di fannulloni. Ma, molto spesso, di una marea di irregolari, precari, stressati e poco retribuiti personaggi a cui è rimasto il posto pubblico come unica salvezza. E i “poteri” forti che guadagnano da questa situazione (qualcuno ci guadagnerà pure, Ministro), non penso siano i temuti sindacati. Spero che Lei, e magari non solo lei all’interno della vasta maggioranza di cui fa parte, se ne renda conto.

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