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contributo inviato da sciarroku il 30 ottobre 2008

Come dilapidare un patrimonio.

Da circa undici anni il sistema formativo italiano viene investito dalle fantomatiche riforme e da continuati tagli alle sue risorse quasi a mascherare, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato finale. Come si temeva (o si auspicava) anche il nuovo ministro (dell’economia) ha deciso di voler lasciare la sua firma sul sistema: nuovi tagli, che saranno corposi soprattutto a partire dal 2010 (una diminuzione dei fondi ordinari di circa il 12%) accoppiati ad una riforma della scuola (alla quale seguirà presumibilmente anche quella dell’università) che modifica uno dei pochi elementi di modernità della scuola italiana e cioè la scuola primaria dove viene reintrodotta la figura del maestro unico.

Ci si ritrova dunque per l’ennesima volta a vivere la quarta (come i governi e i relativi sistemi di tagli-riforma) ondata di proteste senza che in sostanza si sia realmente apportata una soluzione definitiva o un reale cambiamento del sistema, il quale anzi è andato costruendosi degli anticorpi antitagli che lo hanno reso ancora più incancrenito di prima. Accompagnare la concessione dell’autonomia a scuole e università quando contemporaneamente gli si tagliavano i fondi ha voluto dire in parole povere: arrangiatevi! E così i vari dirigenti e rettori (con relative clientele al seguito) hanno messo in piedi un sistema di nuovi corsi e/o progetti che sebbene utili in alcuni casi in altri si sono rivelati una vera e propria beffa per gli studenti stessi. Si pensi ad alcuni corsi di laurea dai nomi altisonanti quali ad esempio operatore culturale per il turismo per il quale solo in extremis e attraverso un artificio burocratico si è riusciti a dare un senso, saturando un settore quale quello delle guide turistiche, con studenti che a mala pena hanno acquisito due lingue straniere (con corsi da 60 ore!).

Ora, le cose sin qui dette sono state ampiamente ripetute nei giorni, mesi, anni scorsi: il sistema dei baroni, lo Stato che non investe nella formazione, la destra che vuole cittadini sottoculturati, la sinistra che è ancora irrigidita sulle idee libertine del ’68… e i giovani escono dalle scuole e dalle Università senza avere la minima possibilità di trovare un lavoro adeguato. Si, adeguato, perché è in questo concetto che crolla tutto il sistema Italia e che molto spesso viene confuso con una innata pigrizia ma che al contrario si chiama solo responsabilità.

Mi spiego: che senso ha per la comunità spendere tanti soldi in formazione se poi quegli elementi che con tanti sforzi ha formato non vengono messi nella condizione di esprimersi? Si potrebbe anche rispondere che la cultura non ha prezzo o che bisogna studiare per formarsi una coscienza di classe o altre cose di questo genere. Sarebbe bello, ma tuttavia i tempi in cui si poteva studiare per studiare non sono mai esistiti o perlomeno sono esistiti per quei pochi che avevano una rendita ecclesiastica o nobiliare. Quello di cui si deve parlare qua in questo paese è ben altro: di fronte all’emergere di nuove imponenti economie che ci costringono a pagare a caro prezzo quelle materie prime che abbiamo sempre potuto acquistare a prezzo di saldo, che spesso attuano un sistema ibrido taylorista e al contempo corporativo dal produttivismo inarrivabile, abbiamo una sola risorsa che stiamo dilapidando in maniera forsennata, centocinquant’anni di formazione e di istruzione pubblica.

A partire dalle generazioni nate negli anni settanta che hanno patito l’arretratezza tecnologica della scuola italiana a quelle degli anni ottanta e novanta che subiscono continue rivoluzioni dei sistemi formativi, il nostro paese, lacerato da una destra che perpetua un’idea di imprese da pre-rivoluzione industriale a conduzione familiare e tutta basata sul risparmio della manodopera a innovazione zero, una sinistra con accentuate tendenze anticapitaliste o meglio anti produttivistiche che ancora sogna un utopistico socialismo e un’elite politico-industriale sovvenzionata con i monopoli ereditati dal Ministero delle partecipazioni statali che pascola sull’inadeguatezza del sistema che la circonda, ha ipotecato il suo futuro rendendo inservibile quel patrimonio culturale e professionale che l’intera comunità aveva costruito e che oggi in piena rivoluzione tecnologica sarebbe stato di centrale importanza.

L’accusa più grave che quindi deve essere mossa alla nostra classe dirigente non è tanto quella di essersi mossa in ritardo, ma di non aver capito ciò che andava fatto: l’accoppiata tagli-riforma che si ripete da dieci anni doveva essere accompagnata da un’idea chiara di sviluppo del paese che soprattutto andasse a modificare i meccanismi di ricambio all’interno dei posti di lavoro.

Perché è inutile spendere tanti soldi in formazione se poi si sa già in partenza che si vuole procrastinare all’infinito l’età pensionabile; perché è inutile istituire una laurea triennale se poi in tutti i concorsi si continua a richiedere e a dare valore al solo diploma; perché è inutile investire nella ricerca se poi non si propaganda una cultura di impresa indirizzata verso l’innovazione; perché in conclusione è inutile spendere soldi in finanziamenti se poi non si è sinceri nel dire che in fondo in fondo non servono a nulla se non a ripulire quella piccola porzione di coscienza che ogni tanto ci ritroviamo sporca.

Michele Silenu

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commento di giuli@87 inviato il 30 ottobre 2008
possibile che nessuno ricordi a questo governo che la scuola che stanno migliorando è quella che hanno già riformato loro stessi non più tardi di qualche anno fa con la Moratti? possibile che nessuno ricordi loro che non mancano dal governo del paese da vent'anni ma da 20 mesi? che tutto questo decisionismo queste emergenze solo il frutto della loro incompetenza? un ultimo consiglio che non c'entra con l'argomento scuola ma, penso, sarebbe utile per tutti gli italiani a proposito di debito pubblico. Perchè non proponete un tetto alle vincite del superenalotto ( 20 - 30 - 40 milioni di euro dedidete voi) e la differenza tra la il tetto e il jackpot raggiunto và nel debito pubblico così che vencano tutti i cittadini? tirate fuori le unghie questo governo và preso costantemente a martellate sui denti fate come loro che anche quando sono al governo sono sempre le vitttime e mai i colpevoli
Ivana Carloni
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30 ottobre 2008
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