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contributo inviato da _Eli_ il 10 novembre 2008

1. Per certi versi, beato chi non sa cosa sia la dirstat. La dirstat è il sindacato dei dirigenti pubblici, e, per carità, 'nzia mai che io volessi censurare o stigmatizzare una qualsivoglia attività sindacale.
Per sua natura la dirstat è un sindacato di categoria, e forse è per questo che non mi è tanto simpatica. Comunque, in sintesi, è un sindacato di dipendenti pubblici.
Ok, questo sindacato da anni -e con il beneplacito implicito ed esplicito di Cisl e Uil, porta avanti una battaglia per il riconoscimento della "vice dirigenza".
Chiariamo. Esistono già delle qualifiche di personale "apicale" (cioé di "vertice" di una carriera) alle quali sono affidati i compiti di "vice dirigenza". Dipende dalla struttura organizzativa, ma in ogni caso esiste già la mansione di "vicario del dirigente", "coordinatore di servizio" e analoghe.
Quindi, sostanzialmente, non cambierebbe niente. Se non due aspetti di una certa importanza: il primo è quello di "sganciare" un pezzo di contrattazione nazionale da una categoria ed "agganciarla" ad un diverso contratto (con possibile conseguente aumento di tessere, peraltro, alla citata dirstat), e quindi di fare un pò di spezzatino nella rappresentanza dei lavoratori. Il secondo è quello economico. Gli aspiranti vice dirigenti si aspettano di guadagnare più di quanto non guadagnino oggi percependo lo stipendio più alto di tutto il personale non dirigente. Non si capisce molto bene perchè, dal momento che le mansioni di fatto non cambierebbero, ma comunque: la richiesta è legittima anche se io non la condivido.

Fatta questa premessa, vengo a scoprire attraverso un comunicato della dirstat di qua dentro, che esiste una questione che riguarda Ichino, i fannulloni e Brunetta.
La questione è questa qui:
http://www.ansa.it/opencms/export/
site/visualizza_fdg.html_791958513.html

Ovvero: la previsione di una authority che vigili. Anche se mi sfugge con esattezza l'oggetto della vigilanza.

Mò potrei diventare pedante. Chiedermi, ad esempio, quali risultati, in termini di controllo, abbiano raggiunto i vari uffici di controllo, per l'appunto, istituiti con la legge 165 che mi pare sia del 2001. Ma diventerei, come ho già detto, pedante, noiosissima per i più. Quindi sintetizzo: con buona pace di Ichino, e fino a prova contraria, direi che forse non abbiamo bisogno di alcuna authority sul lavoro pubblico, già ampiamente -anche se inutilmente- monitorato da un sacco di gente fra controlli interni, esterni e altre robe del genere, CHE VORREI TANTO SAPE' SE FUNZIONANO PRIMA DI METTERE IN MEZZO ALTRI ORGANISMI VIGILANTI E CONTROLLORI.

Questa authority (ah, nel frattempo forse non si è saputo che, ad esempio, Silvio nel mese di giugno ultimo scorso ha abolito l'authority anticorruzione...) costerebbe, chiavi in mano, 8 milioni di euro l'anno.

Ok. Perchè si incazza la dirstat? Perchè quei soldi erano destinati, dalla finanziaria precedente, proprio al contratto della vice dirigenza. Quindi, per farla breve. Alla dirstat non importa una cippa lippa delle reali efficienze della pubblica amministrazione (istituire o no un'authority, qualunque essa sia), ma che, qualunque cosa si faccia, NON CON I SOLDI DESTINATI ALLA VICE DIRIGENZA. Bene. E poi dicono della casta dei politici.

2. A proposito: ma com'è che nessuno più parla della casta dei politici?
Sul blog di Federico ho trovato questo articolo di Geremicca
http://pdv.ilcannocchiale.it/2008/09/12/
che_fine_ha_fatto_la_casta.html

che analizza diverse possibili motivazioni per le quali oggi l'argomento (insieme a Grillo e a tutto l'armamentario di indignazioni senza costrutto) non è più di moda. Tutte con un fondo intrinseco di verità.
Ve ne è anche un'altra, però, secondo me. E cioè che dopo aver detto, strombazzato e denunciato la casta politica e le nefandezze di questa, ci si è accorti che tutto il paese è diviso in caste. I professori universitari, i dirigenti -pubblici e privati. Cioè: totale due caste-, i medici, i farmacisti, gli ingegneri, i notai, gli informatici, gli industriali, i fornai, gli elettricisti, ....., ....., i giornalisti, ...., eccetera. Ovvero, come già acutamente osservato da Scalfari in una delle migliori analisi sociologiche degli ultimi anni, lo specchio si è rotto e ogni categoria -ed ogni singolo- vede riflesso nel suo frammento solo se stesso e la sua casta. Incapace di avere una visione dei problemi e delle soluzioni che tenga conto degli interessi altrattanto legittimi, di altre categorie e cittadinanze.
Se così è (e così è), la paura di ogni casta è che attaccando l'altra casta si scoprono le proprie castità (non nel senso di purezze). Quindi meglio non parlarne per niente, punto e basta.

3. Direi che sarebbe opportuno avere una sola linea di giudizio. Mi riferisco ai due recenti voti a Bolzano e Trento (Trento è di oggi). Mi sembra di aver intuito che il voto a Bolzano (destra ultranazionalista che avanza, il PD al 6%, perde la SVP, eccetera) lo consideriamo un localismo. Quello di Trento un modello per la nazione, anche in relazione all'alleanza fra il mio partito e l'UdC di quella zona. Eh no, mettiamoci d'accordo. Se localismo è il primo, è localismo anche il secondo. Probabilmente la tradizione culturale trentina (anticamente democristiana, ma non fascista) prevede la possibilità di vincere "al centro", con accordi anche di questo genere. Non è detto che la questione valga pure a Trapani. Quindi sarei per considerarli o localismi tutti e due, oppure entrambi dei gran guai.

4. Bah, che dire ancora. Per esempio che per un attimo ho invidiato Riccardo Muti. Dire alla regina "t'attacchi se mi vuoi cambià la scaletta del concerto per quel viziato di tuo figlio" è una grandissima soddisfazione. :-D Lui può!       

TAG:  AUTHORITY  LA CASTA  ICHINO BRUNETTA  DIRSTAT  TRENTO E BOLZANO AL VOTO 

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