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contributo inviato da Leftorium, il blog Riformista il 6 novembre 2008

Il 6 novembre dell’anno scorso moriva a Milano Enzo Biagi: un grande giornalista certo, ma più di tutto un grande italiano.

C’erano molti modi possibili per ricordarlo. Avrei potuto rievocare il suo passato di "partigiano" di cui andava tanto fiero, oppure, per venire a tempi più recenti, rammentare quell’infame "editto bulgaro" che segnò la fine della sua "striscia" quotidiana: "Il fatto", trasmissione che andava in onda subito dopo il tg1, nella quale il giornalista d’origine emiliana aveva modo di sviscerare i misfatti propri di quell’italianità che Antonio Gramsci, molti anni prima, aveva penosamente definito "piccina, pidocchiosa e demagogica".

Ho fatto invece una scelta diversa. Ho deciso di pubblicare un suo breve racconto il quale, a sua volta, traeva spunto da un fatto di cronaca di provincia realmente accaduto.

Forse non sarò granché ottimista, ma penso che l’epoca di giornalisti, scrittori e narratori, a loro modo eroici, come Enzo Biagi volga al tramonto. Eppure, leggerne poche righe, come in questo caso, può rappresentare per molti lo stimolo a pensare in modo più libero, se non diverso.

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