.
contributo inviato da meltemi il 3 novembre 2008
Sono più di un milione e 600.000. Sono i profughi del Congo, in fuga da una guerra civile scatenata per il controllo delle immense ricchezze minerarie del paese. Ricchezze di cui il 99% della popolazione non gode i frutti ma viene spogliata dall'avidità senza limiti dei ras locali e dei paesi ricchi del mondo.

Epidemie di colera e diarrea hanno già ucciso decine di persone nei centri di accoglienza. A migliaia si muovono con ogni mezzo. Spesso senza scarpe, si riparano con un telo o una coperta. Hanno fame. Tendono la mano davanti ai villaggi ancora abitati. Alcuni hanno lo stomaco gonfio per le radici e l'erba ingoiate negli ultimi giorni. Molti non mangiano da un settimana. Avanzano stremati. Non sanno dove andare. Si fermano quando il corpo cede alla stanchezza, al dolore e alle ferite. Si accasciano al suolo. Crollano e dormono. Qualcuno non si sveglierà più.

Intanto il resto del mondo investito dalla crisi economica e finanziaria si interroga sul proprio destino. Persa ogni certezza del futuro, ora che viene toccata anche la nostra vita si torna a parlare di etica. La parola Etica è sulla bocca di tutti. Finanza etica ed economia socialmente compatibile diventano le nuove formule magiche dei convertiti dell'ultima ora: governi, politici, banchieri, speculatori pentiti. Il rischio è che ne distorcano il vero significato richiudendoci ancora nei nostri labirinti di egoismo ed avidità. Cosa intendono infatti per 'etica' di fronte a tragedie come quella del Congo di cui portano un pesante fardello di responsabilità?


TAG:  FINANZA ETICA  ECONOMIA SOCIALMENTE COMPATIBILE  CONGO 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
9 febbraio 2008
attivita' nel PDnetwork