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contributo inviato da bmm il 15 novembre 2008
Io parto sempre da una domanda a cui cerco di dare una risposta. Quella di oggi è:
Quale background culturale dovrebbe avere un primo ministro, il presidente di un paese, un capo di governo? A parte l'identificazione della specializzazione migliore (giurista? ingegnere? letterato?), direi che la risposta dovrebbe essere qualcosa del tipo: "il più vasto possibile." Non solo il background, ma anche le capacità di sintetizzare la visione di una società (non dico e non auspico una ideologia), dei principi che la dovrebbero governare, il fine ultimo della società. Insomma, qualcosa del tipo: "Vorrei che il mio paese fosse così e così."
Quello che succede (guardandomi intorno) è invece che l'esito delle elezioni tende a premiare individui con scarse capacità intellettuali, quasi incapaci dei più semplici sillogismi. In sostanza l'elettore tende preferire, in media, i candidati, magari dai volti noti, con il profilo culturale che più ritengono simile al proprio. Altre soluzioni sono viste come elitarie e poco connesse alle situazioni contingenti. Non so se questo sia un fenomeno volontario o emergente, nel senso che non so se la scelta di voto è fatta in questi termini consciamente o no.
Nella società americana è rinomato il sospetto dell'elettorato nei confronti dei democratici, considerati elitari e lontani dai bisogni e desideri della gente. Ho l'impressione che in Italia, dove Berlusconi dimostra ogni giorno la sua mediocrità culturale, sia avvenuto qualcosa di simile. Qualcuno avrà votato per lui per non pagare l'ICI (poverino), ma molti altri devono essere stati attratti dalla sua comunicativa estremamente semplice e di scarsissimo spessore intellettuale.

Si potrebbe arguire che il popolo elegge i propri rappresentanti a propria immagine (e somiglianza), e che questo sia il vero senso della democrazia, ma credo che questa potrebbe essere al massimo l'argomentazione di un impreparato, o di uno in malafede. Sono convinto che il cittadino debba assumersi delle responsabilità (mio post democrazia e individualismo), non possa agire su base esclusivamente personale. Questo implica che debba anche conoscere i bisogni degli altri e della società, e che quindi debba avere una adeguata preparazione. Un mio amico dice che si dovrebbe dare il diritto di voto solo dopo il superamento di un esame di cultura generale. Non dico si debba arrivare a questo, ma non pare una cattiva idea. Certo questi discorsi lasciano il tempo che trovano, vista l'oggettiva tendenza dell'attuale governo all'uniformazione del pensiero, non solo della cittadinanza attuale, ma anche -forse soprattutto- di quella futura. Con la demolizione del sistema educativo statale, che dovrebbe avere (nei termini affrontati qui) un scopo che va ben oltre la formazione di lavoratori, il futuro del Paese è inevitabilmente non democratico, almeno non nel senso che la parola dovrebbe avere.

A volte penso che dovrei essere più ottimista.


TAG:  CULTURA  DEMOCRAZIA  BERLUSCONI  ITALIA  ISTRUZIONE  RAPPRESENTANTI  SCUOLA 

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