.
contributo inviato da pdsanbasilio il 3 novembre 2008
da  www.peacereport.it 30/10/2008
 

Il capo ribelle sbaraglia l'esercito in Kivu e chiede nuove trattative col governo

scritto per noi da

Matteo Fagotto

 

Per il momento, il colpo del ko non è arrivato. Laurent Nkunda, il capo dei ribelli del Congrès national pour la défense du peuple, che negli ultimi giorni hanno messo in scacco le forze governative nell'est della Repubblica Democratica del Congo, ha fermato i proprio uomini nei dintorni di Goma, rinunciando ad attaccare la città, situata sulle sponde del lago Kivu, al confine con il Ruanda. Nel centro abitato, presidiato da circa 800 caschi blu della Monuc (la forza Onu nel Paese) e da un esercito congolese ormai in rotta, la popolazione attende nervosamente di conoscere il proprio destino.

Civili in fuga nel KivuNkunda ha decretato un cessate - il - fuoco unilaterale, a detta sua per non peggiorare ulteriormente una situazione umanitaria già grave, e ha annunciato l'apertura di un corridoio umanitario per gli aiuti diretti in città. Ma se le sue richieste non venissero esaudite, è probabile che i 5.000 uomini ai suoi ordini decidano di conquistare Goma e scacciare gli ultimi soldati ancora presenti, che la scorsa notte, presi dal panico, si sono lasciati andare a saccheggi, stupri e violenze contro i civili. Il leader ribelle, che ha buon gioco nell'accusare l'esercito di non riuscire a difendere la popolazione, chiede l'apertura di un dialogo con il governo di Kinshasa, ma pone le sue condizioni: l'annullamento di accordi commerciali con la Cina del valore di 5 miliardi di dollari, che secondo il capo ribelle avrebbero svenduto le ricchezze naturali del Paesi, e il disarmo dei ribelli Hutu delle Forces Democratiques de Liberation du Rwanda, rifugiatisi in Congo al termine del genocidio ruandese del 1994. Nkunda accusa l'esercito congolese di essersi alleato con le milizie Hutu, tra cui figurano anche alcuni sospetti genocidaires in attesa di giudizio in Ruanda, e che avrebbero dovuto essere disarmati e rispediti in patria, stando a un accordo siglato anni fa a Roma con il governo congolese.

Truppe della Monuc a GomaMa anche gli accordi firmati tra Kinshaha e Nkunda lo scorso gennaio sono rimasti lettera morta. Il trattato che in teoria avrebbe dovuto liberare l'est del Congo dalla presenza di tutti i gruppi armati ancora attivi nella regione, si è rivelato un inutile pezzo di carta. Gli scontri continuano, decine di migliaia di civili vagano senza meta per il Kivu cercando di sfuggire alle violenze e l'esercito, espressione del governo centrale, sembra più debole che mai. Per tentare di salvare Goma dall'assalto dei ribelli, la Monuc prevede di rinforzare la propria presenza in città con l'invio di altri caschi blu presenti nella regione, mentre l'Unione Europea starebbe valutando l'opportunità di inviare un contingente militare di pronto intervento di almeno 1.500 uomini. Per il momento Goma attende, nervosa, con la paura che le armi riprendano il sopravvento sulla flebile pace che, da ieri sera, regna attorno alla città. E con la speranza che, dal tavolo delle trattative, esca fuori una pace ormai

per approfondimenti: http://it.peacereporter.net/conflitti/paese/379

TAG:  CONGO  GOMA  VITTORIA DI NKUNDA  PEACE REPORT 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
12 luglio 2008
attivita' nel PDnetwork